Scripta manent

Il Defilippis ritrovato

di Gian Paolo Porreca

          aro amico Lino, e avrei così provato più intenso ancora il desiderio - ora che non ci sei più, scom­parso il mese scorso a Mon­dovì -, di rivivere le Sanremo del sole, quelle dei San Giuseppe trascorsi a Sessa Aurunca. Quando tutti e due, tu più grande di qualche anno, vivevamo lì.
Ritrovare, oggi che si affaccia solo il calendario ad un anno nuovo, ad occhi chiusi, sotto l’Arco del Castello, accesa di nuovo per una coincidenza aspra del destino, quella festa strappata al calendario, come fosse una domenica in più, che allontanava dalla mente allora le interrogazioni a scuola e una professoressa di Lettere con gli occhiali dorati che si chiamava Di Resta, quella festa che profumava già dell’euforia di Pasqua, a Sessa… E rivedere ancora la 600 celeste targata NA 128113 che mio padre curava come fosse una miniatura e il nonno Giacomo, a capotavola di un vociare senza sosta di zii e nipoti - era l’onomastico sacro di zio Peppino - che non permetteva senza eccezione alcuna che si accendesse la televisione durante il pranzo.
Ed era così, caro Lino, la mia fuga da Sessa a Sanremo, corridore ciclista a vita per esigenza di solitudine, la fuga mia clandestina per la Sanremo, ragazzino sconsiderato con il cuore che traboccava di figurine sbiadite - Forestier Gismondi Le Dissez - come fossero le bambine bionde delle estati a Scauri, la fuga mia per i gradoni del Castello giù quasi alla Marina, a casa tua, il civico 31, il portone di legno marrone, prima del pergolato altero dei Ciocchi. (Lino, il figlio della signora Pagliuca, un buon amico, così gentile e riflessivo, così ingegnoso, e io non smettevo mai di ammirarlo per avermi un giorno riparato, con la ceralacca, la lama spaccata di una spada di plastica, dono della Befana...).
E lì accendere, in quella buia sala da pranzo abitata da Madonne di Pompei addolorate e da una indimenticata nostalgia, e lì accendere quel grande maestoso Radioma­rel­li: un televisore era allora per forza italiano.
E tutti e due con il Corriere dello Sport in mano, la Gazzetta mica arrivava allora nei paesi del Sud, e l’elenco dei corridori da ripassare bene, come fosse una terza declinazione, tu tifoso di Nino De­fi­lip­pis, il “Cit” di Torino, scanzonato e veloce, io di Pasquale Fornara da Borgomanero, anche quando non avrebbe corso più: i capelli di Fornara sempre in ordine, in fotografia, la sua discreta eleganza, troppo garbato o no?, per diventare un grande campione.
La Sanremo si consumava trepida come una candela nel Duomo in quella attesa, non c’erano le telecamere mobili, non c’era il colore, mezz’ora di ritardo puntuale sulla tabella di marcia, la musica imparziale del “siamo in attesa di collegarci…”, e la speranza aveva uno spessore diverso, una fantasia tangibile fra le dita, poche notizie che arrivavano a stento e sempre confuse via radio, e la distanza dal­le cose poteva costruire una lecita emozione. Dal fondo del te­leschermo, come dal fondo degli anni un giorno, poteva comparire chiunque, qualsiasi sagoma, “ed ecco a voi, ed ecco a voi...”: l’impagabile licenza del sogno, ricordi Lino?
Di una giornata intera, da Milano a Sanremo, lì a Sessa Aurunca co­me in ogni stazione del cuore, la corsa vera si sarebbe invece esaurita in un batter di ciglia: il passaggio dei ciclisti giù ad Imperia, sul lungomare, un vertiginoso vorticare di ruote, appena intravisti i corridori e subito dileguati dietro un muro, quella fuga dell’ eroico Barone, quel tentativo di Pel­licciari, un francese oriundo italiano in maglia Mercier che si chiamava Anastasi, e ti raccomando di pronunciarlo con l’accento sulla “i” : quelle storie regolarmente spazzate dal vento contrario, buttate via come gli amori regolari quando ti arriva addosso e diventa primo l’ultimo, senza speranza.
E poi l’epilogo finale, non c’erano ancora il Poggio, e tantomeno la Cipressa, a filtrare arcigni le am­bizioni di tutti e ad annunciare i campioni, no, ma era uno sprint di gruppo massiccio e tumultuoso, da decifrare ogni volta.
Le motociclette della polizia e le automobili di quel misterioso se­guito, da voi ragazzi tanto invidiato, d’improvviso spalancavano la prospettiva del rettilineo di arrivo, via Roma con la fontana sullo sfondo, e quelle volate arrembanti per le quali inutilmente cercavate un riferimento plausibile, una sventagliata di dorsi e numeri di gara malinconicamente sospesi fra Poblet e Van Looy.
Caro Lino, tu che presto per lavoro dopo la laurea saresti poi andatoi a vivere in Piemonte, a Mon­do­vì, per quella ed una Sanremo ancora, quelle che si correvano di San Giuseppe con il traguardo idealmente a Sessa, e chissà chi le vinse, ma di certo niente Defilip­pis, per te, e niente Fornara, per me, E un altro inesorabile ordine di arrivo che suonava straniero allora, ma torna oggi così profondamente caro, una antologia di inespressivi nomi fiamminghi - Van Daele Proost Schroeders Molenaers Vannitsen - che avremmo conservato a memoria dentro, senza saperlo, preziosi come i primi versi dell’Iliade.
E me ne correvo fuori, allora, via per lo stradone del Castello, il giardino segreto dei Monarca con le ultime arance, un groppo di delusione che non andava giù, quella realtà che non era più un sogno, a corsa conclusa: e si ridestava puntuale il timore del latino. E il cortile della Marina, a fianco del palazzo Irace, e quel muretto di tufo sgretolato su cui piantare i piedi per vedere meglio lontano. Affacciati a stento sul futuro. Fornara e Defilippis, i nostri contendenti, due Aiaci, due eroi omerici, ricordi, Lino?
E ti ringrazio ancora dell’esordio di quella compagna giovinezza, Annamaria, Elena, Giulio, Gian­fran­co, Uccio, con l’amore per le ragazze Cresce e Lena e Maria Teresa Casale, a sbocciare, sul quartiere del Castello. E infinitamente su questa pagina dedicata di quella tua cartolina, da Mon­do­vì, incredibile, ricevuta venti anni dopo. «Ciao Paolo, sai chi ho in­contrato oggi in ufficio? Il mio Nino Defilippis di quando eravamo ragazzi!!! Te lo ricordi ???». Sì, Lino, ti rispondo solo ora, in ritardo estremo, scusami, forse non avevo l’indirizzo, scusami, forse fuori tempo massimo. «Sì, me lo lo ricordo ancora».

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Un Grand Départ storico ed elettrico. Nel 2027, il gruppo del Tour de France Femmes avec Zwift attraverserà il mare, una prima nella sua storia, per gareggiare in tre tappe in Inghilterra, un mese dopo il Grand Départ Gran Bretagna...


C'è anche la storia del ciclismo italiano all'Italia Sports Summit, che sul lungomare di Viareggio ha aperto oggi ufficialmente le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario dell'Unione Stampa Sportiva Italiana, emanazione sportiva del sindacato nazionale dei giornalisti. In mezzo ai panel su...


Importante novità per quanto riguarda la corsa a tappe che ha rivelato al grande pubblico Tadej Pogacar e che lo scorso anno è stata vinta da Paul Seixas, ben di più che semplice astro nascente del pedale transalpino. Parliamo del...


Nella sua carriera da corridore, Daniele Bennati non è mai stato tipo da grandi montagne, anche se esattamente vent’anni fa, nel 2006, riuscì a imporsi in una tappa della corsa da cui il Tour of the Alps ha raccolto l’eredità,...


Mathieu van der Poel non prenderà parte alla tappa di ciclocross di Coppa del Mondo di domenica a Benidorm. La gara non era mai stata effettivamente programmata, ma c’era comunque una piccola possibilità. Il CT della nazionale olandese Gerben de...


È in maniera decisamente originale e creativa che Mattia De Marchi ha lanciato il suo nuovo progetto gravel The Grip. Con una studiata serie di contenuti, diluita sapientemente negli ultimi tre mesi e ricca di riferimenti agli anni 90’/...


Derek Gee West correrà il Giro d’Italia 2026 e lo farà con l’obiettivo di migliorare il quarto posto conquistato lo scorso anno e salire sul podio. Il canadese, fresco di accordo triennale con la Lidl Trek del General Manager Luca...


Oscar Onley è uno dei corridori più promettenti per le corse a tappe, talentino britannico di 23 anni e vero e proprio colpo di mercato del Team Ineos. La formazione inglese lo voleva a tutti i costi e lo ha...


La sua base europea è a San Marino, mentre la sua casa con tutti gli affetti è la metropoli di Monterrey, ma è cresciuta a Tampico. Si tratta Romina Hinojosa, giovane talento messicano che corre con la Lotto-Intermarché. Spesso dietro...


La Federazione Ciclistica Italiana ha inviato a tutti i Gruppi parlamentari una serie di proposte di intervento legislativo in materia di sicurezza stradale. Le proposte sono il risultato del lavoro di una specifica Commissione federale che, negli ultimi mesi, ha...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024