Editoriale
Abbiamo deciso di rischiare, di credere nella buona fede di tutti e di fare la copertina “mondiale” a Igor Astarloa. Al diavolo tutte le voci, tutte le illazioni, tutti i sospetti, per altro fondatissimi.
Eh sì, perché tutta la vicenda legata agli esami “supplettivi” (o “esplorativi” che dir si voglia) effettuati a cinque corridori alla vigilia della sfida iridata di Hamilton non nasce dal nulla. Certo, molti mezzi di informazione hanno messo decisamente i carri davanti ai buoi, soprattutto facendo nomi con assoluta leggerezza, e soprattutto proponendo l’equazione: casi sospetti uguale casi di positività.
Andiamo però per ordine. Due giorni prima della sfida iridata, e più precisamente il venerdì mattina, Di Luca viene sottoposto a prelievo del sangue. Stessa pratica per gli spagnoli Astarloa, Beltran, Osa e il belga Axel Merckx. Poi, nel tardo pomeriggio della vigilia iridata, i cinque corridori vengono invitati dai medici dell’Uci a sottoporsi a successivi esami delle urine. Questo non perché fossero i più belli, né tantomeno i più fortunati, solo e soltanto perché la procedura antidoping lo prevede. Se nel primo controllo i valori ematici destano sospetti o evidenziano lati oscuri - magari raffrontandoli con quelli eseguiti una settimana prima alla Parigi-Tours, o semplicemente guardando le cartelle mediche dei corridori -, gli ispettori possono disporre una serie di esami esplorativi, per verificare se esistano effettivamente o no delle anomalie. Quindi è giusto dire che questi secondi esami “extra competizione” vengono effettuati solo e soltanto su atleti “sospetti”, ma che in nessun modo possono essere considerati “positivi”, fino a prova contraria. Difatti, solo l’incrocio dei risultati del sangue con quelli delle urine chiarisce poi la posizione esatta del corridore. E a quelli che sostenevano indignati che questo tipo di esame viene effettuato più volte all’anno, senza tutto questo clamore, rispondiamo che in questo caso ci siamo trovati di fronte ad un campione del mondo “sub judice”: non ad un fatto di ordinaria amministrazione. E non possono nemmeno dire che la stampa ha fatto tanto clamore per nulla, perché il problema c’era ed era stato reso noto addirittura dalla Federazione spagnola, che in nome della trasparenza aveva comunicato lei stessa i nomi dei tre corridori ai quali erano stati fatti gli esami “extra competizione”. A proposito: perché la Federciclismo, tanto impegnata nella lotta al doping e nella trasparenza, non ha fatto altrettanto? E, soprattutto, perché l’Uci a questo punto non si fa carico di comunicare lei stessa i nominativi di questi casi sospetti, evitando in questo modo fughe di notizie e illazioni fantasiose?

DUE O TRE IDEE PER L’UCI. Il Governo del ciclismo mondiale sta lavorando al progetto di riforma del ciclismo professionistico. Dal 2005 ci sarà una sorta di “Superlega” della quale faranno parte 20 formazioni, e queste avranno diritto-dovere di correre le prove più importanti. Come scrive giustamente il nostro Cristiano Gatti laggiù, in fondo al giornale, sarebbe il caso di trovare anche un modo per far incontrare e scontrare, anche i più forti ciclisti del globo, non solo i team più forti. Ma quello che noi sottoponiamo all’attenzione del direttivo mondiale e di quanti si adoperano per lo sviluppo di questo sport, è anche una “dilatazione” chilometrica delle corse. Ormai lo sanno tutti che, usando un adagio molto caro al saggio Alfredo Martini, il limite dei 200 chilometri separa “i maschi dalle femmine”. Quindi, per le corse 1.1, suggeriamo chilometraggi superiori ai 200 chilometri, e trenta-quaranta giorni prima della sfida iridata, competizioni di almeno 230 km. Infine, una proposta-Mondiale: è proprio così difficile portare la sfida iridata ai primi di agosto, subito dopo il Tour de France, e poco prima della Vuelta?

DILETTANTI DI PROFESSIONALITÀ. Spesso, spessissimo, anche a sproposito, si chiama in causa il mondo del calcio, poi alla prima occasione ci facciamo subito notare. Siamo ancora lì, a fare i giochetti con la maglia azzurra, alla quale tutti tengono ma poi alla fine nessuno vorrebbe dare troppo peso. Anche ad Hamilton la stragrande maggioranza, per non dire la totalità dei corridori, si sono allenati indossando le loro maglie di società. Proprio un bel modo di essere professionisti. Alla faccia di Liquigas, Terme di Salice e Sportful che sostengono l’attività federale. Colpa dei corridori? Non crediamo proprio. Piuttosto complimenti alle società, ai loro team manager e agli strateghi della comunicazione e del marketing, che una volta di più si sono qualificati.

SCANDALOSO CHI SI SCANDALIZZA. Non ce ne voglia Igor Astarloa, neo campione del mondo di ciclismo, che conosciamo da tempo, del quale siamo amici e soci onorari del suo club (www.astarloa.it), ma le dichiarazioni rilasciate ad una tivù spagnola subito dopo aver tagliato la linea del traguardo sono state davvero una caduta di stile. «Bettini mi ha offerto soldi, ma non potevo accettare: stavo troppo bene».
Al di là delle smentite e precisazioni del caso, in tutto questo scandalo quello che davvero colpisce è chi si è scandalizzato. Che in una corsa ciclistica si cerchino aiuti, si stringano alleanze, è un fatto praticamente naturale. Gimondi, chiamato a commentare l’episodio, è stato chiaro: «Questo è uno sport di tattica e nella tattica ci sta tutto». Fa parte del gioco, quindi. Fa parte soprattutto di un “codice” non scritto del ciclismo, che Igor avrebbe dovuto conoscere e imparerà a conoscere, se qualcuno glielo insegnerà. E se non lo imparerà, vedrà che per lui vincere non sarà più così facile. Perché? Perché è così: fa parte anche questo di un codice non scritto...

COSE CHE NON FANNO NOTIZIA. L’ultimo pensiero è per un amico che non c’è più, che se n’è andato via il 10 gennaio scorso: Denis Zanette. Clamore fece la sua morte, molti specularono su quella tragedia, e molti ancora adesso sussurrano le loro verità, senza uno straccio di prova.
L’unica prova provata, invece, è quella giunta un mese fa dalla Procura della Repubblica di Pordenone che ha archiviato il caso in via definitiva, come morte naturale, dopo due mesi di perizie mediche e tossicologiche effettuate sui reperti autoptici prelevati dalla salma dello sventurato corridore sacilese. Nessuno, dico nessuno, ha scritto una sola riga. Anche solo per chiedere sommessamente scusa a Denis e alla sua famiglia.
Pier Augusto Stagi
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