Editoriale
CHE DIRE? La Spagna alza la testa e protesta compatta contro la decisione della Procura Antidoping del Coni di deferire Alejandro Valverde. Ma quello iberico, nonostante le alzate di scudi, resta il paese di bengodi. Un esempio? Ecco cosa ha dichiarato il centravanti del Villareal e della nazionale di calcio italiana Giuseppe Rossi. Alla domanda: «Come si vive il problema doping in Spagna?» ha risposto: «In Spagna si fa poco, in Italia ci sono regole più severe. I controlli avvengono qui tutte le domeniche, mentre in Spagna raramente: da quando sono là mi hanno controllato una sola volta, ma non credo che si possa incorrere in problemi di doping, per cui può anche andare bene così». Nota a margine: Giuseppe Rossi gioca nel Villareal dal settembre del 2007 e ha subito un solo controllo antidoping in un anno e mezzo di attività. Che dire?

IN NOME DELL’ECOLOGIA. Tra le tante cose che il GiroBio si propone di insegnare ai giovani corridori, c’è anche l’aspetto ecologico. Sì, per esempio dove e come disfarsi della borraccia. «Non si può generare inquinamento, è necessario insegnare ai ragazzi dove gettare anche una borraccia: il ciclismo è uno sport ecologico», ci ha detto recentemente Daniela Isetti, consigliere della nostra Federazione, parlando del nuovo giro d’Italia dei dilettanti. Giustissimo, è importante sapere cosa fare di una borraccia. Per esempio serve per dissetarsi e secondariamente per fare pubblicità. Quindi, mai gettarla nei campi, ma aspettare che a bordo strada ci sia qualcuno pronto a raccoglierla. È una questione di marketing, non di ecologia. Ma temo che gli organizzatori e i molti addetti ai lavori del nostro ambiente, non la pensino così. Difatti abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni lo scempio di una comunicazione che non c’è. All’estero, in Belgio, Olanda o Francia in particolare, le borracce, i capellini, le cartoline da collezione, persino (udite udite) le punzonature, sono magnifiche e floride azioni di marketing. Da noi tutte cose da gettare nel cassonetto della spazzatura. In nome dell’ecologia.

FALSO. Il CPA, sindacato dei ciclisti professionisti, nell’ultimo numero del suo bollettino scrive allarmato di come ci sia stato un «crollo numerico» di posti di lavoro in questa stagione. I corridori tesserati per squadre ProTour sono infatti 476 mentre quelli appartenenti a formazioni Professional sono 390 per un totale di 886 professionisti, vale a dire il 21% in meno rispetto alla stagione 2008 e addirittura il 29% in meno rispetto al 2007.
Resta la «sacca» delle formazioni Continental che in pochi casi hanno la parvenza di formazioni professionistiche e spesso sfigurerebbero anche in mezzo ai dilettanti. Il sindacato internazionale guarda quindi ai numeri, senza valutarne la qualità. Troppi sono i professionisti senza un briciolo di talento e altrettanta professionalità. Le Federazioni, a cominciare da quella presieduta dal nostro Renato Di Rocco, dovrebbero cercare di porre rimedio a questa piaga, e fare in modo di innalzare il livello tecnico del movimento. C’è chi invoca un ciclismo dilettantistico più povero, in favore di squadre Continental che non hanno ragione d’essere. Una vera e propria migrazione di sponsor, da una categoria all’altra. Per la serie: che ci fanno grossi sponsor tra gli Under 23? meglio una modesta squadra Continental in più. Noi pensiamo l’esatto contrario. Le Continental, parlo in senso generale e non in termini assoluti, creano un professionismo fallace e illusorio, e di falso spesso creano anche la contabilità.

ARIDATECE ULLRICH. Tom Boonen per una sniffata di coca ha trascorso mesi d’inferno e si è trovato alle calcagna la magistratura del suo Paese e non solo. Come se non bastasse, il Tour - sempre ligio alla propria linea di rigore fatta di evidenti eccezioni (Di Luca, Petacchi, vi dice niente?...) -, ha pensato bene di lasciarlo a casa. Valverde, davanti all’evidenza di un esame del DNA, continua a correre come se nulla fosse. La Procura del Coni ha provato in maniera inconfutabile, che non solo il corridore murciano conosceva Fuentes, ma aveva rapporti con il famigerato manipolatore sanguigno. Ineffabile lui, ineffabili un po’ tutti: dall’Aso, alle squadre che decidono di correre senza proferire verbo. A questo punto, a costo di apparire un folle provocatore, dò inizio ad una personalissima campagna: voglio che Jan Ullrich torni a correre. Sì, l’uomo degli scandali voglio che torni in sella alla sua bicicletta e in mezzo al gruppo, assieme ad Alejandro Valverde. Cosa dite? Sarebbe uno scandalo. E perché mai? Lo scandalo vero è credere che Ullrich sia l’unica vergogna del ciclismo mondiale. Ma è meglio che mi fermi qui, perché avanti di questo passo potrei anche arrivare a chiedevi di porgergli delle scuse. A nome di tutti: anche di Valverde.

Pier Augusto Stagi
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