Scripta manent
Ma questo antidoping è cosa seria?

Non ci bastava Philippe Gaumont e le sue rivelazioni su come si potesse agevolmente truffare i controlli e l’antidoping: e mica tanto abile il nostro eroe, peraltro, da essersi fatto cogliere in eccesso di nandrolone due volte, nel ’96, quando era alla GAN, salvo pietire allora per un nuovo contratto prontamente elargito dalla tenera Cofidis... Non ci bastava il vaudeville sui capelli di Cedric Vasseur, un altro pseudo-eroe del ciclismo transalpino, un capello con tracce
di cocaina sì ed uno invece no, quello di parte ovviamente no: un bel capello lungo 5 centimetri, come precisava l’avvocato del ragazzino in giallo, figlio d’arte, che fece commuovere oltremodo la Francia al Tour ’97...
Non ci bastava lo scandalo disarmante di Greg Rusedski, il tennista britannico risultato positivo per nandrolone e prima condannato a nove mesi di sospensione e poi invece graziato con formula piena dal Tribunale antidoping dell’ATP: perché «tracce di nandrolone erano in realtà identificate negli integratori alimentari abitualmente offerti dagli allenatori stessi dell’ATP»! Il che, in poche parole,
simulerebbe la condizione di un ciclista scoperto positivo al Tour o al Giro per aver assunto bevande o similia ufficialmente offerte dagli Organizzatori.

Non ci bastava, ancora, il j’accuse, sempre in Francia, di Georges Marx, un lottatore, campione nazionale per cinque anni, dall’80 all’86, che ha denunciato di essere stato gonfiato dai medici della Federazione come un vitello di anabolizzanti: lo Strombaject, il nome commerciale dello Stanozolo, il famoso steroide usato in quegli anni da Ben Johnson, fermato a Seul nell’88.
E dove vogliamo lasciarlo Rio Ferdinand, il calciatore del Manchester United e della Nazionale inglese che ha rifiutato l’antidoping e che è stato - esemplarmente - sospeso per otto mesi? O Dwain Chambers, l’atleta inglese positivo al THG, e fermato per due anni?

Doping appunto, e come visto non solo nel ciclismo, tanto per chiarire certi concetti a quanti erroneamente continuano, anche sul video, a recitare il teorema della inscindibilità del binomio ciclismo-doping...
Quando al Maurizio Costanzo Show si parla, per intenderci, di ladri di emozioni, sarebbe opportuno puntualizzare che questo tipo di delitto alberga ormai stabilmente, e quasi con i riguardi che si devono agli ospiti potenti, in tutti gli sport: e non solo in quelli professionistici. «Ladri di emozioni»: sarà, anzi lo è stato e lo è di certo, ma attenti a che non vi si chieda di estendere, provocatoriamente, l’antidoping anche al mondo sacro della musica leggera... Ma se il fenomeno imperversa, e se continua ad essere giustissimo studiarlo e parlarne -non straparlarne, però, e rispettando da persone coscienti i dolori altrui, prima delle vanità proprie -, bisognerà stare attenti sempre di più alle mistificazioni ed alle denunce gratuite: appunto, cosa non si farebbe di falso, nella (modesta) realtà mediatica odierna, se per un passaggio televisivo o giornalistico ormai si travalica serenamente la decenza?

Eci riferiamo, nello specifico, all’ultimissimo incredibile caso, appena anticipato in Spagna. Il protagonista stavolta è Jesus Maria Manzano Ruano, un atleta della Kelme, a cui la squadra iberica, per cui gareggiava dal 2000, non ha confermato il contratto per il 2004. Manzano Ruano, in una intervista a Marca, ha preannunciato una serie di rivelazioni choc sul doping di squadra in vigore nel suo team. E ha correttamente puntualizzato che queste rivelazioni non le fa mica per soldi: nooo, solo per vendetta!

Non sappiamo chi ci crederà, e quante Tv di assalto abboccheranno alle promesse di Manzano. Ed alla sua attendibilità.
«Per vendetta». Dopo essere stato espulso dalla Vuelta Espana, per aver contravvenuto - badate bene - clamorosamente proprio alla disciplina di squadra. E già, bel tipo questo Manzano, che se ne andava regolarmente a coricare con una donna, durante la Vuelta, di tappa in tappa, alla faccia di una vita da atleta!
E rappresenta, unico suo titolo di merito, una novità assoluta per lo sport, per il ciclismo, e francamente eclatante pure per quella fauna sempre più variegata dei testimoni di doping.

Gian Paolo Porreca,
napoletano, docente universitario
di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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