Editoriale

di Pier Augusto Stagi

MA SE L’AVESSIMO FATTO NOI. È vero, dobbiamo prima guardare in casa nostra, però non fa male nemmeno dare un’occhiata in quella degli altri, anche per placare la nostra irrefrenabile voglia di farci del male, del criticar, di fare nero qualcuno. Parlo dell’Olanda e di quel portento di atleta che è Mathieu Van der Poel, il figlio e nipote d’arte, che è vero che ci delizia con azioni al limite dell’umano e della follia, ma è anche capace appunto di improvvisi black-out che ci lasciano perlomeno basiti: sia lui, che chi gli sta a fianco. Mi riferisco al blocco totale avvenuto a poco più di dieci chilometri dal traguardo ai mondiali di due anni fa ad Harrogate, per cattiva alimentazione e gestione dei capi di abbigliamento: colpa sua, ma non solo sua. E della tappa di Castelfidardo alla Tirreno, dove MVDP è andato in crisi dopo una frazione pazzesca, con oltre 50 km di fuga, ma anche in quella circostanza ha rischiato una crisi di freddo e di fame e per sua fortuna Tadej Pogacar non ha fatto il cannibale, risparmiandolo: colpa di MVDP, ma non solo sua. E della pedana sparita nella prova olimpica a Tokyo2020 cosa dobbiamo dire? Tutti gli altri partecipanti sapevano che quella pedana era prevista solo nei giorni di allenamento, ma non per il giorno della gara. Tutti impostano il salto, lui precipita come corpo morto cade, convinto che la pedana ci sarebbe stata. Una figura mondiale nella sfida dell’anno: colpa di Mathieu, ma non solo sua. E se questa cosa fosse successa a un nostro atleta? Apriti cielo! Io direi che difficilmente queste cose possono succedere a noi. Sapremo poco l’inglese, ma certe cose le sappiamo eccome. Al momento ci manca un Mathieu Van der Poel, ma non scarseggiamo di conoscenza e buonsenso. Eppure noi siamo bravi a fare processi, a mettere in croce chiunque, come Alberto Bettiol, rallentato nel finale di gara dai crampi. È vero che certe cose non ci capitano proprio perché abbiamo questo approccio con le cose, piuttosto rigoroso e intransigente, ma dovremmo anche imparare a distinguere situazioni e situazioni.
 
SENZA CAMPIONI NON SI VINCE. Davide Cassani è a fine corsa: mi sembra evidente. Manca la presa di posizione finale e totale, unita da un comunicato stampa che spieghi la fine di un ciclo e un rapporto iniziato nel 2014. Lo so perfettamente, tutto ha un inizio e una fine, ma credo che in un momento come questo Cassani sia l’ultimo dei problemi. C’è da riformare il Centro Studi, motore formativo e di ricerca di una Federazione. C’è da pensare a come accompagnare le società di base in un momento di così grande difficoltà, sia dal punto di vista del reclutamento dei ragazzi che organizzativo delle corse. Ho sempre considerato Davide un’opportunità oltre che un’eccellenza per il nostro movimento, sia sotto l’aspetto organizzativo tecnico che politico. Ha conoscenza e conoscenze. Ha fatto tantissimo per rimettere in piedi con gli amici di Extra Giro (Marco Selleri e Marco Pavarini) quel Giro Under 23 che mancava da anni e la cui assenza ha creato una “voragine” generazionale che oggi paghiamo pesantemente. Ha lavorato con Di Rocco per una ripartenza sportiva in piena emergenza Covid che non era facile e tantomeno scontata, così come ha contribuito a salvare un campionato del mondo (Imola) che altrimenti non sarebbe andato in scena. È chiaro che si può andare avanti anche senza Davide, ma è altrettanto vero che perdiamo un punto di riferimento, un uomo conosciuto e riconosciuto anche in ambito industriale e politico. Mi si dice: ma non ha vinto niente. Ha perso un’Olimpiade (e sappiamo come l’ha persa a Rio) e diversi mondiali. Ha vinto solo degli europei, ma sappiamo anche che per i suoi detrattori - ne ha un po’ perché sta abbondantemente sugli zebedei, soprattutto a tutta una schiera di ex corridori - non contano assolutamente nulla. Quindi, mi raccomando, se si vincono in futuro altre maglie con le stelle, nulla devono continuare a contare. Dico solo una cosa: ma quali corridori vincenti avevamo in questi ultimi anni? Chi ci ha regalato un Grande Giro o una grande classica Monumento? Nibali e Bettiol. Punto. Se non si vince con i propri club di appartenenza, come si può pensare di vincere in azzurro?
Mi si dice anche: non abbiamo più i Martini e i Ballerini. Bene, Alfredo Martini è stato per una vita messo sotto processo, costantemente. Perché per certi dirigenti guadagnava troppo a fronte di una sola corsa all’anno. A Praga toccò il punto più basso, dopo il pasticcio Baronchelli-Saronni e la conseguente vittoria di Maertens. Ballerini l’avrebbero fatto volentieri fuori subito nel 2001, per il malinteso di Lisbona, con la vittoria di Freire davanti a Bettini e tutti i pasticci legati alla fuga di Simoni, ripreso da Lanfranchi nel finale. Do you remember? L’anno dopo Franco vince il mondiale di Zolder grazie a superMario Cipollini, ma poi fallisce ad Hamilton e a Verona, ma si porta a casa l’oro di Atene nel 2004 grazie al solito Paolo Bettini, e dico Paolo Bettini, che di solito vinceva classiche a raffica ogni anno. Ma al mondiale di Madrid, nel 2005, c’è il pasticcio di Petacchi, e sono in tanti a chiedere la sua testa. Anche Silvio Martinello, commentatore Rai, non è tenero nei confronti di Franco e fondamentale risulterà la mediazione di Alcide Cerato, presidente dell’allora Commissione Professionistica, per salvare l’ammiraglia di Franco, che l’anno dopo vincerà il mondiale con Paolo Bettini. Questo per dire che cosa? Che noi siamo stati bravi a farci del male anche quando i campioni li avevamo, e i Martini e i Ballerini lavoravano più che bene. Figuriamoci oggi che di Paolo Bettini non c’è nemmeno l’ombra e francamente ci mancano anche i Luca Paolini. A chi verrà dopo Davide Cassani i nostri migliori auguri, io lo appoggerò come è giusto che sia. Basta che non ci venga a raccontare che senza campioni non si vince. Perché questo lo so fin dai tempi di Martini, e anche di Girardengo.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Tornando ad alzare le braccia al cielo sul traguardo del 63° Trofeo Laigueglia, Santiago Buitrago è sembrato togliersi dalla schiena un discreto fardello e, contemporaneamente, acquisire un’immediata e rinnovata serenità. È stata questa la sensazione percepita trovandoci di fronte...


Il pari merito in una corsa su strada è cosa assai rara ma capita. È accaduto oggi nella Umag Classic gara Open del calendario UCI 1.2. Volata serratissima e vittoria assegnata in un primo momento a Adam Bradac, ceko della Factor Racing....


Un Santiago Buitrago in grande spolvero vince e convince al Trofeo Laigueglia 2026. Lo scalatore colombiano della Bahrain Victorious, al primo successo in carriera in una classica, si è scatenato sul circuito finale, facendo la selezione sul primo passaggio da...


Buona prova delle atlete italiane in Croazia dove si è da poco conclusa la Umag Classic Ladies sulla distanza di 114 chilometri. La cuneese Camilla Bezzone, classe 2007 al suo esordio tra le elite con le insegne della Mendelspeck e-work,...


Una storia lunga 24 anni... e oltre. Lo sponsor più longevo del Giro d'Italia, Banca Mediolanum, ha ospitato stamattina a Palazzo Biandrà, nel centro di Milano, la presentazione ufficiale del segno più distintivo di questa alleanza: la maglia azzurra di...


È iniziato il conto alla rovescia per il più grande spettacolo sportivo dell'anno, con l'annuncio delle nomination per i Laureus World Sports Awards 2026, noti anche come ’i premi degli atleti’. Recordman, medaglie d'oro e future stelle dello sport si contenderanno...


Tra 200 giorni, Montréal ospiterà i Campionati Mondiali su Strada UCI 2026. L'evento annuale di punta della disciplina si terrà dal 20 al 27 settembre nella metropoli canadese, la città più grande della provincia del Quebec. Sarà il più grande...


Rudi Garcia è diventato famoso grazie al calcio, ma il suo nome e il suo cuore sono profondamente legati al ciclismo. Nato in Francia, ma con origini spagnole, oggi Garcia è l’allenatore dei Red Devils vale a dire della nazionale...


Il mondo del grande ciclismo si dà appuntamento oggi sulle rive del Mar Ligure: si disputa infatti l'edizione numero 63 del Trofeo Laigueglia, corsa che rappresenta - se non fisicamente, almeno idealmente - il momento di apertura della stagione agonistica...


Con 55 vittorie all’attivo su strada (le ultime due conquistate qualche settimana fa al GP Visit South Aegean e al Grand Prix Cycliste La Marseillaise), un titolo mondiale e due europei (entrambi su pista) in bacheca e un argento...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024