Editoriale
DOPING AL SUCCO D’ARANCIA. Antidoping, svolta storica. Uniti nella lotta al doping. Svolta epocale. Questi sono stati in sintesi i toni adottati per commentare l’intesa raggiunta da 50 Paesi a Copenaghen, dove il Congresso mondiale sul doping, organizzato dalla Wada, ha finalmente prodotto un documento unico, che uniforma tutti gli sport, in tutti i Paesi. O almeno questo è quello che dicono di aver fatto.
«Un giorno storico per lo sport: siamo passati dal medioevo all’era moderna», ha commentato il presidente del CIO Rogge, ma abbiamo l’impressione che si tratti ancora di semplice propaganda.
«Il principio è fermo: chi non firma l’intesa non gioca». Ma è chiaro che, nonostante le assicurazioni, il codice subirà da qui ad Atene 2004 alcune modifiche. In particolare in materia di sanzioni. Due anni di squalifica per FIFA(calcio) e UCI (ciclismo) sono troppi. E per questo, Pound, presidente della Wada, si è detto molto aperto. «Il codice cambierà se sarà necessario. Certo, ci sono anche dei punti che vanno approfonditi e chiariti».
E poi ci sono problemi legati al finanziamento dell’Agenzia mondiale dell’antidoping. Gran parte degli Stati hanno versato la loro quota, anche il Vaticano, che non era obbligato a farlo, ma tra i fanalini di coda, insieme a Paesi come Albania, Moldavia e Jugoslavia, c’è proprio l’Italia. E in questo scenario poco incoraggiante ed edificante, ci sta anche il fatto che non si è parlato di sostanze. Chiarissimo è stato Francesco Botré, responsabile del laboratorio dell’Acqua Acetosa. «Purtroppo i criteri per l’inserimento delle sostanze nella lista li hanno discussi nella stanza accanto». Nella cui stanza accanto, intanto, brillava per la sua assenza il vicepresidente della Commissione di vigilanza ministeriale, Luciano Caprino. Assenza quantomai brutta, visto che nella lista del Ministero compare ancora la «sinefrina», sostanza cancellata dalla Wada proprio su segnalazione del laboratorio di Roma. Sì, per la legge italiana il succo d’arancia (lì si trova la sinefrina) è sostanza dopante. A voi trarre le debite conclusioni.

NOME, COGNOME E UNA FACCIA. Del dossier del TG 2 a firma Fabio Venditti se n’è parlato molto e se ne parlerà ancora a lungo. Solo una piccola osservazione: si cercano continuamente i pentiti, che poi pretendono l’anonimato e il famoso bollino nero sul volto, quando il ciclismo ne ha prodotto uno, che ha un nome, un cognome e soprattutto una faccia: quella di Filippo Simeoni.
Il corridore della «Domina Vacanze» ha spiegato, alcuni mesi fa, come funzionavano certe cose, cosa significassero i vari asterischi sulla sua agenda e ha fornito importanti elementi agli inquirenti. Il ciclismo, dal canto suo, questo ragazzo non l’ha mai assolutamente criminalizzato, né tantomeno isolato. Quindi, che bisogno c’era di andare a produrre un nuovo pentito anonimo per sapere ciò che si sapeva già? E ancora: per sapere che è pressoché impossibile correre a pane e acqua un grande Giro era sufficiente rivolgersi a Giorgio Squinzi, il gran patron Mapei, che per questa denuncia mandò su tutte le furie il presidente dell’UCI Verbruggen. Ma forse tutto questo sarebbe risultato troppo facile e, soprattutto, l’effetto che si voleva dare (ambiente dannato e criminale) non sarebbe stato lo stesso.

È BENE INFORMARSI. Cipollini si è esposto in prima persona a nome di tutto il ciclismo in difesa della Tirreno-Adriatico, “trasferita” sul satellite, e contro l’emittente di Stato, colpevole d’aver mandato in onda un discutibile quanto sconcertante «dossier doping». A nostro parere ha solo sbagliato a confondere le due cose. Il silenzio stampa con i colleghi della tivù pubblica ci poteva stare, ed era condivisibile, se era ricondotto solo e soltanto al «dossier doping». Per la questione «satellitare» il problema non era dei corridori, ma semmai dei loro gruppi sportivi, dei loro rispettivi sponsor: i veri danneggiati, che avrebbero dovuto chiedere ragioni non alla Rai, ma agli organizzatori, ai signori della Rcs Sport. A maggior ragione quando si vocifera insistentemente in ambienti Rai che la Tirreno (comunque mandata in onda alle ore 20 con ottima visibilità e buoni ascolti su Rai Tre), sarebbe stata “barattata” per garantirsi le dirette di altri eventi “Gazzetta” come lo snowboard, il beach volley e la maratona di Milano. Il ciclismo chiede rispetto al mondo dell’informazione, ma è bene che prima s’informi.

Pier Augusto Stagi
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