Le domeniche di aprile, la domenica delle Palme o la domenica di Pasqua proprio, la Roubaix ce la siamo sempre portata dietro. Al seguito.
Le domeniche di primavera già alta, la frenesia delle corse in campagna o al paese, la gita con gli amici o i parenti, avevano per noi sempre un cardine di domanda: ci sarà però un televisore, ad Ischia o a Sessa Aurunca, a Teano o a Sorrento, dovunque si vada a parare, si tratti pure di un Bar dello Sport, su cui io mi possa vedere la Roubaix?
È stato così, già dalla soggezione di una prima volta, in bianco e nero, un Radiomarelli da entrarci dentro con il viso intero, tanto lo schermo era ridotto. Anno 1960, sembra ieri, a casa del nonno Giacomo, a Sessa, la Grande Famiglia riunita, un nonno di cuore che non tollerava però che si vedesse la TV ad ora di pranzo, e noi ragazzini a sgaiattolare sotto il tavolo ed a chiederci come fosse mai possibile che Pino Cerami e Tino Sabbadini, il primo e il secondo di quella edizione, con quei loro bei rotondi cognomi italiani, fossero davvero stranieri. La Roubaix, la Pascal, la corsa di Pasqua, o giù di lì. Una corsa sacra. Sospesa fra il San Giuseppe della Sanremo e il maggio prossimo del Giro.
Strano, non abbiamo immagini in archivio di Gimondi, ma ci restano un Rosiers in maglia Bic, con un Basso terzo e inviperito, nel ’71 e il miracolo di De Meyer, in una volata che non finiva mai su De Vlaeminck, Moser e Kuiper, nel ’76. Ci resta l’epopea sontuosa di Francesco Moser, che invadeva il video, per tre edizioni consecutive, con i suoi capelli mossi dal vento: la prima Roubaix, nel ’78, in maglia di campione del mondo, la terza, nel 1980, vestito da campione d'Italia...
E ci da emozione ancora la corsa di Jan Raas, nel 1982, noi che quella volta stavamo di guardia in Ospedale, e nel momento clou, quando Raas dopo l’affondo cruciale aveva ancora Mutter in scia, la telefonata improvvida del capo che voleva notizie fresche del giorno... E quella di Kuiper, il più vecchio in corsa, nel 1983, lo straordinario eroe del giorno, in fuga da solo, che rompe un tubolare a pochi chilometri dal traguardo, ed è lì ancora, che grida la sua disperazione, brandendo la ruota rotta... O Talen che tira i freni, da mercante di strada, dietro Madiot, nel ’91, e stoppa, come fosse un paracarro, l’inseguimento di un primo Ballerini...
E con Ballerini, con Franco Ballerini, la nostra Roubaix da lontano diventò ancora più vicina. La volata spasmodica con Duclos Lassalle, nel ’93, la ascoltammo soltanto, perché la Tv, nella grande casa ancestrale dei nostri amici di Tora, d’improvviso andò in tilt. E non ci fu verso, ad onta dei pugni sulla cassa, antico empirico rimedio, di ripristinare il video. No, solo audio, e la disperazione di De Zan.
Ma con Franco, le nostre esigenze sarebbero un giorno diventate ancora maggiori. Per Franco, un giorno, alle nostre domeniche di Passione, non sarebbe più stato sufficiente la televisione. Avevamo cominciato a scrivere stabilmente per Il Mattino, nel ’93. E quella domenica lì, il 9 aprile 1995, appena il ciclista in maglia Mapei lasciò ad un angolo di storia il grande Vanderaerden ed Ekimov, con Tafi, Bortolami e Museeuw a proteggerlo, iniziò la ricerca del telefono. Guasto il telefono di casa degli amici, niente telefoni pubblici in zona, e mica c’erano i brillanti cellulari di oggi che coprivano il mondo... Un telefono, datemi un telefono, di grazia, come fossi Kuiper ad implorare quella ruota... Un telefono per Ballerini...Devo scrivere, anzi cantare, Ballerini...
Ed oggi, Franco, ’sta vita diversa, ringrazio te, e ringrazio anche per te, l’ospitalità di un antico medico condotto di Roccamonfina, a cui interruppi la giusta siesta. È l’ultima emozione che ci resta viva della Roubaix, sarà che il cuore cambia, e non si rifà perché non c’è più amore di scorta, ed è totalmente tua. Oggi, più di allora. E stavolta va celebrata, come un rito di Resurrezione. Balla balla Ballerini. Così magico e così lieve, lui, quel pomeriggio e per sempre.
Gian Paolo Porreca,
napoletano,
docente universitario
di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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