di Giorgia Monguzzi
Parlando di ciclismo italiano in salsa femminile è ormai diventato impossibile non menzionare Elisa Balsamo, un tempo stella nascente, ma da ormai tanti anni è una delle porta bandiera di un movimento ai vertici del ranking mondiale. Elisa è una certezza, ma soprattutto è lo specchio della determinazione, della voglia di andare oltre i propri limiti, senza mai perdere di vista chi si è e chi si aspira a diventare. Lo sguardo chiaro e analitico dell’atleta della Lidl Trek è ormai famoso in tutto il gruppo che la ammira e la rispetta, parlare con lei delle gare passate e future non è un semplice saltarci dentro, ma affiancare una ragazza che sa quello che vuole, sa come riuscirci, ma soprattutto non ha intenzione di arrendersi.
Il nostro viaggio nel mondo di Elisa inizia, neanche farlo apposta, nella zona partenze di un aeroporto, la cuneese è pronta ad affrontare le classiche del nord, quelle che senza mezzi termini definisce come le sue corse preferite. Dopo tutto come darle torto visto che sembrano essere state cucite appositamente per lei? È un nuovo capitolo che si apre pronto per essere scritto e infatti nei giorni successivi raccoglierà un terzo posto alla Brugge de Panne e un seconco alla Gand-Wevelgem, ma questo è solo l’inizio.
Prima di immergerci nei sogni e nelle speranze della campagna del nord è però necessario fare un passo indietro, partire da quella Sanremo che circa una settimana prima ha segnato un pezzo di storia indelebile in materia di ciclismo femminile.
In gruppo si è bramato il ritorno della Classicissima per vent’anni, un’attesa che sembrava infinita tra promesse e speranze che hanno contribuito a rendere ancora più magica una corsa vissuta da tutte con grande emozione. Elisa Balsamo ci aveva messo un cerchietto rosso, ci credeva e fino alla fine è stata della partita, sempre davanti, sempre in controllo. Il bilancio finale parla di un settimo posto con forse qualche rimorso, ma sicuramente con la promessa di riprovarci.
«È stata una corsa come ci aspettavamo un po’ tutte: imprevedibile. Era una pagina bianca, molte l’hanno interpretata nel migliore dei modi, altre no, ma credo che questa prima edizione sia molto indicativa per gli anni futuri, ora sappiamo effettivamente come affrontarla e questo sarà di grande aiuto. Io sono soddisfatta della mia prestazione, anche se c’è un po’ di agrodolce; le mie compagne hanno fatto un grande lavoro, mi dispiace non essere riuscita a finalizzare. Sul Poggio ho provato a reagire anche agli ultimi scatti, sapevo che bisognava farsi trovare pronti e credevo che quella fosse la cosa giusta da fare, mi sono presa il rischio, ho speso veramente tanto e sul traguardo non avevo effettivamente più le gambe per fare la differenza. Non so se tornando indietro avrei fatto la stessa identica cosa, ma ormai è andata, fa parte del gioco e sicuramente ho imparato tanto» ci spiega Elisa soffermandosi poi sull’incredibile lavoro fatto dalla Sd Worx nel finale: nella vittoria di Lorena Wiebes c’è sicuramente la firma della campionessa del mondo Ltte Kopecki che si è spesa per andare all’inseguimento di Elisa Longo Borghini, che ha cercato di sorprendere le avversarie con un incredibile scatto nei due chilometri finali. La campionessa italiana ha atteso il ritorno sull’Aurelia per sferrare un attacco poderoso, deciso e forte, soprattutto senza mai guardarsi indietro.
«Eravamo sicure che qualcuno avrebbe attaccato in quel punto ed Elisa è stata perfetta. La grande fortuna della Wiebes è stata avere la Kopecky che ha tirato come un treno senza guardare in faccia nessuno. Se non ci fosse stata lei, la Longo sarebbe arrivata a braccia alzate»
Ciò che ha colpito maggiormente in questa prima edizione della Classicissima è stata l’impossibilità da parte delle atlete più scalatrici di fare la differenza su Cipressa e Poggio: né Elisa Balsamo né la sua avversaria Wiebes hanno mai perso colpi confermando che entrambe hanno lavorato duramente in salita. L’italiana ne aveva già dato prova una settimana prima quando al Trofeo Binda, nonostante il giro in più del circuito finale, aveva tenuto bene in salita ed era poi riuscita ad aggiudicarsi la vittoria finale bissando il successo dell’anno precedente, tutto merito di una preparazione che non lascia nulla al caso. Wiebes e Kopecky hanno migliorato molto nella tenuta in salita ed Elisa non ha potuto fare altro che tenere il passo alle sue dirette sfidanti, ha lavorato in modo deciso senza però mai snaturarsi e mantenendo lo spunto veloce che la contraddistingue.
In realtà all’esordio nel Uae Tour tutto non era andato proprio secondo i piani, c’era sicuramente qualcosa che non andava, ma subito la Lidl Trek ha rielaborato gli errori per tornare al suo meccanismo perfetto.
«L’Uae Tour è una gara molto particolare e per certi versi unica nel suo genere: le strade sono molto larghe e non ci sono curve, impostare le volate è diverso rispetto a tutte le altre competizioni. Sicuramente ci sono stati dei problemi, nel treno c’erano ragazze nuove che avevano bisogno un po’ di rodaggio. Abbiamo lavorato ulteriormente in ritiro cercando di individuare le criticità, ma finalmente in Spagna abbiamo raccolto i frutti. Credo che sia fondamentale partire dai propri errori per poi puntare a risolverli» ha spiegato Elisa che alla Valenciana su quattro giornate di gare si è portata a casa due vittorie, un secondo e un quarto posto.
Il segreto di tanti risultati, oltre logicamente alle sue incredibili doti da fuoriclasse, è da trovare nella struttura di una squadra in grado di costruire un gruppo assolutamente affiatato. La Lidl Trek ha sempre puntato sull’unione delle sue atlete pronte a spendersi per le proprie compagne e più volte eravamo rimasti colpiti dalla necessità, espressa dalla stessa Balsamo, di intensificare questo legame.
«La squadra in una corsa è fondamentale, senza non si va da nessuna parte credo che proprio la Sanremo abbia dimostrato tutto questo: se la Sd Worx non fosse stato un team così unito, Lorena non avrebbe mai vinto. Personalmente sono molto legata alla squadra, ringrazio sempre le mie compagne, sono grata di quello che fanno per me e credo che sia fondamentale stabilire un legame che vada oltre la semplice gara. Dopo il Trofeo Binda le ragazze si sono spostate in Liguria, avrei potuto stare a casa, ma ho preferito unirmi a loro, accompagnarle e consolidare ulteriormente l’idea di gruppo. Fino all’anno scorso c’era anche Elisa, è stato bellissimo lavorare con lei e ammetto che si sente la sua mancanza. Mi dispiace che non sia più con noi, ma sono scelte che si fanno e bisogna andare avanti; ora in squadra sono arrivate tante nuove ragazze con cui stiamo ricreando un bel gruppo» prosegue Balsamo, che non nasconde la mancanza della campionessa italiana in squadra. Fino all’anno scorso le due Elise erano diventate un marchio di fabbrica di successi e di determinazione, dopo la scelta della Longo di passare alla Uae le cose in Lidl Trek sono cambiate non poco, ci si è dovuti riorganizzare, ma soprattutto abbiamo assistito ad un ciclismo femminile che ha assunto una nuova forma. Se fino all’anno scorso eravamo abituati ad assistere sostanzialmente allo scontro di due grandi squadroni, nel 2025 in seguito anche a grandi spostamenti di mercato, la situazione si è fatta più articolata. Ne hanno beneficiato di certo lo spettacolo e quel movimento rosa che ormai tiene il passo del potente mondo maschile.
Con le classiche del nord per Elisa Balsamo si apre un capitolo importante della stagione 2025, la cuneese tra le strade del Belgio non solo si trova bene, ma ha dimostrato di saperle domare al meglio. Attualmente nel suo palmares figurano due Brugge - De Panne, una Gent-Wevelgem e una serie di piazzamenti che dimostrano la sua presenza costante quando viene il momento di lottare. Elisa è sempre stata presente, non si è mai tirata indietro, ma l’anno scorso è scattato qualcosa di ulteriore quando nel leggendario velodromo di Roubaix si è piazzata seconda alle spalle di Lotte Kopecky, ad un passo dal sogno e dalla storia.
«Le gare al nord mi piacciono molto perché hanno un fascino unico, c’è tanto pubblico, si corre sul pavè, hanno qualcosa di epico. La Roubaix è la gara più brutale di tutte e non credevo si adattasse alle mie caratteristiche, poi l’anno scorso trovandomi davanti nel finale ho capito che invece c’è la possibilità di arrivare in un gruppo ristretto e giocarsi le proprie carte. È una gara in cui serve assolutamente tanta fortuna, ma credo che sia io che la squadra siamo pronti. La Lidl Trek ha fatto un grandissimo lavoro sui materiali che alla fine usiamo solo un giorno, abbiamo fatto anche già delle ricognizioni e ne faremo altre in prossimità della gara. Sono curiosa di vedere cosa succederà».
Si tratta dell’ennesima sfida per Elisa che quest’anno proverà anche l’assalto all’Amstel, una gara che ha già corso, ma che forse per la prima volta affronterà con la concreta possibilità di lasciare il segno.
Dopo tutto chi si ferma è perduto, la cuneese ormai trapiantata nella Bergamasca, ce lo ripete più volte durante tutta la nostra chiacchierata ricordandoci che essere un’atleta è qualcosa che va aldilà del semplice andare in bici. È come un palazzo che viene tirato su pezzo per pezzo con materiale estremamente fragile che non esclude l’improvvisa caduta.
Elisa di intoppi ne ha avuti davvero tanti, dalla frattura della mandibola nel 2023 fino a quel terribile incidente alla Vuelta Burgos dell’anno scorso in cui è volata sulle transenne facendoci temere per il peggio. Nonostante le ferite è ripartita sempre e comunque, una specie di vero highlander spinta dalla passione per uno sport e un lavoro che l’hanno portata lontano.
«Purtroppo negli ultimi due anni non ho avuto molta fortuna, se sono qui oggi lo devo alla mia determinazione a all’aiuto delle persone che mi vogliono bene e non mi hanno mai lasciato sola. Sono state due cadute molto brutte e ammetto che tornare è stato difficile non solo fisicamente ma mentalmente; io ho lavorato molto dal punto di vista psicologico per cercare di superare subito la possibile paura che poteva arrivare. Purtroppo non è così semplice, dopo una caduta è normale avere paura e fare fatica a stare in gruppo, senti che non sei a tuo agio in quel posto e presto ne risente anche la performance. Di natura sono una persona che ha vuole continuare a migliorarsi, quando attacco il numero sulla schiena lo faccio sempre per vincere o comunque provare a lasciare il segno. L’anno scorso la spinta a tornare era fortissima, ho avuto l’incidente a metà maggio e sapecvo che due mesi dopo ci sarebbero state le Olimpiadi per cui avevo lavorato davvero tanto, è stata una spinta ulteriore a dimezzare i tempi di recupero. Due giorni prima dei campionati italiani ho tolto il tutore e sono riuscita a convincere il mio chirurgo a farmi correre, avevo veramente voglia di ritornare in bici e mettermi alla prova. Forse con il senno di poi non l’avrei fatto, era magari troppo presto, ma noi atleti siamo fatti così, sentiamo l’impulso di andare in gara, vogliamo vincere ed è proprio questo che ci spinge a fare così tanti sacrifici.»
Fa un certo effetto sentire questa parte del racconto da parte di chi all’esterno ha sempre mostrato tanta forza e determinazione, ma Elisa è anche questo, da una parte un concentrato di potenza e di analiticità, dall’altra una ragazza dal cuore grande pronta costantemente a mettersi in gioco. Sono tante le sfide che l’attendono e lei è pronta ad affrontarle con l’animo di chi non solo va in bici per lavoro, ma ne ama tutte le sfumature e i particolari. La Sanremo è una sfida aperta a cui vuole tornare, poi ci sono le classiche del nord, le gare a tappe, il Tour…
Al gate chiamano il suo volo, è il nord che l’attende e ormai alla fine del nostro personalissimo viaggio ci rendiamo conto che non abbiamo mai parlato della pista, quell’amore primordiale che le ha portato i suoi primi successi. Accenniamo una domanda, anche se sappiamo benissimo di andare a toccare una ferita ancora aperta. Parigi è stata una delusione dura da digerire non solo per lei, ma per molte altre ragazze del quartetto, Elisa almeno per quest’anno ha deciso di prendersi una pausa per concentrarsi solo sulla strada ma senza giri di parole non nega quello che è stato.
«Ho fatto una scelta difficile, ma arrivati ad un certo punto è sempre più complicato affrontare con costrutto entrambe le discipline. Durante l’inverno ho girato un po’ in pista, ma niente di più, è necessario prendersi una pausa, ma questo non significa che non tornerò. Non ho mai messo in dubbio la mia passione per i velodromi che è sempre fortissima e continueranno ancora a fare parte del mio percorso» ci dice in conclusione.
D’altronde l’amore per il ciclismo è anche questo.