QUALE VINGE

di Cristiano Gatti

Narvaez e la Uae vincono la tappa, Eulalio è sempre rosa: è un Giro di monologhi. Solo la pausa dello specializzato Ganna ha interrotto il film, poi di nuovo la stessa sceneggiatura.

Forse per rompere la monotonia, o forse per arrampicarci tutti sugli specchi, qui in zona si sta discutendo molto di Vingegaard, da parecchi visto uscire rimpicciolito e ridimensionato dalla crono versiliese.

Fu vera crisi? Siccome non siamo qui per porre domande, ma per cercare qualche risposta, cerco di guadagnarmi lo stipendio azzardandone una mia. No, non fu vera crisi. No, non mi sembra proprio che Vinge torni tra i vulnerabili e i battibili. A parte il fatto che se lui davvero va piano mi dovrebbero dire chi di questi al via sa andare più forte. Vale sempre la regola numero uno: per uno che perde, dev'esserci uno che vince. Ultimamente molto in crescita le quotazioni di Arensman, autore da cronoman di un'ottima crono (sai la sorpresa), ma di suo non un fulmine di guerra in salita, terreno sempre più prossimo con l'avvicinamento alle Alpi.

Ma anche ipotizzando l'esplosione di un nuovo antagonista (finora il meglio in salita si chiama Gall), anche ammettendo che la povertà di questo parco-Vip esprima un nome, resta il discorso su Vinge. La mia idea è sempre la stessa: come nel calcio si dice che nell'andata e ritorno di coppa bisogna pensare sui 180', così Vinge sta muovendosi su un'idea di sei settimane. Tre preliminari qui in Italia, tre decisive più avanti in Francia.

Se lo spartito è questo, la musica è di conseguenza. In assenza di avversari impegnativi, qui si impegna il minimo. Diciamo il giusto. Cioè a dire che corre la prima metà del Giro controllando sul bilancino del farmacista (porca boia, nel ciclismo è meglio usare un'altra professione per le metafore), diciamo sul bilancino del droghiere (orca, di nuovo), insomma su una bilancia qualunque le spese di energia, consumando il giusto nelle uniche due salite (Blockhaus e Corno alle Scale), in vista poi di una terza settimana di chiusura conti sulle pendenze che ama. In questo piano rientra ovviamente anche la decisione di non scialare vestendo la maglia rosa troppo presto, affidandola volentieri all'affidatario portoghese (unico caso in cui il termine non va inteso come sinonimo di imbucato).

E' anche questa una strategia da dominante, ma capisce anche un bambino che non è la stessa dell'altro dominante su piazza. Quello, due anni fa nella stessa situazione, scatenò l'inferno attaccando subito, ovunque, anche in maglia rosa, vinse sei tappe e poi per fortuna il Giro finì, altrimenti la sua bulimia l'avrebbe portato a tentare anche le vittorie in volata. Altro genere di padrone, più cattivo e impietoso. Questo ha una sua dimensione paternalistica, lascia qualcosa agli altri, amministra al centesimo, modera gli istinti, non butta via niente. Anche l'altro ragionava sulle sei settimane, ma proprio non ce la faceva a trattenersi, come i nostri ministri con le cortigiane di palazzo. Questo sì, è di un'altra pasta (e l'abbiamo capito anche dal semplice fatto che le corse in linea proprio le evita del tutto).

C'è da dire che Vinge, rispetto a Teddy, ha qualche motivo in più per non ciccare il Giro, avendo poi qualche grattacapo pesante in Francia. Ma neppure si può pretendere che si snaturi, che forzi se stesso, che violenti il suo modo d'essere. E' signore delle salite, non signore assoluto. E là in salita ha deciso di imporre il suo regno. Serve solo un poco di pazienza ancora. Poi le controprove.

Appunto. E' possibilissimo che io veda ora un altro Vinge, che parli di un altro Vinge, cioè di un Vinge che va avanti pensando a una gara di sei settimane, senza lasciare niente per strada, senza concedere niente al superfluo. Può essere che invece Vinge sia un altro, quello visto molle come un fico nella crono, dunque attaccabilissimo (battibilissimo) in montagna.

Nel caso, non c'è problema. Se così sarà, sono pagato anche per riconoscere in pubblico le mie fesserie, e puntualmente non mi sottrarrò. Sottoscrivo con firma dal notaio. Spero valga anche per quelli che adesso lo vedono così male...



 

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