CONTADOR. «L'ETNA, MICHELE, LA MAGLIA ROSA...»

PROFESSIONISTI | 09/05/2017 | 15:39
Sedici maggio 2011. Alberto Contador, il Pistolero di Pinto, di quell’impresa al Giro d’Italia sul Vulcano sei anni dopo ricorda tutto. Chilometro dopo chilometro. L’Etna, Scarponi, i favoriti al Giro, Mollema della sua Trek, il suo futuro forse ancora in rosa. Il tre volte vincitore del Giro (una assurda squalifica retroattiva non gli può togliere il trofeo 2011 vinto sul campo) poi parla di ciclismo a 360 gradi confermando l’amore per questa corsa, che definisce la “sua” corsa.

Contador cosa ricorda di quella vittoria?
«Tutto. È una vittoria speciale che ricorderò sempre. Ricordo a inizio tappa, sulla prima salita, le brutte sensazioni. Poi i miei compagni che mi incitavano, mi chiedevano se volevo attaccare e quel finale meraviglioso. Ricordo Rujano e Scarponi che cercarono di stare alla mia ruota. Poi l’assolo finale per una vittoria incredibile grazie alla quale conquistai la maglia rosa».

Scarponi dimostrò una tenacia pazzesca…
«Ritornò su di me un chilometro dopo il mio attacco, fu eccezionale anche se poi dovette cedere qualche metro. Era la prima tappa di montagna ed era stata complicata per lui, ma ricordo ancora che il giorno dopo in corsa parlammo a lungo e ricordammo quell’ascesa. Per me Michele era unico».

Tra Quintana e Nibali chi vede in rosa?
«Sono i due favoriti. Nairo ha un potenziale incredibile in salita e lo sta dimostrando anno dopo anno, Vincenzo, invece, ha grande esperienza e conosce molto bene la corsa rosa. Nel duello ravvicinato sulle grandi montagne Nairo sarà fortissimo, ma Nibali è imprevedibile e può provare cose differenti».

E Bauke Mollema della sua Trek?
«Corridore super solido e molto regolare. Esseri costanti in tutti i terreni è una delle chiavi del Giro. È un atleta preparatissimo e, sinceramente, non credo sia da tenere in considerazione solo per il podio ma anche per la vittoria finale».

Dica la verità: le manca non essere al Giro?
«Certo. Per me l’Italia è un paese incredibile e la gente mi tratta sempre con grande affetto. L’Italia ha caratterizzato la mia carriera e ho vissuto molto vicino all’Italia a Lugano a un passo da voi. Insomma, è un paese che sento come mio».

Tornerà al Giro nel 2018 prima di ritirarsi per tentare il super poker?
«È presto per parlare del Giro 2018, è appena iniziato quello 2017… Ma quel che è sicuro è che il Giro è una corsa che mi incanta, mi dà sensazioni molto speciali, ma, ripeto, è prematuro per pensare al 2018».

L’eroe dell’Etna 2011 è concentrato sull'assalto al trono di Froome al Tour de France. Alla Parigi Nizza, nonostante le 35 primavere ha dimostrato di poter essere ancora devastante. Classe ne ha da vendere, forza e fantasia anche, per riuscire a vincere in Francia. Ma per attutire il complesso di inferiorità del Giro nei confronti della Grande Boucle, il Pistolero di Pinto, il re dell’Etna, è l’ambasciatore perfetto. Oggi ci mancherà, sui tornanti vero il Rifugio Sapienza, il suo tipico ciondolare sulla bici in piedi sui pedali. Segno dell’attacco.

Antoonio Simeoli, da il Messaggero Veneto
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COMMENTI
Ci manca un Cotador!
9 maggio 2017 23:17 Girobaby
Ci vorrebbe dopo Pantani un fuoriclasse come Contador in Italia, purtroppo in Italia stiamo attraversando un periodo cupo. ..Invidiamo la Spagna in questo periodo. ...

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