Editoriale
Sono costretto a ripetermi, e di questo vi chiedo scusa sin d’ora ma credetemi, è necessario. Molte le «e-mail» ricevute in redazione in seguito al mio editoriale dello scorso mese, nel quale ho parlato del cattivo gusto di certi «navigatori» che hanno partecipato al forum nel sito ufficiale di Marco Pantani.
Scrive Viola Nardi, di Villorba: «Premetto che l’ho sempre stimata per la maniera in cui lei ha trattato la vicenda del Nostro Marco Pantani. Le scrivo Nostro perché sono una di quelle numerose persone che giornalmente scrivono le proprie opinioni e sensazioni nel forum del sito ufficiale di Marco. Lo scorso mese ho letto il suo editoriale intitolato “Buon senso virtuale” che mi ha leggermente infastidito. In quel pezzo lei afferma che la chiusura (peraltro temporanea) del forum richiesta dalla famiglia Pantani è stata una vera e propria manna dal cielo. Volevo esprimerle le mie opinioni: in primo luogo il forum è stato riaperto dopo pochi giorni, in base a tutte le sollecitazioni positive che
la famiglia Pantani ha ricevuto durante i giorni di chiusura, in secondo luogo io, come penso tutti i forumisti, non ci riteniamo al livello degli sciacalli che parlavano della pubblicazione delle foto del cadavere del nostro povero campione».

Prima precisazione: non ho mai detto né scritto che la chiusura del forum sia stata una manna caduta dal cielo. Assolutamente no, anche perché quello che io volevo dire era esattamente il contrario. Chiedevo di difendere quello spazio di libertà di pensiero che non poteva e non doveva essere infangato da troppe infamità. Io mi sono limitato a dire che, purtroppo, si era arrivati alla chiusura, anche se momentanea, di questa piazza virtuale per troppa grossolanità. Mi sono indignato per quei «navigatori» che hanno mancato di rispetto a Marco, scrivendo cose di cattivo gusto. È Marco, è il forum, sono i navigatori che con vera passione hanno espresso il loro sincero dolore e affetto ad essere la parte lesa, ma è innegabile che molti abbiamo superato la misura, e non per niente la famiglia ha chiesto rispetto, e un maggiore controllo. Chiedere al nostro Angelo Costa, il quale costantemente sente mamma Tonina, se è vero che la prima ad aver chiesto maggiore rispetto e misura per il Nostro Marco è stata proprio lei, la mamma.

Mi ha scritto anche Maria Rita Ferrara, che come scrive Pier Bergonzi su La Gazzetta dello Sport del 13 novembre scorso, è «una dei tre personaggi che spesso ricorrono anche nel ruolo di moderatori: Franco Miele, che compare con lo pseudonimo “Hamlet”; Maria Rita Ferrara “Donchisciotte” e Gloria Atzeni, che si definisce la “mamma di tutti i pirati”».
Mi precisa Maria Rita Ferrara: «Il forum non è mai stato chiuso, c’è stato solo uno spiacevole equivoco che è stato immediatamente chiarito dallo staff Pantani sul forum stesso (che, ripeto, mai è stato chiuso). Basta andare a verificare, anzi, come scritto sulla home page del sito, presto chiuderà per aprire di nuovo nella nuova versione gestita dalla Fondazione Pantani». E aggiunge: «È raccappricciante, poi, l’idea da voi espressa che nel forum non si possa parlare di doping in quanto sarebbe come parlare di corda in casa dell’impiccato: persino la sera prima di morire Marco ha parlato di doping con i suoi occasionali vicini di stanza, persino alla ignara signora cubana: perché l’oltraggio che aveva subìto era l’urlo costante che aveva dentro».

Premesso che le lettere sopracitate potete trovarle integralmente su questo giornale nella rubrica a loro dedicata, passo alla seconda precisazione: la mia intenzione era quella di invitare tutti ad abbassare un po’ i toni, a smorzare la rabbia, ad arginare e magari controllare i messaggi prima che questi vadano in rete. Non è possibile che ognuno scriva quel che gli passa per la mente, anche le più sgangherate tesi o scellerate verità. Evviva il forum, che viva e cresca sempre di più nel nome di Marco, ci mancherebbe!, ma stiamo attenti ai fanatici che diffondono solo rabbia e vendetta. E in merito alla mia presunta e “raccapricciante idea della corda in casa dell’impiccato”, vorrei solo dire che era un appunto mosso ad un collega (certamente preparato e competente in materia come pochi altri in Italia, Eugenio Capodacqua di Repubblica), che a pochi giorni dalla tragedia ha ingaggiato un fitto e personale carteggio telematico con alcuni aficionados del Pirata, spiegando loro che il Nostro è e resta un dopato. Secondo me, poteva almeno in quelle ore di dolore, in quei giorni di sgomento, esimersi dal farlo: tutto qui.

Infine, vorrei rivolgere un invito a quanti hanno a cuore la storia di Marco Pantani, a quanti hanno gioito e pianto per lui. Invadiamo le strade del Giro con vessilli gialli, il colore che Marco aveva scelto. Tiriamo fuori le bandiere, le bandane, le foto e quant’altro, per colorare di giallo la corsa rosa. Perché questo sia un omaggio vero, romantico, in un certo modo festante, ma privo di cattiverie, rancori e livori. Marco ha bisogno di essere ricordato per quello che è stato, per quello che è: un fantastico protagonista del nostro ciclismo, un’impagabile e impareggiabile fonte di emozioni. Ricordate? Ad ogni suo scatto o passaggio si scatenava la festa. E che festa sia: ancora e per sempre.
Pier Augusto Stagi
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