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PROFESSIONISTI | 09/05/2017 | 07:05
Dalla Sardegna alla Sicilia dove il Giro d’Italia del Centenario ha trascorso anche la prima giornata di riposo dopo le trappe sarde che hanno visto alternarsi tre diverse maglie rosa che, a Cagliari, al termine della terza tappa, così come nelle altre precedenti due frazioni sarde, sono state un prezioso e piacevole “plus” per i vincitori di giornata. La maglia rosa ha accompagnato il giovane e velocissimo colombiano Fernando Gaviria, al suo primo successo in un grande giro, nel trasferimento in terra siciliana. Ha concluso con autorità il grande lavoro, anzi un capolavoro, di tattica, forza ed esperienza, che la Quick Step-Floors ha realizzato, “interpretando” magistralmente il vento che soffiava nella parte conclusiva della tappa. E’ stata una spettacolare azione di squadra per la formazione diretta in ammiraglia da Davide Bramati, oramai “Van Bramati”…, con interpreti di valore nel difficile esercizio dei “ventagli” e dei capricci di Eolo. Il tricolore Giacomo Nizzolo ha saputo inserirsi con tempestività nel gruppetto d’avanguardia, terzo allo sprint, alle spalle del tedesco Selig.

Riposo relativo, ovviamente per i corridori, poiché la tappa che si prospetta, da Cefalù all’Etna, 181 chilometri, con arrivo su una salita vera, anche se non impossibile, a quota m. 1892 del Rifugio Sapienza, è il primo vaglio significativo e indicativo delle forze e della condizione dei pretendenti al successo finale (clicca su Unibet.it per scoprire chi sono i favoriti per i bookmakers). I corridori, un po’ da sempre, temono queste tappe impegnative subito dopo la giornata di riposo e individuano in un allenamento sostanzioso la terapia preventiva per cercare di evitare effetti negativi.

Cefalù, sede di partenza, è’ un “gioiello” fra i più preziosi del capace scrigno di tesori della Sicilia. E' affacciata sul mar Tirreno con la splendida cattedrale del 1100, il caratteristico abitato, le belle spiagge della variegata costa e altri motivi di pregio specifico. Ha già ospitato quattro volte partenze della corsa rosa. La tappa misura km. 181 e, per la prima parte, l’itinerario, per quasi 60 km., segue la costiera tirrenica, con ondulazioni. Castel di Tusa, passando dalla provincia di Palermo a quella di Messina, Santo Stefano di Camastra, centro di lavorazione della ceramica, Marina di Caronia, Acquedolci e da qui svolta a destra per dirigersi all’interno iniziare la lunga ma agevole ascesa, fra i boschi, a Portella Femmina Morta, GPM 2^ cat., m. 1524 di quota, che in poco meno di 33 km., supera un dislivello di m. 1462. Le pendenze: 4,5% per quella media e 8% per la massima. In Sicilia “portella” indica un passaggio, solitamente stretto, fra monti e colline. Segue una discesa pedalabile, molto simile per caratteristiche alla salita, per Cesarò, il passaggio nella provincia di Catania, per Bronte, popoloso centro che si ricorda – fra l’altro - per il pistacchio. Passo Zingaro, Adrano, Biancavilla, particolarmente appassionata di ciclismo, Santa Maria di Licodia, e quindi, salendo Ragalna, tutte località popolose, caratterizzate da florida agricoltura e altre attività. Gli attraversamenti dei centri presentano la particolare pavimentazione lastricata in materiale con rilevante componente lavica.

E’ Nicolosi, sul versante sud del vulcano, definito “la porta dell’Etna”, centro che si è notevolmente sviluppato con nuovi insediamenti e che rimanda varie testimonianze della sua storia, è la stazione sciistica italiana posta più a sud, che connota l’inizio dell’ascesa finale ai m. 1892 dell’Etna, all’altezza del Rifugio Sapienza. I dati tecnici della salita riferiscono: lunghezza km. 17,900 per superare un dislivello m. 1187, pendenza media 6,6%, massima del 12% ritrovabile a circa metà salita. Il paesaggio è suggestivo, nella zona definita “salto del cane”, peculiare per la natura mutevole del territorio circostante con presenza di materiale lavico, con l’Etna, il più alto monte della Sicilia a m. 3250 (ma le quote variano a secondo delle eruzioni), a sovrastare e dominare la scena con la sua imponenza. E’ conosciuta anche con il nome di Mongibello.

L’esordio della corsa rosa sull’Etna fu nel 1967 e nella Catania- Etna (km. 169) s’impose Franco Bitossi con Gonzales a 3” e Schiavon a 9”. La seconda volta fu nel 1989, ancora Catania-Etna la tappa, praticamente in avvio Giro, km. 132, con il traguardo in contrada Piano Bottaro, sul versante nord, attorno a quota m. 1450, con vincitore il portoghese Acacio Da Silva, davanti al colombiano Herrera e a Rominger. Traguardo ancora al Rifugio Sapienza nel 2011 nella Messina-Etna di km. 169 con Alberto Contador primo a passare il traguardo, davanti al venezuelano Josè Rujano, poi proclamato vincitore per squalifica di Contador e, nell’ordine, Garzelli e Nibali. E’ stata l’edizione della corsa rosa poi vinta, per la sanzione inflitta a Contador, dal compianto Michele Scarponi.
Tanti corridori del Giro numero Cento conoscono bene l’Etna poiché è stata – ed è – sede di preparazione e allenamento per varie squadre.

Il ciclismo professionistico annovera tanti corridori siciliani e ricorda il Giro dell’Etna, corsa nata negli anni 1980, con Turi D’Agostino e organizzata, così come altre in Sicilia, dal V.C. Forze Sportive di Franco Mealli, poi rilevate da RCS Sport, organizzate fino ai primi anni 2000 poi tutte declinabili al passato, purtroppo senza presente e speranze future.
A proposito di “perle”: sia Cefalù, la partenza, sia l’Etna, l’arrivo, appartengono ai patrimoni mondiali UNESCO.

Giuseppe Figini

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