Editoriale

di Pier Augusto Stagi

PROGRAMMATORI & PROGRAMMI. Ha vinto un supermondiale, in questo primo SuperMondiale olimpico della storia. Undici giorni di ciclismo a 360°, dove mancava solo il ciclocross. Undici giorni olimpici per le due ruote alla vigilia dei Giochi di Parigi, da indigestione pedalatoria di assoluta bellezza, che hanno riempito la nostra estate con gesti di altissimo livello e classe: come dimenticare il rush finale del nostro Pippo Ganna nell’inseguimento che gli è valso l’oro? Come non restare estasiati dall’assolo di Van der Poel, che ha annichilito gli avversari su un percorso semplicemente sublime e che ha esaltato la sfida, elevandola a spettacolo?
Ha vinto da autentico Superman, Mathieu Van der Poel. Aveva messo nel mirino quella maglia con i colori dell’arcobaleno e, come è solito fare, non ha mancato l’obiettivo. Lo si era capito chiaramente e inequivocabilmente al Tour de France, dove l’olandese volante ha corso con un filo di gas, senza mai mandare fuorigiri il suo prezioso motore. Giusto qualche sgasata nei finali in favore di telecamere e di Jasper Philipsen e finiva lì, ben guardandosi dal finirsi, ma pensando solo a finire la Grande Boucle con una condizione ottimale, per Glasgow.
Il resto è storia. L’abbiamo visto tutti quello che è stato capace di fare l’olandese volante. Avrebbe voluto anche portarsi a casa la maglia con i colori dell’arcobaleno della mountain bike, ma ancora una volta gli ha detto male. La suggestione delle tre iridi diversi era troppo grande, eppure il sogno e le ambizioni sono evaporate dopo appena 2’38”. La ruota anteriore perde aderenza e l’olandese volante vola per le terre. Finisce come all’Olimpiade 2021: un salto che non si aspettava (nelle prove c’era uno scivolo, che poi sarebbe stato chiaramente tolto) e l’inevitabile atterraggio sulla schiena è stata la diretta conseguenza. A Tokyo come a Glasgow vince Pidcock, ma del fantastico interprete olandese non possiamo dire assolutamente niente.
È chiaro, forse si sarebbe dovuto limitare a correre solo su strada e accontentarsi di più. Forse due indizi non fanno una prova, ma il bello di questo ciclismo è che non ci sono programmatori, ma solo programmi da sovvertire e scompaginare, grazie a questi grandi corridori, che osano, rischiano, si mettono in gioco, sfidando tutto e tutti e di questo dovremmo essere tutti felici.

SUONATI COME DELLE CAMPANE. Sapete bene cosa penso del Tour e dei francesi: sono il non plus ultra. Corsa pazzesca, organizzata come si deve. Chiaro, nessuno è perfetto e tutto è perfettibile, però avercene.
Diciamo che sono una eccellenza, perché eccellono un po’ in tutto, dal cast dei partecipanti alla copertura mediatica che non ha eguali. È un carrozzone ben confezionato, che nonostante le dimensioni pachidermiche riesce ancora a muoversi con relativa agilità.
Detto questo, c’è il problema Vuelta. Facile dire, come hanno detto gli amici spagnoli, siamo il secondo Grande Giro. Per livello di partecipazione sì, per il livello dell’organizzazione neanche per sogno. E lo si è visto una volta di più quest’anno (non che gli anni precedenti siano stati migliori), dove nelle prime tappe è successo di tutto, con corridori mandati letteralmente al massacro e con la grave colpa, da parte dei corridori stessi, di fare la voce grossa solo quando si trovano sulle strade dell’italico Giro.
Tolto Remco Evenepoel che non le ha mandate a dire, ma lì è restato, gli altri muti. Muti perché Unipublic è di proprietà di Aso, la più grande organizzazione mondiale di corse ciclistiche, la mamma del Tour. Nel 2008 ne comprò il 49%, per poi perfezionare l’acquisto e nel 2014, salendo al 100%. Insomma, Tour e Vuelta hanno lo stesso padrone, ma la differenza si vede ad occhio nudo, qualcosa non torna, più di una cosa non funziona. Se i francesi pensano che sia sufficiente la sola imposizione delle mani per cambiare il corso della storia è evidente che si sbagliano.
Dalla mia posizione decentrata temo che i cugini d’Oltralpe abbiano commesso l’errore di lasciar fare troppo agli spagnoli, anch’essi fraterni amici di viaggio, ma chiaramente di gran lunga meno rigorosi e capaci di noi e dei figli di Molière. Sono i fatti a dircelo, sono le immagini che vengono irradiate nelle nostre case a confermarcelo. Non è una questione di campanile, anche perché alla Vuelta nei primi giorni di corsa gli organizzatori sembravano davvero suonati come delle campane.           

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Santiago Buitrago saluterà la Bahrain Victorious a fine stagione e dal 2027, per tre stagioni, correrà in maglia NSN. Il colombiano era passato professionista nel 2020 con la formazione araba, con la quale ha conquistato due tappe al Giro d'Italia...


Il team Pinarello Q36.5 Pro Cycling è lieto di annunciare l'ingaggio dello sprinter ceco Pavel Bittner, che entrerà a far parte della squadra a partire dal 1° gennaio 2027 con un contratto biennale. Considerato da molti uno dei giovani più...


Spesso negli ultimi anni Giancarlo Ferretti ha accettato il nostro invito ed è stato protagonista del nostro podcast BlaBlaBike. Per rendegli omaggio, però, abbiamo pensato di riproporvi questa lunga intervista realizzata da Pier Augusto Stagi per il numerodi novembre 2012...


Il mondo del ciclismo si prepara a dare l'ultimo saluto a Giancarlo Ferretti, il decano dei direttori sportivi che si è spento ieri all'età di 85 anni. Da domattina, martedì, alle ore 9, la salma sarà esposta presso la camera...


La Soudal Quick-Step è lieta di annunciare che Lorenzo Milesi entrerà a far parte della squadra a partire dalla prossima stagione con un contratto triennale. Originario di San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, Lorenzo è diventato professionista quattro anni...


Dopo aver vestito la maglia della Movistar dal 2012 al 2016, Giovanni Visconti potrebbe tornare alla corte della formazione spagnola in qualità di direttore sportivo. Il tre volte campione italiano su strada – attualmente talent scout per la Jayco AlUla...


Il Tour de France Femmes si è concluso ieri, ma continua a regalarci delle perle. Non solo per la spettacolarità della corsa, la rivalità tra la vincitrice Demi Vollering e la seconda in classifica generale Kasia Niewiadoma, lo show che...


“Gli investimenti nel ciclismo femminile sono diventati troppo ingenti per potersi accontentare del calendario attuale”: è con questa dichiarazione che Philip Roodhoft, Team Manager di Alpecin e Fenix-Premier Tech, ha rilanciato nelle ultime ore la necessità di ampliare il...


Il Giro di Polonia sul Passo Pordoi, chi se lo ricorda? Era il 2013, un evento unico e particolare, che in terra polacca rievocano ancora con grande piacere, anche perché di montagne come quelle trentine non ce ne sono a...


Numeri, curiosità e statistiche aiutano a rileggere e ad approfondire quel che abbiamo vissuto nella tappa di ieri e nell'ultima settimana. Seguiteci: 2: LA PRIMA A FARE IL BISVincitrice del Tour de France Femmes avec Zwift 2026, Demi Vollering è...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra