LE STORIE DEL FIGIO. VIVA CARBUNIN. GALLERY

STORIA | 09/12/2016 | 07:23
Si situa fra ciclismo e calcio il ricordo di Gerolamo Craviotto, popolare massaggiatore sportivo nato a Varazze, in provincia di Savona, nel 1935.

La primogenitura è comunque per il ciclismo poiché già il padre Giovanni fu, pure lui, al servizio – diciamo stanziale, a Varazze - di campioni e “campionissimi” del pedale fra i quali Guerra, Olmo, Coppi, Koblet, Geminiani che andavano in Riviera (e Varazze era la meta più frequentata), un passaggio obbligato, per preparare la stagione.

Giovanni Craviotto apprese l’arte del massaggio da Giuseppe Olivieri, genovese di Campo Ligure, corridore del periodo pioneristico, vincitore di una tappa al Giro d’Italia, trasferitosi a Varazze e che è indicato come lo scopritore, nella vicina Celle Ligure, del grande Giuseppe “Gepìn” Olmo.

I corridori che potevano permettersi di frequentare la Riviera per allenarsi in vista della stagione, dapprima pedalavano, e a lungo, secondo i dettami dell’epoca, con il pignone fisso per “fare la gamba”, indossando solitamente pantaloni alla zuava, calzettoni con riquadri scozzesi, ampi maglioni di lana d’intonazione alpina e, per qualcuno, a completamento, il berretto tipo coppola oppure il basco. Molteplici sono le romantiche immagini dell’epoca dove campioni e gregari di varie generazioni sono ritratti in Riviera. Poi, dagli inizi degli anni 1970, la frequentazione della Riviera ligure ha ceduto il passo a nuove sedi di ritiro per i primi embrioni di “marketing territoriale”, tanto evocato – e talvolta non sempre in forma corretta – anche adesso.

L’appellativo di “Carbunin” - oppure “Carbonin”, secondo un’altra grafia (ma la diversa vocale non cambia la sostanza) - deriva dall’attività svolta dalla famiglia Craviotto, quella della vendita del carbone e della legna per riscaldamento mentre un’altra versione accredita il soprannome in relazione alla carnagione scura e alla gran massa di capelli neri del giovane Gerolamo, all’insegna del detto “nero come il carbone”. L’amico Carlo Delfino, il medico varazzino grande e documentato appassionato di ciclismo, autore di note pubblicazioni sulle due ruote e sui suoi protagonisti, pedalatore attivo e cultore delle ruote e dei personaggi del bel tempo che fu, certifica e garantisce che la versione corretta è quella riferita all’attività lavorativa. Per i concittadini e gli amici varazzini Gerolamo Craviotto è “Geo” oppure “Giumìn”, diminutivo di Gerolamo, sempre della casata dei “Carbunin”. In materia Delfino, “u megu” (il medico), pure amico di famiglia, fa testo indiscutibilmente.

Gerolamo, già nella sua prima attività di massaggiatore, è stato in squadre di rilevante valore e si è occupato dei muscoli – e non solo di quelli – di molti corridori fra i quali spiccano i nomi di Ercole Baldini, Charly Gaul, Arnaldo Pambianco, Gastone Nencini, Franco Bitossi, Italo Zilioli, Franco Balmamion. Bitossi e Zilioli, quest’ultimo ritrovato da “Carbunin” dopo l’esordio nella Carpano, li massaggiava quando svolgeva la sua attività nella squadra Filotex diretta da Valdemaro Bartolozzi. Erano caratteri diametralmente opposti ma, entrambi, hanno stabilito un saldo rapporto d’amicizia con “Carbunin” che con “cuore matto” aveva un continuo scambio di battute scherzose che rallegravano l’ambiente mentre con Italo Zilioli rivestiva un ruolo più serio, maggiormente consono alle caratteristiche del campione piemontese. Alla Filotex ha conosciuto pure un giovane Francesco Moser al momento del suo passaggio al professionismo nel 1973.

Verso la metà degli anni 1970 “Carbunin” lascia il gruppo dei corridori e si accasa al Genoa Cricket and Football, il più antico club italiano, dove è il massaggiatore della prima squadra. E’ sempre stato tifoso dei rossoblù genoani e, grazie pure all’interessamento di Giulio Ricciardi, appassionato pedalatore ligure, categoria “gentleman” (di nome e di fatto), amico di molti corridori, campioni o comprimari non fa differenza, sulla scena del ciclismo ligure da oltre cinquant’anni, che lo segnala al presidente del Genoa, Renzo Fossati.

“Carbunin” si vedeva correre sul campo, al fianco del medico sociale, con insospettabile agilità stante la sua possente complessione fisica, la folta chioma nera, per soccorrere gli infortunati. Richiesto, a suo tempo, di questa sua opzione preferenziale per il rettangolo verde, “Carbunin” motivò la scelta nella visione di potere restare più vicino alla famiglia poiché, salvo le trasferte, il fatto d’operare nella città della Lanterna gli consentiva di vivere nella sua amata Varazze, fra la sua gente. Fra i suoi amici nel calcio è da ricordare un altro varazzino purosangue, un protagonista in varie squadre di primo piano, il noto difensore Maurizio “Ramon” Turone.

Varazze
, la bella cittadina ligure intimamente legata alla storia delle due ruote, in varie espressioni, non ultimo l’impulso per il ciclismo rosa con la “Varazze-Sanremo”, ha dedicato a “Carbunin”, scomparso ancora giovane nell’ottobre del 1997, il Palazzetto dello Sport e una via.
E, grazie ancora a Carlo Delfino, sono proposte belle immagini di “Carbunin” il cui ricordo è presente fra i molti amici e protagonisti del ciclismo che l’hanno conosciuto e apprezzato.

Giuseppe Figini

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