Foldager: «Ci ho creduto, ce l'ho fatta»

di Carlo Malvestio

Dal 2019 la Biesse-Carrera è costantemente protagonista al Giro Next Gen. Lo è stata con Filippo Conca e Kevin Colleoni, lo è stata con Alessio Bonelli e Ric­car­do Ciuccarelli, quest’anno è invece toccato ad Anders Foldager, che all’ultima occasione buona si è portato a ca­sa una tappa. E che tappa, visto che il finale era particolarmente suggestivo, in Piazza Unità d’Italia a Trieste.
«Che bella sensazione! È stata una giornata dura, calda e vissuta a ritmo altissimo - ha detto Foldager -. Quando a 50 chilometri dall’arrivo mi han detto che avevamo ancora 5 minuti di vantaggio ho cominciato a crederci, perché sapevo che negli ultimi 10 chilometri il gruppo non avrebbe potuto recuperare molto essendo tutta discesa. Però la certezza assoluta l’ho avuta a 2 chilometri dall’arrivo».
Il danese della Biesse Carrera non è certo nuovo a vittorie spettacolari. Quest’anno si era imposto al Trofeo San Vendemiano e aveva col­to podi e piazzamenti un po’ ovunque: «L’anno scorso avevo fatto secondo in una tap­pa (quella di Chiavenna, alle spalle del canadese Riley Pickrell, ndr) e per tut­to l’inverno ho pensato a un modo per vincere una tappa al Giro - ha spiegato ancora -. Dopo la Gent-We­velgem mi sono ammalato e sono ri­masto fermo un mese; fino a tre settimane fa pensavo di non poterlo nemmeno correre questo Giro, visto che ancora non avevo ripreso ad allenarmi. Poi pian piano ho ricominciato, ho affrontato questo Giro giornata dopo giornata, all’utima tappa ho voluto provare ad andare in fuga ed è nata questa chance».
Classe 2001, nativo di Skive, Foldager è al suo secondo anno con la maglia della Biesse Carrera. Tiene bene nelle brevi salite e ha un ottimo spunto veloce: «Non posso considerarmi un ve­locista, perché gli sprint a ranghi compatti li soffro. Però le volate ri­strette mi piacciono, sono abbastanza potente quindi riesco a dire la mia. Questo Giro non mi ha detto molto di più di quanto non sapessi già, sono un corridore da percorsi misti. Una volatina dopo una corsa dura, con vari strappi, è per me lo scenario ideale».
L’anno scorso ha scelto di uscire dalla comfort zone e inseguire con convinzione il professionismo. Ora vive a Osio Sotto, in provincia di Bergamo: «Sono arrivato qui perché alcuni miei amici avevano fatto lo stesso percorso, sono venuti in Italia e poi sono riusciti a passare professionisti. Se hai la mentalità giusta, quella di metterti in gioco, di stare lontano dalla famiglia e imparare una nuova lingua, allora sì, lo consiglio anche altri corridori che vengono dal nord Europa».
Lui la sua missione l’ha portata a termine crescendo nel team guidato da Marco Milesi e Dario Nicoletti e nel 2024 passerà prof con la Jayco AlUla, pronto per un nuovo inizio.

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