Editoriale
Il tiro alla Astana

Hanno fatto i forti con i deboli e i deboli con i forti. Ne è convinto Cristiano Gatti, che in questo numero, nel suo apposito spazio, tratta l’argomento Astana, che al pari dell’interminabile vicenda Pantani ha contribuito a soffocare in culla l’entusiasmante vittoria al Tour di Vincenzino nostro. Gatti è convinto che se ci fosse stato di mezzo un altro team, il risultato sarebbe stato diametralmente opposto. Non è così. E non sono io a dirlo grazie a studi approfonditi in ermeneutica, ma è visibile ad occhio nudo. La Commissione delle Licenze, su fatti certi e acclarati doveva valutare la spinosa posizione anche della Neri Sottoli, che aveva ben più di un problema sul tavolo: la positività di Rabottini, ultima di una serie molto ravvicinata, oltre alla querelle data dal passaporto di Monsalve. La Commissione non ha usato la piuma per l’Astana e la clava per la Neri: entrambe, dopo attente valutazioni e opportune raccomandazioni (tutte e due saranno guardate a vista), hanno avuto la licenza di correre.
La penso come Gatti in merito al principio di civiltà che regola tali questioni legali: le responsabilità sono individuali. E, fino a prova contraria, questo è e resta un dogma. I tre atleti della squadra Continental risultati positivi nulla avevano a che fare con la formazione di Vinokourov. Per prendere parte ai giochi asiatici, che garantiscono al comitato olimpico kazako punti preziosi per accedere ai Giochi, il Ministero dello Sport kazako ha creato questo team giovanile e lo gestiva direttamente. L’Uci ha chiesto che fosse chiuso e seduta stante è stata accontentata. Il referente Dmitri Sedun è stato licenziato in tronco e destinato ad altri non ben precisati incarichi. I due fratelli Iglinskiy, che invece hanno macchiato l’immagine del team di Nibali, sono stati a loro volta avviati alla pastorizia e d’ora in poi Vinokourov e compagnia dirigente dovranno fare le cose come l’Uci ha chiesto di fare.
È vero, ci sono anche le 550 pagine dell’inchiesta di Padova finite sui tavoli della Procura del Coni, di cui si conosceva in pratica già tutto dal 2011 e dalle quali sono riemersi come d’incanto nomi di corridori che hanno già risposto e pagato alla giustizia sportiva i loro addebiti anni fa. Repubblica e Gazzetta però hanno pensato bene di rilanciare tutto come se ci fosse qualcosa di nuovo. Hanno scritto che il capo della Procura di Padova Benedetto Roberti aveva chiuso l’inchiesta. Che era arrivato ad un punto, ma non è così. Si è anche parlato di una fantomatica visita da parte del dottor Mito, al secolo Michele Ferrari, inibito a vita dalla pratica di medico sportivo, che si sarebbe presentato un anno fa nel ritiro dell’Astana a Montecatini. Anche qui, per quanto ne sappiamo, non c’è traccia di documento o foto che possa comprovare queste pesantissime accuse. Perché allora è stato fatto? Dà forse fastidio l’idea che Nibali non corra in Italia e diserti ancora una volta il Giro? Spero che non sia così, perché la cosa sarebbe gravissima: per tutti i protagonisti di questa vicenda. Ma andiamo oltre.
In questo modo si è voluto ricordare al mondo intero che Vinokourov è una figura imbarazzante per il movimento tutto? Lo è. Ma non da oggi. Ciclisticamente lo sa anche il diretto interessato di non essere uno stinco di santo, lo sa da qualche anno. E visto che dal 2013 a oggi qualcosa ha fatto con il suo team, partecipando indisturbato a tutte le più importanti corse del mondo, cosa è sopraggiunto nel frattempo di tanto devastante e di diverso da indurre Repubblica ma soprattutto la Gazzetta a condurre una vera e propria battaglia mediatica contro il campione olimpico di Londra e il suo team, battaglia che si è spenta come d’incanto all’indomani della conferma della licenza World Tour da parte dell’Uci? Sia ben chiaro, non grido al complotto e tantomeno ci credo e lo alimento, ma registro atti semplicemente maldestri, utili solo a rovinare l’immagine di un team per far forse ritornare sui propri passi il vincitore del Tour.
Cristiano - e non solo lui - è certo che il potere dei soldi abbia cambiato gli equilibri di una scelta che però ha premiato anche chi, come già detto, di quattrini ne ha molti di meno. Io penso che la Commissione abbia operato con intelligenza ed equilibrio, sulla base solo di carte che aveva a disposizione, non di articoli di giornale. La penso esattamente come Sandro Donati, indubbiamente uno dei massimi esperti in materia di doping, che qualche anno fa proprio a tuttoBICI spiegò che non è scandaloso tutelare gli investimenti. Per il calcio, uno degli sport più ricchi, disse che i due anni di squalifica per una positività non sono un strada percorribile. Rinunciare per due anni ad un giocatore come Messi o Ronaldo non è cosa ragionevole, perché la pena rispetto all’investimento fatto avrebbe ricadute devastanti. Quindi vogliamo che anche nel calcio si facciano con rigore e frequenza i controlli? Bene, chi viene pizzicato sta fermo due mesi: il danno economico e sportivo sarebbe in ogni caso notevole ma sopportabile. Se l’Astana non avesse ricevuto la licenza, avrebbe chiuso, non avrebbe mai accettato la categoria Professional. È giusto che in assenza di prove schiaccianti, la Commissione abbia usato in questa fase il buonsenso.
Ma di questa campagna mediatica un’idea me la sono fatta: noi spesso ci sforziamo le meningi per capire cosa c’è dietro ad una presa di posizione così dura e violenta. Generalmente ci dovrebbero essere una notizia e alcune prove. In assenza di queste due cose, resta il gusto di sparare una notizia esplosiva. Ma spesso restano solo le macerie. Pronto a rimangiarmi tutto, con grande serenità, qualora venissero fuori prove e testimonianze che giustificavano certi atteggiamenti. Ma nell’attesa, colgo l’occasione per mangiarmi ancora una fetta di panettone e brindare all’anno nuovo e al ciclismo che verrà con un buon prosecco italiano. E che non se ne parli più. Questo è l’augurio più bello che posso farvi.

Pier Augusto Stagi
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
"Ora io dico, parliamo di sicurezza in Italia: quello è il logo della pista ciclabile, però va bene così… Allora io dico, è giusto poi parlare di sicurezza e parlare di ciclabili nel nostro Paese? Come fa adesso uno che...


Andreas LEKNESSUND. 10 e lode. Si fa tutta la tappa in fuga, partendo fin da subito con Van Aert e Vader. Corre con il lutto al braccio, Andreas come tutta la Uno X, che oggi fa il suo personalissimo “triplete”,...


Al Giro d'Italia ci era andato vicinissimo con tre secondi posti di tappa, alla Vuelta a España 2026 è andato a segno alla prima vera occasione: in cima ad Aramón Valdelinares, dopo una tappa da 149, 8 km, esulta Andreas...


La tradizionale tappa del Giro di Toscana femminile con partenza da Serravalle Pistoiese e conclusione nel centro di Quarrata, sulle strade dell’indimenticabile Franco Ballerini con il traguardo volante con abbuoni a Casalguidi di fronte al murale dedicato al “Ballero”, è...


La 40ᵃ edizione della TPC en Nouvelle-Aquitaine si è chiusa esattamente come si era aperta, ovvero con una vittoria di Milan Fretin. Proprio come nella frazione inaugurale, infatti, il velocista belga della Cofidis si è nuovamente lasciato tutti alle...


Chiuro – Si è tenuta giovedì sera, presso l’Auditorium di Chiuro, la serata inaugurale della manifestazione Il Grappolo d’Oro, evento giunto alla sua 43ª edizione e dedicato alla valorizzazione del territorio, della cultura e delle eccellenze locali. Quest’anno l’apertura è...


Paul Seixas sarà leader della Francia nella prova iridata degli Elite che si disputerà domenica 27 settembre a Montréal, in Canada. Il talentuoso atleta nativo di Lione ha ricevuto pubblicamente i gradi di capitano della squadra “Bleu” dal Commissario Tecnico...


La puntata di Velò andata in onda giovedì sera su Rete8 è stata particolarmente interessante: si è parlato di Vuelta España, di classiche estive per prof e dilettanti, realtà giovanili e di tanto altro ancora con Luciano Rabottini, Riccardo Magrini,  Emanuele Bombini e Umbertone di Giusewppe. Come...


Sembra esser destinata a proseguire la liaison tra Emilien Jacquelin e il ciclismo su strada. Alfiere dallo scorso maggio della Decathlon CGA CGM dopo essersi messo al collo due medaglie alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, il trentunenne di...


«Questa sarà la mia ultima Vuelta, a fine stagione mi fermerò». Così, con poche parole, Alexey Lutsenko ha confermato che chiuderà la sua lunga carriera agonistica. Il kazako, classe 1992, appenderà la bicicletta al chiodo dopo quattordici stagioni passate a...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra