STORIA | 13/04/2017 | 07:08 C’è un Coppi fra gli italiani d’Irlanda. Più che a Coppi assomiglia a Pantani, abita a Dublino, ha un ristorante, e già visto da fuori si capisce tutto quello che c’è dentro. Non dentro il suo locale, ma dentro il suo cuore.
Romano Morelli è italiano nel nome e italiano nel cognome, italiano anche nel nome del locale (Ristorante Romano: dove Romano potrebbe anche essere il tipo di cucina), italiano nell’origine della famiglia (Sant’Andrea del Garigliano, dalle parti di Cassino), italiano non di nascita (lo era il padre), ma italiano di cultura e passione, dunque italiano di ciclismo.
“Ho cominciato a correre a trentatré anni – racconta, ma in inglese -, un’età in cui la maggior parte smette di farlo. E il bello è che da allora non ho più smesso”. Romano è tesserato per gli Orwell Wheelers di Dundrum, Dublino, fa parte, anzi, è uno dei consiglieri della Irish Veteran Cyclists Association, ogni domenica esce – con o senza dorsale – per pedalare con il gruppo, preferibilmente più davanti che dietro. “Ogni tanto capita anche di vincere – minimizza -, come la 200 km di Wicklow”. Tre volte, per la precisione.
Il Ristorante Romano sta nella parte finale (al 12) di Capel Street, che è una parallela della centralissima O’Connell, verso il fiume Liffey. In vetrina: quattro menu, scritti su quattro cartoncini stilizzati a maglie da ciclismo: rosa, gialla, iridata e verde. All’interno: pareti e tovaglie rosa, altri menu a forma di maglie, gigantografie della Maratona dles Dolomites a colori e di altre corse in bianco e nero, un ritratto di Eddy Merckx, una foto-ricordo con Stephen Roche, una maglia iridata di Stephen Roche, una maglia di Nicholas Roche incorniciata, il manifesto della borraccia di Bartali e Coppi a colori autografato da Ginettaccio, il telaio di una bici da corsa… Specialità italiane, dalle bruschette alle lasagne, dal pollo alla cacciatora alle pizze, e patriottici anche i vini. Pranzo e cena. Prezzi ragionevolissimi. E un bel viavai: amanti della cucina italiana, impiegati e amici, turisti e ciclisti. E lui, “il Coppi degli italiani d’Irlanda” (come titola un quotidiano che gli dedica un articolo, anche questo incorniciato), agile, sorridente, caloroso fra i tavoli.
“Qui il ciclismo – spiega – era una stranezza, adesso è la maniera più diffusa per spostarsi in città e la più allegra per ritrovarsi con gli amici”. Fino all’ultimo chilometro: poi lo spirito italiano di Morelli riemerge. Allo sprint.
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