Andava al massimo. Andava a tutta. Andava di corsa. Allo striscione dell’ultimo chilometro si trasformava in velocista, un gioco di scie e traiettorie, uno sfioramento di gomiti e uno sfruttamento di ruote, scommessa di gomme e soprattutto attimi, l’attimo in cui uscire allo scoperto, all’aria, al vento, ed esplodere – potenza, watt o, più semplicemente, voglia – per arrivare al traguardo anche di un niente ma prima di tutti gli altri. Adesso Moreno Di Biase continua a predicare la bicicletta e battezzare al ciclismo per altre ragioni, con altri obiettivi: la sicurezza, il piacere, la disciplina, la coscienza, la responsabilità, e sempre la passione. Dentro di lui, lo stesso fuoco.
Così va letta e interpretata anche la quarta edizione della Granfondo Trabocchi-Maiella. Che non è una granfondo tradizionale, pronti-via-a tutta, ma una festa della bicicletta e del ciclismo, un’occasione per ritrovarsi e riconoscersi, per provare e provarsi, non solo per competere e gareggiare, per famiglie e gruppi, non solo per società e squadre. Una cicloturistica con diverse possibilità, anche in brevi tratti cronometrati. E le strade della Costa dei Trabocchi, una terrazza sul mare, e della Maiella, un balcone sulla montagna, compresa la scalinata – sempre a pedali – che conduce dal mare alla montagna, aiutano a scoprire e godere.
L’appuntamento è per sabato 2 maggio, i percorsi sono due, quello lungo di 115 km e quello breve di 75, la partenza alle 8.30 da Fossacesia Marina (Chieti), previste opportunità per i più piccoli (ma anche per adulti interessati al fitness tipo palestra) con un villaggio gratuito a cura Moira Life Experience, per informazioni tel. 3476052565 e www.granfondotrabocchi-maiella.it.
Di Biase è, a suo modo, un missionario: “Voglio restituire tutto il buono del ciclismo che ho ricevuto. Al ciclismo bisogna dare tanto, ma dal ciclismo si può avere tantissimo. La bicicletta insegna a stare bene con sé stessi, con gli altri, con la natura, con il mondo. La bicicletta è una fonte di amicizie, esperienze, avventure, una fabbrica di ricordi e racconti, una miniera di sensazioni. I bambini lo riconoscono e lo manifestano. Me ne accorgo quando escono da scuola: prima abbracciano me, poi i genitori”.
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