Pogacar, Phenomenon

di Nicolò Vallone

«Di campioni in 70 anni di ciclismo ne ho visti. Di Eddy Merckx ce n’è uno ma vi dico che Tadej è l’unico che può succedergli: è bravo, umile, coi piedi per terra, ben voluto da tutti, e non sappiamo ancora fin dove può arrivare con le sue qualità».
Con queste parole, pronunciate nella sede della sua storica ditta a Cambiago, giovedì 16 dicembre Ernesto Colnago ha dato la grande investitura a Tadej Pogacar. L’occasione è stato il brindisi natalizio della Colnago alla presenza, oltre che del mitico patron e del fuoriclasse sloveno in persona, dell’amministratore delegato Nicola Rosin e del responsabile marketing Manolo Ber­toc­chi oltre che dell’agente Alex Ca­rera, del CEO della UAE Emirates Mauro Gianetti e del direttore comunicazione del team emiratino Andrea Agostini. E di un partner tecnico del calibro di Va­len­tino Campagnolo.
Una descrizione, quella fatta dall’89en­ne Colnago (festeggerà 90 anni il 9 febbraio prossimo), che calza a pennello per il 23enne Tadej. Un ragazzo, quasi un ragazzino, che te lo vedi davanti di primo acchito e ti sembra arrivato l’altroieri dai boschi e dalle distese verdissime di quell’eden ancestrale che è la Slovenia. Poi lo osservi, scambi qualche sguardo e qualche parola, e non hai bisogno di vederlo pedalare per percepire quanto sia fuori dal comune. La compìta cordialità di un giovane veterano, gentile quanto basta e ritroso quanto serve, dal sorriso fresco e misurato.
Figlio diletto di un popolo che combina orgogliosamente sangue slavo e vestigia asburgiche, e di una nazione che nel corso dei secoli è passata dal fornire alla corona d’Austria i cavalli lipizzani allo sfornare purosangue sportivi (mica solo nel ciclismo: Luka Doncic dice niente?) Pogacar è perfettamente coerente in bici e in società: sempre disteso e pa­drone della situazione, fa sembrare tut­to semplice. Non con spocchia, bensì con discrezione. E risponde alle interviste con la stessa attenzione e nonchalance con cui chiude ogni attacco dei rivali e allunga in salita come fosse un allenamento in pianura. E con cui ha già conquistato due Tour de France, una Liegi-Bas­togne-Liegi e un Lombardia, solo per citare le vittorie più importanti.
In quel tardo pomeriggio di metà di­cembre, nel salone al primo piano della Colnago adibito a museo dell’azienda, Tadej Pogacar ha così parlato di svariati temi riguardanti carriera e dintorni.

OBIETTIVI 2022. «Il focus principale è sul Tour, ma ho messo nel mirino pure i Mondiali in Australia che si prospettano davvero tosti. Per il resto stiamo ancora discutendo sul calendario definitivo. L’idea è di iniziare con lo Uae Tour e disputare 4 monumenti su 5: Lombardia e Liegi che adoro, debuttare al Fiandre e tornare alla Milano-Sanremo. La classica di primavera mi piace, ammetto che la prima parte è un po’ noiosa ma il finale mi intriga parecchio! In generale, comunque, grandi giri e classiche monumento sono gare fantastiche, così come Olimpiadi e Mondiali».

GIRO O VUELTA? «A fine Tour vedremo in che condizioni sarò e decideremo se correre anche in Spagna. Per la Corsa Rosa c’è tempo».

TRIPLA CORONA. «Non mi monto la testa e ragiono passo dopo passo, anno dopo anno. Per tutto ci sarà il momento giusto, chiaramente quella di affrontare tutti i grandi giri e arrivare a vincerli è una sfida stimolante, può essere un sogno per il futuro».

L’ALLENAMENTO. «Mi sto già preparando intensamente per la prossima stagione, passo tanto tempo in bici. Il mio approccio? Mi piace entrare nei dettagli, è fondamentale per un corridore conoscere bene l’aerodinamica, ma non ne faccio un’ossessione».

DIFETTI DA MIGLIORARE. «Premesso che c’è sempre qualcosa da migliorare, al momento non sento di avere uno specifico punto debole su cui lavorare. Penso semplicemente ad allenarmi e dare il massimo e oltre, per me e per il team.»

L’ORGANICO DELLA UAE. «Hanno preso dei bei corridori, saremo una squadra molto forte. Abbiamo imparato a conoscerci nel raduno di ottobre negli Emirati e non vedo l’ora di correre insieme a loro!».

NATALE E CAPODANNO. «In Slovenia con la mia famiglia e quella di Urska Zigart, la mia ragazza. In mezzo a tanto lavoro, un po’ di tempo di qualità a casa mia e coi miei affetti».

FIDANZATA CICLISTA. «Dato che fa il mio stesso lavoro, ci capiamo a vicenda pure se capita di non vedersi per ol­tre un mese. Poi facciamo in modo di passare bei momenti insieme».

IL RAPPORTO COI CORRIDORI ITALIANI. «Penso e spero che sia ottimo. Sono particolarmente legato a Davide Formolo, un corridore che mi è stato davvero molto vicino ed è un amico».

L’ALTRO SLOVENO: IL RIVALE. «Il rapporto con Primoz Roglic è uguale ai primi anni in cui abbiamo iniziato a correre insieme, ci stimoliamo a vicenda a fare sempre meglio. Qualche volta ci alleniamo insieme a Montecar­lo, ma in genere abbiamo programmi e tragitti diversi».

L’ALTRO SLOVENO: IL COMPAGNO. «Jan Polanc è importantissimo per me, sono felice e fortunato ad averlo in squadra con me. Con la sua esperienza mi ha aiutato molto ad ambientarmi nel World Tour. Oltre che un collega e un connazionale è un gran compagno di stanza, un amico».

IL BOOM SPORTIVO DELLA SLOVENIA. «Non so se c’è una causa specifica, di sicuro amiamo lo sport e siamo abituati a praticarlo fin da bambini. Certo, il nostro paesaggio aiuta: tanta natura e molte strade, puoi correre sia in montagna che in piano che sul mare. Perfetto per il ciclismo».

LA VITTORIA PIÙ BELLA. «Verrebbe da dire il Lom­bardia, ma ne dico una che non è una vittoria ma mi ha permesso di indossare una maglia gialla che poi ho portato fino a Parigi: il quarto posto nell’ottava tappa del Tour di quest’anno».

IL GIORNO PIÙ BRUTTO IN BICI. «La Strade Bianche con 40 gradi».

OLTRE LA STRADA... «Non ho mai fatto la pista, mentre qualche volta mi sono divertito col ciclocross (il giorno di Santo Stefano ha vinto il cross di Ljubljana, ndr), quindi opterei probabilmente per la Mountain Bike.»

ALTRI HOBBY. «Nulla di troppo originale: guidare l’auto, giocare ai videogiochi, serie tv su Netflix».

RAPPORTO CON L’ITALIA. «Mi piace correre nel vostro Paese... e poi il cibo! Potrei anche vivere senza pizza, ma di certo non potrei vivere senza una buo­na pasta.»

E lL CIBO SLOVENO? «Ce n’è di buo­no! Consiglierei in particolare: lo Žgan­ci (pron. "shganzi") che è una sorta di polenta; piatti a base della nostra tipica salsiccia con cavoli o verza; e gli Štru­klji, che potremmo definire delle paste ripiene che si possono fare in vari mo­di, sia dolci che salate».

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