Van der Poel, il collezionista di capolavori

di Francesca Monzone

In una delle Milano-Sanremo più avvincenti di sempre, Ma­thieu Van der Poel ha crocifisso i suoi avversari su via Roma, al termine di una corsa che ha lasciato con il fiato sospeso tutti gli appassionati. Se Tadej Pogacar ha dimostrato la sua superiorità sulla Cipressa e Filippo Ganna ha resistito come il migliore dei gladiatori, Van der Poel ha dimostrato quel connubio perfetto, fatto di forza e astuzia, che gli ha permesso di vincere per la seconda volta in Via Roma. Con l’olandese, tutte le ipotesi e i calcoli che gli esperti avevano fatto nelle prime settimane di marzo, sono caduti, perché nessuno pensava a quel miracolo che solo Mathieu Van der Poel avrebbe potuto compiere. Il nipote di Raymond Poulidor ha vinto la sua seconda Mi­lano-Sanremo e la settima Classica Mo­numento della sua carriera correndo in modo perfetto. 
Due anni fa, dopo aver sbaragliato la concorrenza sul Poggio, si avventurò in solitaria verso il traguardo di via Ro­ma, mentre questa volta si è imposto con uno scatto bruciante ai 300 metri che non ha lasciato scampo ai suoi compagni d’avventura, Ganna e Po­gacar. 
La sua carriera è davvero pazzesca e il suo 2025 è iniziato con dei risultati quasi unici. Nel ciclocross ha corso 8 ga­re vincendole tutte, compreso il titolo mondiale conquistato il 2 febbraio scorso a Lievin, quando ha battuto il suo rivale di sempre Wout Van Aert, con un vantaggio di 45”. La stagione su strada per lui si è aperta il 4 marzo in Belgio con la Samyn e anche in questa gara d’esordio ha tagliato per primo il traguardo. C’è stata poi la Tir­reno-Adriatico, dove si è accontentato del secondo posto a Pergola, ma ormai è noto che Van der Poel la corsa Due Mari la disputa per essere al massimo della forma per la Milano - Sanremo.
«Abbiamo visto che la Tirreno è una corsa che mi aiuta ad essere al meglio per la Sanremo: non ci sono andato per puntare al risultato, me se ci fosse stata la possibilità di cogliere qualche vittoria, non me la sarei fatta sfuggire».
Per l’olandese, la Milano-Sanremo ha un valore particolare, perché è l’unica Classica Monumento che ha vinto an­che suo nonno Raymond Poulidor. 
«Penso che mio nonno sarebbe orgoglioso di me adesso - aveva detto Van der Poel dopo a sua prima Sanremo - Per me è speciale aver condiviso con lui la vittoria nella stessa corsa». 
Ma­thieu difficilmente parla della sua famiglia e ancora meno di quel nonno che lo portava alle corse, per fargli as­saporare l’ambiente delle gare francesi.
«Ricordo la prima volta che andai con mio nonno al Tour de France. Fu una cosa incredibile perché tutti quanti lo conoscevano e lo trattavano con straor­dinario rispetto. Quando passavamo davanti alle persone che lo salutavano, a tutti diceva che ero suo nipote».
In quegli anni da adolescente, Van der Poel non pensava al ciclismo su strada e riteneva che nella sua carriera sarebbe rimasto solo un corridore di ciclocross. Certamente in quegli anni giovanili non poteva immaginare che il futuro nelle corse su strada sarebbe stato grandioso per lui.
«Non avrei mai pensato di diventare un corridore su strada. Io  puntavo semplicemente ad essere il più bravo nel ciclocross, per me all’inizio contava solo quello».
Nel ciclocross è diventato un esempio di unicità, tanto da aver conquistato 7 titoli mondiali tra il 2015 e il 2025. I primi successi su strada sono arrivati con la Coredon-Circus, squadra che poi si è trasformata nell’odierna Al­pe­cin-Deceuninck: dalla Ronde Van Lim­burg , conquistata il 15 giugno 2005 sono 53 le volte in cui ha alzato le braccia al cielo e non sono mai state vittorie banali, le sue.
Tornando alla Milano-Sanremo, questa Classica Monumento fino a pochi anni fa aveva la fama di essere una ga­ra no­iosa, ma grazie a corridori del calibro di Van Aert, Van der Poel e Pogacar è diventata una delle Classi­che più emozionanti e imprevedibili. La Sanremo è diventata una perla rara, perché difficile da vincere e da pronosticare: era dal 2010, allora fu Oscar Freire, che un corridore non riusciva a bissare il successo come ha fatto Van der Poel. Che subito dopo ha vinto da dominatore anche l’E3 Saxo Classic ad Harelbeke - anche qui doppietta, stavolta consecutiva - staccando Pedersen e Ganna sul Vecchio Kwaremont a circa 40 chilometri dalla conclusione.
Il prossimo appuntamento per il campione olandese è il Giro delle Fiandre dove dovrà confrontarsi ancora con Ta­dej Pogacar. Riguardo al rapporto che c’è tra questi due campioni, sono le immagini a raccontare tutto: spesso si vedono parlare insieme e ridere di quelle cose che conoscono solo i ciclisti. Quello che è certo è che Mathieu, è l’unico che al momento, può permettersi di vincere davanti a un corridore come Tadej Pogacar. L’olandese è stato chirurgico nella sua strategia dimostrando di essere un incredibile finalizzatore e, proprio lui ha ammesso di non aver mai vissuto un finale di gara incredibile come quello della Milano-Sanremo di quest’anno.
«Ogni Classica Monumento è meravigliosa, ma questa è davvero speciale per via dello scenario che c’è stato e per come è stata vissuta. Ho guardato spesso la Milano-Sanremo in televisione e non ho mai visto un finale di gara così, con tanta lotta sulla Cipressa e poi il Poggio. È stato Tadej Pogacar a scatenare tutto questo, lui è un corridore tanto forte e mi rende orgoglioso  aver vinto contro un campione come lui».
Alla vigilia della gara, la strategia della UAE Emirates XRG era abbastanza nota, praticamente tutti sapevano che Pogacar avrebbe iniziato ad attaccare sulla Cipressa anche se alcuni, pensavano che già sui Capi potesse accadere qualcosa.
«Sapevo che Tadej avrebbe cercato di staccarmi molto presto. Ero convinto di potergli tenere testa sul Poggio, ma sulla Cipressa sapevo che avrei dovuto soffrire molto. Per me la Cipressa è stato il momento più duro della gara. Il ritmo della UAE è stato  straordinario, con un crescendo man mano che salivamo. E in cima mi sono sentito contento per essere riuscito a seguire Pogacar in quel tratto così complicato». 
La vittoria però, non è stata decisa in salita e neanche in discesa, bensì direttamente sul rettilineo che porta dritti al traguardo. 
«Tutti sanno che preferisco gli sprint brevi, perché in passato hanno funzionato bene per me: sapevo di dover aspettare i 300 metri per lanciarmi. Lo scorso inverno ho lavorato molto su questo parrticolare tecnico e penso che i risultati siano arrivati».
Pogacar è rimasto deluso ancora una volta e quella Milano-Sanremo, così tanto desiderata, continua a non arrivare. 
«Penso che Tadej abbia fatto una gara perfetta. Se avessi avuto gambe leggermente peggiori, avrebbe vinto sicuramente lui. Ci riproverà ogni anno finché non ci riuscirà, questo è sicuro, e penso che alla fine ce la farà a vincere. È un talento che capita una sola volta in una generazione e quando vedi come corre, lui con i suoi compagni, ti rendi conto di quanto sia davvero im­pressionante».

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