Cattaneo: «Un settembre così speciale nn me l'aspettavo davvero»

di Valerio Zeccato

Il mese di settembre è stato d’oro per Mattia Cattaneo, trentatreenne professionista della Soudal-QuickStep che ha inanellato una gran serie di podi tutti nelle cor­se a cronometro, individuali o in staffetta. Terza piazza nella crono di Madrid della Vuelta l’8 settembre, medaglia di bronzo per il terzo posto conquistato al Campionato Europeo a Zolder in Belgio l’11 settembre, il giorno dopo sempre a Zolder il trionfo continentale con la maglia azzurra nella Staffetta Mista (in compagnia di Elena Cecchini, Vittoria Guazzini, Gaia Ma­setti, Edoardo Affini e Mirco Mae­stri). E poi ancora una bella medaglia di bronzo il 25 settembre al Mon­dia­le di Zurigo in Svizzera, sempre nella staffetta mista (stavolta con Pippo Ganna, Edoardo Affini, Eli­sa Longo Borghini, Soraya Paladin e Gaia Rea­lini) con l’aggiunta della prima partecipazione ad un campionato del mondo in linea tra i professionisti. 
Insomma un bel filotto da far invidia a tutti per il bergamasco di Alzano Lom­bardo che da tempo vive in Svizzera, a Samedan nel Canton dei Grigioni vicino a Saint Mortiz, celeberrima località alpina. Umile e riflessivo, tosto e gran lavoratore come la buona stirpe orobica, Mattia è professionista dalla metà del 2012 e ha saputo superare tanti momenti bui e difficili nella sua carriera. Da dilettante aveva incantato tutti vincendo molto e bene (nel 2011 si è imposto nella classifica generale del GiroBio, il Giro d’Italia dei dilettanti, superando un certo Fabio Aru…), poi le tante vicissitudini nei prof lo avevano co­stretto ad un ruolo marginale. Ma Cat­taneo ha saputo scalare le montagne (da lui molto amate, tanto da andare a viverci) spianando grinta e determinazione e, stagione dopo stagione, ha trovato la giusta maturazione diventando uno dei migliori corridori nelle corse contro il tempo, e uno dei più apprezzati luogotenenti per i vari capitani, a cominciare dal fenomeno belga della Soudal QuickStep, il plurititolato Remco Eve­ne­poel.
Settembre da incorniciare, vero Mattia?
«Sicuramente! Per me è un periodo molto bello e sinceramente non me lo aspettavo. Sapevo onestamente che dopo la Vuelta stavo bene, so­no uscito dalla corsa a tappe spagnole con le gambe che giravano alla grande, ma fare questi ri­sultati davvero non potevo nean­che immaginarlo».
Da dove nasce questo grande amore (ricambiato a suon di risultati) con le cronometro?
«Ho sempre coltivato un po’ la crono sin dai dilettanti e anche prima. Ho lavorato in modo im­portante su questa specialità quando sono arrivato alla Tre­vigiani con Mirko Rossato e Mar­co Milesi. Poi una volta passato tra i professionisti, per i diversi problemi che ho avuto l’ho lasciata un po’ da parte. Quando sono approdato alla Androni Giocat­toli nel 2017 ho ricominciato a curare le crono e l’ultimo gradino l’ho fatto quando sono arrivato alla Quick-Step nel 2020. Ho lavorato tanto sulle gare contro il tempo, sono migliorato e so­no poi arrivati anche i buoni risultati».
Ad ottobre del 2023 ti sei sposato con Erika, anche lei alzanese: quanto ha inciso il matrimonio sul Mattia Cattaneo di oggi?
«Sicuramente fare un passo del genere ti dà tanta sicurezza sot­to tutti i punti di vista. Per me e Erika è stato un bel passo, im­portante, e ci ha por­tato tan­ta serenità che indubbiamente mi aiuta anche quando cor­ro».
Perché Saint Moritz? E nella tua cara Bergamo ci torni?
«Io sono innamorato della montagna che è la mia prima passione, ancor più della bicicletta. E poi dove vivo è un po­sto ideale per la preparazione: sono in altura e riesco ad allenarmi al me­glio, e ci si vive molto bene. A Ber­ga­mo ho ancora una casa e quindi Erika ci andiamo spesso appena possiamo: non abbandoniamo le nostre radici».
Ultimamente hai sottolineato in alcune interviste di aver buttato la prima parte della carriera perché volevi essere il più magro possibile. Quanto ha inciso tutto questo nella tua crescita di corridore?
«Mi ha frenato molto. Sono co­se molto delicate e ci vuole tanto tempo per ritrovare il giusto equilibrio. Non si cambia dall’oggi al domani, questo è certo. Ma guardando in­dietro il mio pensiero non è negativo: questo problema mi ha certamente tolto tanto nella prima parte della carriera, ma oggi a 34 anni il livello che ho raggiunto in questo ciclismo così giovane ed esigente, è molto alto. Oggi compio delle performance che quando avevo 28/30 anni non riuscivo a fare, diciamo che indirettamente alla lunga mi ha preservato, correndo meno adesso vie­ne fuo­ri il risparmio di energie. Mi rendo conto che pochi corridori con la mia età sono ancora abbastanza competitivi in un ciclismo che esige tanta forza an­che mentale per sta­re davanti. Diciamo che mi ha tolto tan­to ma alla fine è stato un cammino che mi ha portato dove sono arrivato ora».
Nel team sei al servizio di un vero e proprio fenomeno come Evenepoel. Tu che spesso vivi corse e giornate con lui, come lo descrivi?
«In realtà per come lo conosco io è un ragazzo molto sicuro di sé, ma allo stesso tempo molto tranquillo e disponibile con i compagni di squadra. Mi verrebbe da dire che è un normale ragazzo di 24 anni, con tanta voglia di fare e con tanta grinta, ma anche con un “motore” fuori dal comune».
Il 25 ottobre tagli il traguardo dei 34 anno, dei quali ben 12 trascorsi nel professionismo. Mattia Cattaneo cosa chiede ancora al ciclismo?
«Cercherò di essere competitivo ancora per più tempo possibile, questo mi sento di chiedere. Logicamente diventa sempre più difficile perché gli anni au­mentano e il fisico un po’ alla volta ne risente. Farò di tutto per essere sempre professionale e per rendere al massimo: ho trovato quello che è il mio lavoro, il mio compito di essere di supporto ai capitani nei grandi Giri e in ogni corsa importante, e cercherò di farlo al meglio per più tempo possibile. La­vorerò ancora sulla cronometro che mi piace, però il mio obiettivo principale è quello di aiutare i capitani, credo di farlo in modo discreto e, ripeto, cercherò di farlo più a lungo possibile».

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