Editoriale
FRUSTRATI E ASSATANATI. Forse quella di Renato Di Rocco è stata solo una boutade, una nugae, una bagattella per vedere l’effetto che fa. Ma nell’ultimo Consiglio Federale del 20 giugno scorso se ne è uscito con l’ideona: perché non inserire la categoria juniores nell’attività degli amatori? Sarebbe un modo come un altro di togliere pressione ad una categoria sofferente, dove esiste molto agonismo, ma che negli ultimi anni vive anche di molti abbandoni tra i praticanti per eccesso di competizioni e di aspettative. Sull’argomento ho sentito espressamente il presidente Federale che si è limitato a dirmi che è stato creato da poco un Gruppo di Lavoro per studiare la soluzione da prendere. Chi sedeva in Consiglio, in ogni caso, mi assicura che la domanda - probabilmente provocatoria ed esplorativa - c’è stata eccome, ma sia stato altrettanto immediatamente stoppato sul nascere: «Presidente, noi come Federazione abbiamo il dovere di sviluppare un’attività olimpica...». Replica più che pertinente, come è altrettanto vero che trasferendo gli juniores tra gli amatori in questo modo andremmo ad incentivare una categoria nella quale l’agonismo è certamente più sviluppato per l’elevato numero di assatanati, frustrati e pippe: molto peggio del nostro povero e sofferente movimento che perlomeno è composto da una élite di corridori, e non da pseudo.

POCO GRADITO. Abbiamo appena archiviato il Campionato Italiano di Fondo e molto velatamente si è parlato dell’esclusione tricolore di Davide Rebellin. Con ogni probabilità i regolamenti sono stati pasticciati, e molto probabilmente anche con un pizzico di malizia. È chiaro: il corridore veneto non è gradito alla Federazione. Molti dicono: ha pagato e ha tutto il diritto di tornare a fare il proprio lavoro come tutti gli altri prima e dopo di lui. In linea di principio la penso anch’io così, ma ritengo anche che Davide - non me ne voglia - a differenza di altri suoi colleghi beccati con le mani nella marmellata ha mantenuto indefesso la linea dell’accanimento che non lascia margini di dialogo. «Troppi misteri. E porto il Cio in tribunale», ha detto alla Gazzetta del 23 dicembre del 2009. «Quella medaglia la sento ancora mia», ha ribadito sulle pagine della rosea il 17 agosto del 2011 dopo la sua vittoria alla Tre Valli. Insomma, si sente vittima, e neanche tanto velatamente chiama direttamente in causa chi secondo lui ha ordito il complotto: Wada e Cio in primis, con l’insofferente imbarazzo nemmeno tanto celato del nostro Coni. Rebellin non ha mai ammesso e mai riconosciuto i propri errori. Con quello che ha dichiarato in questi anni, poteva anche essere denunciato per diffamazione. Non può meravigliarsi di essere ancora oggi poco gradito.

MOLTO SEMPLICEMENTE. Tifo spudoratamente per Paolo Bettini, ma anche per Fernando Alonso. Se è per questo tifo un po’ per tutti, perché vista l’aria che tira mi auguro che anche la Belkin o il suo staff, la Giant o il suo staff, riescano alla fine ad allestire delle belle squadre anche nel 2015. Mi auguro che nessuno decida di lasciare il nostro beneamato sport, anche se ogni giorno arrivano segnali a dir poco sinistri. Spero e mi auguro che qualcuno possa entrare, con nuove idee, portando nuovo entusiasmo e nuovi capitali. Per questo tifo Paolo Bettini e Fernando Alonso, affinché riescano a portare a termine quanto hanno da mesi nel cuore e nella mente. Mi auguro solo che quanto prima arrivi il tanto agognato annuncio. Che si conoscano finalmente i contorni del progetto e il nome dello sponsor: che si sappia qualcosa di più del già troppo volte detto, anche in occasione dell’ultimo Giro d’Italia. Mi auguro di non dover mai sentir pronunciare parole simili a queste: rinunciamo a portare avanti il nostro importante progetto perché gli attuali regolamenti dell’Uci sono poco chiari e il mondo del ciclismo non è ancora maturo per poter accogliere progetti così ambiziosi. La favola della volpe con l’uva acerba l’abbiamo già sentita troppe volte. Il Team Sky, tanto per fare un altro grande nome, con queste stesse regole a suo tempo ha annunciato le proprie intenzioni e a queste ha fatto seguire i fatti. Molto semplicemente.

Pier Augusto Stagi
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