La Vuelta di Pellizzari, il talento cresce a gran velocità

di Francesca Monzone

Giulio Pellizzari ha ancora la leggerezza e la spensieratezza di un ragazzo di 21 anni, ma il 2025 per lui è andato a doppia velocità, con un sesto posto al Giro d’Italia e alla Vuelta di Spagna, dove ha anche conquistato la tappa sull’Alto de El Morredero. Il talento marchigiano era stato convocato dal ct Marco Villa per il Mondiale in Ruanda, ma un’influenza ha spento il suo sogno iridato ancor prima che iniziasse. Quan­do Giulio Pellizzari ha dovuto comunicare il suo stato di salute, probabilmente il suo mondo per un attimo si era fermato perché, dopo l’undicesimo posto al Mondiale di Zurigo nella gara Un­der 23, quest’anno tra i grandi so­gnava un ruolo importante in Na­zionale. La sua tristezza si racchiude nelle parole di Marco Villa: «Ho sentito Giulio ed era molto giù per quello che è successo - ha detto il tecnico azzurro -. Ha una forma influenzale e do­vrà rimanere in Italia. Era veramente molto abbattuto, d’altronde come lo sono anche io adesso per la sua assenza. Ricordiamo che Giulio è un ragazzo solare che in qualsiasi gruppo porta felicità».
I riflettori sul ragazzo di San Severino Marche si erano accesi al Giro d’Italia 2024 quando, nella sedicesima tappa con arrivo a Santa Cristina Valgardena, era stato l’unico a rimanere alla ruota di Tadej Pogacar e ad arrivare alla fine secondo alle spalle dello sloveno. 
«Nel 2019 avevo fatto un selfie con Po­gacar alle Strade Bianche, ma non pensavo che un giorno mi sarei ritrovato in fuga da solo con lui - aveva confessato allora il marchigiano -. Poi ricordo l’abbraccio dopo il traguardo e quegli occhiali rosa che mi ha regalato facendomi i complimenti...». 
Pellizzari ha iniziato da piccolo ad an­dare in bici: se oggi è riuscito a diventare un corridore professionista, deve tutto alla sua famiglia che lo ha sempre sostenuto ed è presente quando corre. 
«Avevo sette anni. Papà Achille pedalava, io però inizialmente giocavo a pallone. Se sono passato al ciclismo è perché lo aveva fatto mio fratello maggiore Gabriele, che volevo imitare . La prima squadra è stata il Velo Club Montecassiano e la mia prima bici è arrivata quando ho compiuto 8 anni». 
Una famiglia normale di sani principi,  papà fa il poliziotto e mamma Fran­ce­sca la maestra, oltre a Gabriele c’è an­che Giorgia, la sorella maggiore, e Giu­lio che si è messo nel cassetto un diploma da geometra preso a Camerino nel 2022. 
Dalla VF Group - Bardiani CSF Faiza­nè, che lo ha fatto passare al professionismoi e lo ha cresciuto senza pressioni, alla formazione tedesca Red Bull Bora - Hansgrohe, il passaggio è stato veloce e in un attimo Giulio Pel­lizzari si è ritrovato spalla a spalla a pedalare con Primoz Roglic. 
«Quando lo scorso dicembre ho fatto il primo ritiro con loro, ho capito quanto fosse grande questa squadra e quindi quanto poteva darmi. Eravamo in 170 persone per il ritiro, per rendere il termine di paragone e dare un’idea di grandezza, quello che prima era 10, con loro è diventato 100». 
Quest’anno ha corso prima in Spagna e, dopo aver partecipato alla Liegi-Ba­stogne-Liegi ottenendo un cinquantasettesimo posto, è andato al Giro d’Italia con l’obiettivo di fare esperienza al fianco di Roglic. Le cose però sono cambiate e quando lo sloveno si è ritirato: il marchigiano ha potuto muoversi più liberamente e lottare per la maglia bianca. Purtroppo, però, la palma di miglior giovane è andata al messicano Del Toro, atleta che Pel­lizzari conosce bene. 
«Isaac è un autentico talento e io lo conosco bene. Quando abbiamo fatto l’Avenir due anni fa lui ha vinto e io sono arrivato secondo: ricordo che ab­biamo fe­steggiato insieme sul podio. Per quanto riguarda la mia crescita, lo scorso anno al Giro ho vissuto un’esperienza fondamentale e altrettanto lo è stata questa, soprattutto se penso che non dovevo neanche esserci». 
Dopo la corsa rosa, per la quale è stato convocato dopo la defezione di Matteo Sobrero, c’è stata la festa a casa e gli scatti con amici e la fidanzata An­drea Casagrande, figlia dell’ex prof Stefano. Quindi la Vuelta con le ambizioni di chi si sentiva sulla strada giusta. 
«Dicevano che alla Red Bull avrei fatto solo il gregario, ma ho già dimostrato che non è così. In Spagna avrò il mio spazio, non tiro i freni e cercherò il mio primo successo da professionista», diceva alla vigilia. E con la maglia bianca di miglior giovane sulle spalle, Pellizzari ha vissuto il suo momento di gloria nell’arrivo in salita della 17a tappa sull’Alto de El Morredero, nella provincia di Leon: nessuno gli ha regalato niente, perché Giulio è scattato in faccia alla maglia rossa Vinge­gaard, ad Almeida e Pidcock, al gruppo dei mi­gliori. L’attacco a 3,5 km dall’arrivo: «È stato il mio momento più bello, me lo sentivo che avrebbe potuto essere il mio giorno, ero davvero al limite ma ho avuto la forza di attaccare al mo­mento giusto. Il vento contrario non mi ha fatto paura. E dico grazie a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di credere in me sin dal primo momento».
Peccato che la maglia bianca dei giovani gli sia poi scivolata via dalle spalle alla penultima giornata, sull’arrivo della Bola del Mundo, dove Giulio ha vissuto il momento più duro della Vuelta e lo statunitense Matthews Riccitello lo ha superato.
Nel team arriverà nel 2026 anche Rem­co Evenepoel: «Sono molto contento, è un valore aggiunto e alzerà ancor più il livello. Ci sono tante gare e ci sarà spazio per tutti. Quanto a me, sento la fi­ducia del team ed è fondamentale. Io il Giro per esempio me lo sono goduto tutto, gli alti e i bassi. C’è stato anche il tempo per bere un birra con Roglic in autogrill, mi sono reso conto che questo è un grande gruppo».
E poi le sue passioni: il Milan e Va­lentino Rossi. 
«Vorrei tanto conoscere Vale, è stato mio nonno a farmi innamorare di lui e poi del Milan. Per me Allegri come tecnico è una garanzia, mi è sempre piaciuto, e spero di avere il tempo per andare qualche volta a San Siro a vedere una partita. Da ragazzo giocavo ala sinistra, sono mancino, e non ero nemmeno malissimo. Avevo il numero 11, come Pulisic, che è il giocatore del Mi­lan che mi piace di più». 
Il Mondiale Giulio lo ha guardato in televisione, ma non ha dubbi:il il suo 2026 sarà un anno da protagonista.

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