(Quando penso che solo noi abbiamo un cuore, nel ciclismo e in un continente di emozioni ad esso prossimo, vissuto in parallelo, come resta per me ancora - dopo 40 anni - il lavoro di medico, l’esistenza mi insegna ad essere molto meno presuntuoso... E a ritrovare come ci sia un meglio, o un rosa più intenso e mai previsto, dietro un angolo ignoto... Come nel pomeriggio del 13 ottobre 2015, Ambulatorio di Chirurgia Vascolare, Ospedale “V. Monaldi”, Napoli.)
«Sì, dottore, sono proprio Domiziani di cognome, discendente sicuramente della famiglia dell’imperatore romano...».
E mentre il paziente n. 12, il signor Giovanni, magro, scattante, padrone ad ampi gesti della stanza si accomodava sulla sedia verde, la figlia di mezz’età, signora orgogliosa di quel garbo grigio e di quella consapevolezza lamentosa che a poco serve ancora per meritare una differente attenzione, mi sorrideva con aria di condiscendenza...
«Cosa vuole, dottore, mio padre anche di fronte ad un medico, esordisce sempre così, è un tipo un po’ scherzoso, e con gli anni sta diventando pure stravagante...», anche se il tono voleva accennare ad una svagatezza non lieve, ma da palese deterioramento senile.
«Quanti anni ha, signor Domiziani?», chiedeva il dottor P., mentre esaminava con una attenzione calcolata la documentazione clinica relativa ad un aneurisma dell’aorta addominale, invero modesto: solo 4 centimetri di diametro trasverso massimo, ok, tranquillo, la soglia chirurgica è oltre i 5 cm...
«Dottore, ho 82 anni e come li porto secondo lei ?»,
«Beh, diciamo che se li porta bene, e precisiamo innanzitutto che l’aneurisma per cui il suo medico curante ha richiesto il consulto del chirurgo vascolare non le darà, vedrà, alcun problema. Andrà solo valutato nel tempo, ogni sei mesi. E con ecocolordoppler dell’aorta addominale, basta questo, niente TAC per il momento. Ma controlli sempre l’apparato vascolare in ampio senso, la pressione arteriosa, e il cuore, ovvio..., mica ha avuto problemi cardiaci?», tanto per dare un respiro più completo ad una visita così specifica e risolta nella disamina di una cifra, così matematica.
«Sì, dottore, ho avuto un paio di angioplastiche», ed il tono della voce e la mimica erano diventati ancora più esuberanti, dopo aver visto rimosso, con il mio responso di buon segno, la preoccupazione della patologia vascolare grave...
«Un paio di angioplastiche, un paio di anni fa, nel ’98...».
«Papà, ma cosa dici, e concentrati un po’, ma come fai a dire un paio di anni fa, nel ’98, se le angioplastiche le hai fatte nel 2005 !», l’intervento ruvido, dal tono di rimprovero, senza sconti formali, della brava figlia...
«Sì, dottore, mia figlia ha ragione. Era il 2005, forse», la ammissione contrita del signor Domiziani. «Ma vede, non so lei, ma io sono un grande, un grandissimo appassionato di ciclismo e per me qualunque cosa serve a ricordarmi, ora che non ho più tanta memoria, così mi dicono e mi mortificano tutti, il ’98, l’anno in cui Marco Pantani vinse Giro e Tour. Se lo ricorda anche lei, che emozione!».
«E perciò, per carezzare la nostalgia, non stia a sentire mia figlia che pure ha sempre ragione, come tutte le figlie benedette di questo mondo, io anche quelle angioplastiche le affido al ’98. Era la stagione della gloria, con Pantani, è vero?». «È un modo per sentirmi più vicino, più stretto a me». «Faccio male?». Come dirle, amico mio, di sì.
Una estate ferma, tesa al cielo come una stalattite, contro il declino del tempo e l’incertezza dei giorni qualsiasi a seguire, il ’98, perpetua sul sorriso del signor Domiziani. Che per ricordarsi di sé nel cuore, gli anni continuerà - e per quanto ancora - a numerarli da Marco Pantani in giù.
Gian Paolo Porreca, napoletano,
docente universitario di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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