Richard CARAPAZ. 10 e lode. Che garra, che tempra e che voglia. Tre giorni da far girare la testa a chiunque, non all’ecuadoriano che è atleta di livello assoluto con il suo Giro vinto e quell’oro olimpico che risplende in bacheca. Tre giorni per una maglia a pois (la seconda) da assoluto protagonista. Due tappe vinte, un 8° posto finale che è tanto in un Tour così selettivo. Non arriva a ore, ma a 20’, dimostrando di essere il migliore degli scalatori facendo corsa d’avanguardia. Terza tappa al Tour, e molto probabilmente un numero rosso di più combattivo. Lottatore.
Remco EVENEPOEL. 9. Se solo fosse partito prima, probabilmente sarebbe anche andato a vincere la tappa. Ma questi sono dettagli. La sostanza è che il belga esce da questo Tour con una dimensione nuova. Certo, Pogacar fa corsa a sé, ma dietro c’è lui, che ha sistemato a dovere i due bimbi: Del Toro e Seixas. Certo, se ci fosse stato Vingegaard è probabile che qualcosa potesse anche cambiare, ma con i se i e ma non si scrive la storia, men che meno gli albi d’oro.
Sepp KUSS. 5,5. Fa una corsa monstre, ma alla fine la butta letteralmente via, in discesa, sbagliando due curve e cadendo due volte. Peccato, perché la sua corsa era da applausi a scena aperta, ma in discesa ha dimostrato di essere non proprio un drago: almeno in questa occasione. Bravi, bravissimi gli organizzatori di Aso (voto 8), che mettono una provvidenziale rete. Altrimenti saremmo qui a raccontare tutta un’altra storia.
Tadej POGACAR. 9. Fa quello che voleva fare: si mette al servizio della causa di Del Toro e lo scorta per mettere al sicuro la terza posizione e la maglia bianca del messicano. Fa quello che vuole, come sempre.
Isaac DEL TORO. 7. Ha a disposizione il più grande di sempre e, faticando non poco, porta a casa quello che lui e la squadra si erano prefissati di portare.
Lenny MARTINEZ. 8. Ha solo 23 anni ed era al suo terzo Tour de France. Corre l’ultima settimana con grande personalità, provando a lasciare il proprio segno. Non corsa passiva, ma attiva come non mai. La Francia avrà anche Paul Seixas, ma anche questo ragazzino del quale non si parla affatto non è niente male.
Jay HINDLEY. 6,5. Fa un corsone, nella tappa regina. Alla fine, però, scivola un po’ indietro, ma la prestazione resta.
Mattias SKJELMOSE. 6,5. Corsa di sofferenza, ma difende il suo 6° posto nella generale. E, in ogni caso, arriva appena a ridosso dei migliori.
Davide PIGANZOLI. 7. Lo chiamano all’ultimo, quando ormai pensava di poter fare qualche giorno di vacanza. Invece va al Tour, che una vacanza non è assolutamente. Lui si mette a disposizione della squadra e di Vingegaard, dà tutto sé stesso e alla fine porta a casa anche un 14° posto: primo degli italiani. A lui vanno solo i più sentiti complimenti.
Juan AYUSO. 7. Dopo aver preso una barcata, oggi si mette in gioco con grinta e testa. Forse apprezziamo il vero Ayuso proprio oggi, anche se nel finale paga una condizione che è chiaramente in calo.
Paul SEIXAS. 6. Non ce la faccio a dargli l’insufficienza, anche se si vedeva ad occhio nudo che non ne aveva per fare la differenza, per attaccare Del Toro. Però ci prova, e solo per questo merita tutta la mia comprensione. E poi non dimentichiamocelo mai: 19 anni, il più giovane del Tour, al debutto lo finisce 4°. Dove sono quelli che lo consigliavano di stare a casa?
Tom PIDCOCK. 5. Ha pedalato più con la testa che con le gambe: ma quest’anno non erano chiaramente super.
Mads PEDERSEN. 9. In tre giorni sistema tutto. Va in fuga per tre giorni e vince tutti i traguardi volanti. Non è come dirlo e il danese lo fa in tappe da far tremare i polsi. Oggi chiude la questione in vista di Parigi: la maglia verde è matematicamente sua. Chiude così la trilogia di maglie: dopo quelle del Giro e della Vuelta, ecco quella del Tour.
Ilan VAN WILDER. 17. Era dodicesimo in classifica generale il 26enne corridore belga, non male: ma cade e si fa male. Ritiro.
Filippo GANNA. 30. Oggi ha dovuto salvarsi, questa sera, se ne avrà la forza, un brindisi con la squadra per il suo compleanno: ma anche per aver salvato la pelle.