REGIONI | 28/03/2017 | 07:37 Il modello è quello dell’Emilia Romagna. Vittorio Adorni respira l’aria di pianura, nel cuore della Val Padana, ma sposta l’orizzonte oltre confine. Al Nord Europa. Il modello sociale è però quello che osserva sotto le finestre di casa, tra la campagna di Parma e i saliscendi di collina. “La bicicletta non finirà mai. Ora il futuro è tornare indietro”.
Adorni viaggia, si confronta con il mondo. Seguirà anche il prossimo Giro d’Italia. Certo, in auto. Ma lo farà tutto: “Magari sarà l’ultimo, ma non mancherò”. È in affari, è legato al Pro Tour, di cui è presidente onorario. Ricorda e prevede. “Qui in Emilia è tutto più facile. Noi siamo fortunati. Possiamo spostarci più velocemente. Ma è anche questione di mentalità. Da noi, sin dai tempi delle mondine che andavano verso il Vercellese, ci si spostava sui pedali. Ancora oggi la bicicletta, in Emilia, è “il” mezzo di trasporto. Prima tutti volevano comprare un’auto. Oggi ci si guarda indietro e si punta a una mobilità a pedali. Che è quel che accade nei Paesi del Nord Europa. Penso all’Olanda, ad esempio. Lì, in ogni condizione meteorologica, si pedala. In Italia dovremmo muoverci in quella direzione. Che è un po’ quella che vede l’Emilia in vantaggio, sulle altre realtà regionali italiane. Il mio esempio personale parla di generazioni familiari abituate alle biciclette: anzi, addirittura, dovrei prendere un garage solo per quelle…”.
Vittorio Adorni, che in Emilia ha conquistato il titolo mondiale del 1968, elogia Giorgio Dattaro, nuovo presidente del Comitato regionale dell’Emilia Romagna. Ed elogia, più nel complesso, il proprio mondo a sui tubolari. Che racconta rigorosamente con il tempo presente: “Quando pedalo osservo, non come quei corridori che non ricordano neanche di essere passati in un luogo. Noi abbiamo la fortuna di praticare uno sport che non è in una scatola, in uno stadio. Noi siamo in mezzo alla gente. L’Emilia Romagna è un’isola felice anche per le categorie giovanili, forse anche perché le strade non hanno il traffico delle grandi città. Ma anche in questo è importante vedere quel che fanno all’estero. O anche a Milano, ad esempio. Le bici a noleggio sono un simbolo: per trasferirsi, anche per brevi tratte, la bicicletta continua a essere il mezzo di trasporto ideale. E lo sarà sempre di più”. Stefano Arosio
Lasciando perdere i problemi di traffico e di convivenza, spesso infelice, con gli altri utenti della strada, devo notare che almeno dalle mie parti il ciclismo giovanile (che poi è alla base di tutto, ricordiamocelo) è ridotto veramente al minimo sia come praticanti sia come attività (onore a chi ancora ha voglia di organizzare qualcosa). O forse Modena non è parte dell\'Emilia?
Saluti
Strade
28 marzo 2017 23:00rufus
Tante cose positive, e' verissimo quel che dice Adorni, ma stendiamo un velo pietoso sullo stato delle strade. Tanto nel Reggiano quanto nel Modenese gli asfalti sono ridotti in pessime condizioni. Buche, crepe, dossi, frane sull'Appennino e quel che e' peggio e' che gli amministratori ripetono che fondi non ce ne sono. E fortuna che gli ultimi inverni sono stati molto miti.
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