L’altro giorno ho sbattuto contro, facendomi male al cuore e alla testa (e ben mi sta), ad un appassionato ciclofilo, un degnissimo signore di una certa età, capace di scrivere e parlare in un buon italiano, bene sistemato nella cosiddetta vita sociale e buon cultore di interessi assortiti legati anche al mondo della bicicletta, il quale mi ha chiesto di ricordargli con precisione la vicenda di Fausto Coppi e della Dama Bianca. Stupito assai gli ho detto che ne parlava, neanche troppi anni fa, tutta Italia, e che le attualizzazioni della vicenda erano continue, costanti. Mi ha fatto generosamente capire che quell’Italia non era la sua, che lui amava ed ama il ciclismo ma non si è mai preoccupato di sapere della vita privata dei suoi idoli, e quando gli ho detto che Marina figlia di Fausto e Bruna e Faustino figlio di Fausto e Giulia si incontrano in tanti posti ciclofili d’Italia oltre che nel posto dove vivono, pochi essendo i chilometri che separano le loro abitazioni, e insieme parlano della vita loro e dei loro figli, mi ha ringraziato il giusto per l’informazione e mi è parso quasi commosso. E io lì come un babbeo, con tutte le me nozioni e i miei stupori.
Cosa voglio dire con questo? Che noi giornalisti crediamo di sapere tutto, nell’essenza e nei dettagli, anche e specialmente di ciò che la gente pensa, magari proprio perché le diamo materia prima su cui pensare, e poi sbagliamo ottica e prospettive. Il fluire ormai imponente delle informazioni (vere e false) ha creato stratificazioni immani di tempi e nel tempo, anche quando “sembra ieri”. Fatico a parlare di ciclismo con giovani che non sanno che è esistito un certo Merckx il quale vinceva anzichenò. Sanno, questi stessi giovani, che è esistito un Coppi, anzi un Coppiebartali, strano cognome, perché in casa i loro vecchi ne parlano, ne parlavano, ma non è mai stato chiaro cosa i due facessero oltre che pedalare, cosa fossero oltre che pedalatori. Mi vergogno quando, a passeggio per la mia e sua Torino con Livio Berruti, amico fraterno da mezzo secolo e passa, trovo gente che mi parla dell’ultimo articoluccio da niente che ho scritto e che ha letto, mentre io devo presentarle quello che ha compiuto forse la più grande impresa dello sport italiano di sempre e mi accorgo che fanno segno di sì con la testa, tanto per compiacermi, ma non rintracciano assolutamente, in qualche parte della loro testa, chi questo signore sia.
Noi giornalisti tendiamo a pensare che la vicenda di cui ci occupiamo sia la più importante del mondo, e questo professionalmente è magari buona cosa, profuma di serietà e di stimolo. Nello sport poi è persino più facile costruirsi universi importanti, specie di immani stanze molto nostre dentro le quali i tifosi possono soltanto spingere i loro sguardi, invidiandoci il contatto con i campioni (non c’è più, questo contatto, tutto è web è chat è twitt è blog è facebook, ma i tifosi non vogliono accorgersene) ed anche l’approccio a segrete cose (per il cosiddetto scoop, che di regola è finto o umiliante per tutti). Mi rendo conto che sto dando una rilevanza eccessiva alla vicenda di quel signore che si permetteva di non sapere tutto o almeno molto sulla Dama Bianca, e magari risulto un po’ confuso nell’esposizione di tesi e deduzioni, ma insomma voglio dare l’idea - e forse ci riesco - della distonia che c’è fra quello che noi crediamo sia un mondo reale, solo perché è molto nostro, e la realtà effettiva. Niente di più, ma anche niente di meno.
Che poi ci si muove spesso su tracce sbagliate, seguendo rotaie che ci fanno deviare e manco ce ne accorgiamo. Non dimenticherò mai quella sera che, nel corso di una premiazione importante, mi si avvicinò uno dei premiati, un cabarettista bravo assai, Mario Zucca, mi prese da parte e mi chiese quanti avevano protestato per il mio clamoroso errore di un mese prima, quando sulla prima pagina di un grande giornale politico, parlando di fiction televisive sullo sport, avevo per mero errore scritto che Faustino era figlio di Fausto e Bruna, che Marina era figlia di Fausto e Giulia.
Errore gravissimo il mio, evidenziato poi dalla collocazione forte dell’articolo. Ma al giornale non se ne era accorto nessuno, men che mai il redattore che aveva “passato” il pezzo, nessun lettore aveva scritto per precisare e criticarmi, e finì che mi autodenunciai al direttore, più che altro per partecipargli la mia “scoperta”: che quello che sapevamo, che davamo comunque per scontato, che trattavamo con disinvoltura eccessiva sino ad arrivare appunto all’errore clamoroso (perché comunque lo sbaglio riguardava una “cosa” di tutti, il serpente di mare galleggiava in spazi vastissimi), in realtà poteva uscire in prima pagina nella versione sbagliata e nessuno se ne accorgeva. Naturalmente scartai l’opzione masochistica, quella che mi avrebbe portato a dire che nessuno se ne era accorto perché nessuno mi aveva letto: ma stava dalla mia l’amico cabarettista, quanto meno un lettore lo avevo.
Cosa hanno in comune queste due foto oltre la presenza del presidente della Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni? Molte cose. Entrambe sono state scattate in occasione dell'ultima tappa di un grande Giro, a distanza di pochi giorni. Con Giulia Bisso...
Continental ha appena svelato svelato il nuovo kit di pneumatici Limited Edition Tour de France 2026 composto dall’aerodinamico Aero 111 e dal celebre Grand Prix 5000 S TR, una combo che sale in cattedra ispirandosi a alla corsa a tappe più prestigiosa del...
Il Tour de France 2026 vivrà il suo 27° Grand Départ all'estero il 4 luglio prossimo. Esattamente un secolo fa, era il 1926, la corsa visse un momento storico quando la partenza fu data da Evian, per la prima volta...
Cinquant’anni fa il primo numero del quotidiano “la Repubblica” e la prima copia dell’album “Hotel California” degli Eagles. Cinquant’anni fa la fondazione della Apple di Steve Jobs e Steve Wozniak e della rock band irlandese U2. Cinquant’anni fa la...
A modo suo. Il rapporto con la bici non si interrompe mai, neanche quando non ci sali per due mesi, come successo tra aprile e giugno. Poi succede che Gibo Simoni in bici ci ritorni e non la molli per...
Quello appena archiviato è stato un weekend particolarmente denso di emozioni per gli amanti del gravel che, a distanza di poche ore, hanno visto andare in scena ben quattro tappe delle UCI Gravel World Series 2026: Grand Tour 3...
Un nuovo capitolo per il ciclismo e la cultura della performance è iniziato questo fine settimana a La Turbie, dove atleti, appassionati di ciclismo, partner e membri della community locale si sono riuniti per celebrare l'apertura ufficiale di Triple Crown....
Nella splendida cornice della città di Cesano Maderno si è corsa domenica 21 giugno 2026 la seconda tappa della 16^ edizione del Giro Handbike. Nonostante il grande caldo, la cittadinanza ha affollato il percorso di gara per applaudire, sostenere e...
Questo lunedì post Giro Next Gen non è stato soltanto celebrativo dei successi italiani nelle corse della settimana appena trascorsa, ma è stato carico di questioni delicate per il mondo del ciclismo. Dal punto di vista politico e non solo....
Said Haddou, ex ciclista professionista francese ci ha lasciato oggi all'età di 43 anni a causa di un incidente stradale. E' stato come un fulmine a ciel sereno e sopratutto una notizia difficile da dare per noi che l'avevamo conosciuto...