LE STORIE DEL FIGIO. IL FEDELISSIMO

STORIA | 18/10/2016 | 07:52
E’ tempo di ciclo-mercato e l’andirivieni fra una squadra e l’altra è all’ordine del giorno, pane quotidiano, in questo periodo, come riportano le cronache ciclistiche di un movimento globalizzato dove è pure e sempre più influente il ruolo e la figura del procuratore.
Il cambio di maglia, nella carriera professionistica, non si è mai prospettato però per Enrico Paolini, più che ottimo corridore che ha pedalato con successo, a livello elevato, nel gruppo dal 1969 al 1979. E’ sempre rimasto fedele alla maglia bianco-nera della Scic di Viarolo di Parma, formazione di primo piano, settore fabbricazione cucine e arredamenti, che per anni è stato il contraltare di un altro squadrone parmense, la Salvarani, attiva nel medesimo settore merceologico. Era una fiera rivalità di campanile che si esprimeva a tutto campo e in vari modi, anche nel ciclismo.

E’ nato a Pesaro, nel quartiere di Santa Maria delle Fabbrecce, nel 1945, Enrico Paolini che nelle categorie giovanili non ha avuto picchi di rendimento tali da formare un palmarès di rilievo ma era un corridore dal rendimento costante. Passa al professionismo dopo lo sblocco – allora il passaggio al professionismo era soggetto a un’articolata e stretta regolamentazione – seguito  alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. E’ stato il suo coetaneo, amico e capitano nell’Orlandini Cucine Componibili (proprio un destino quello delle cucine componibili per Paolini….), il reggiano di Cavriago, sede dell’Orlandini e paese natale di Orietta Berti, Wainer Franzoni a sostenerne l’ingaggio da parte della neonata Scic - E’ l’acronimo di Super Cucine Italiane Componibili di patron Renzo Fornari, il cui impianto produttivo fiancheggia, con grande visibilità, l’autostrada del Sole. Il direttore sportivo della formazione bianco-nera di patron Renzo Fornari, imperniata su Vittorio Adorni, era un altro parmense, Eraldo Giganti, il primo corridore della provincia di Parma a passare fra i professionisti nel 1949 con la Cimatti e poi d.s. in formazioni dilettantistiche, fortemente voluto dall’iridato di Imola.

Era forte il nucleo parmigiano-parmense di quella squadra che, oltre Adorni, schierava Luciano Armani, Emilio Casalini ed Ercole Gualazzini oltre a figure dello staff quali “Felice da Parma”, un factotum estroverso e gioviale, una sorta di p.r. si direbbe oggi. Giganti sarà poi affiancato quale d.s. dal compianto Carlo Chiappano, corridore nella Scic, che appena attaccata la bici al chiodo, senza soluzione di continuità, passa dal sellino al sedile e al volante dell’ammiraglia.

Enrico Paolini si è rivelato ben presto un corridore di specifico valore, dotato di ottimo spunto in volata e resistente anche alle lunghe distanze. Serio, educato, di carattere aperto, era stato subito “adottato” (abitudine ai tempi in voga fra gli inviati della stampa), da un giovane giornalista, allora a La Gazzetta dello Sport, un fuoriclasse come Gianni Mura.

Il suo “bottino” si compone di tre titoli di campione italiano conquistati nel 1973, bissato l’anno successivo il 1974 e poi 1977, sette tappe al Giro d’Italia dove, nel 1971 ha indossato per tre giorni la maglia rosa, cinque al Giro della Svizzera, il G.P. Città di Camaiore, Tre Valli Varesine, Coppa Bernocchi, Giro dell’Emilia, Milano-Torino, Giro della Provincia di Reggio Calabria e altro.

Due posti d’onore danno qualche rimpianto a Paolini: al Giro di Lombardia 1975, il primo trasmesso a colori dalla Rai-TV, dove Francesco Moser lo rimonta sulla linea del traguardo di Como in una giornata flagellata dalla pioggia con la corsa conclusa da soli diciotto corridori e quella nella Gran Fondo Milano-Roma del 1979 (una non-stop lunga 660 chilometri dalla milanese Porta Romana allo Stadio Olimpico della capitale). Sulla pista d’atletica Paolini fu infilato dal vigevanese Sergio Santimaria che approfittò anche di un attimo d’esitazione, causata da un elemento esterno, di Paolini. L’ultimo, estremo, “rush” del pesarese non riuscì a riportarlo in testa.
Nella sua lunga permanenza alla Scic Enrico Paolini ha sempre costituito un elemento di coesione e raccordo.
Tanto è stato “fedele” da corridore professionista quanto è stato “girovago” come direttore sportivo con esperienze alla Carrera, Jollycomponibili, Del Tongo, GB-MG Boys, Scrigno, Cantina Tollo, Acqua e Sapone, Domina Vacanze e infine LPR.
Si gode ora il meritato riposo, dopo tanto ciclismo, nella sua Pesaro Enrico Paolini, un corridore di valore – e fedele - del nostro ciclismo.

Giuseppe Figini
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COMMENTI
Era lo Stadio dei Marmi e non lo Stadio Olimpico
18 ottobre 2016 21:14 Bartoli64
Molto bello e molto gradito questo articolo su Enrico Paolini che, oltre a ricordarlo come autentica bandiera della SCIC, ha rievocato anche la mitica Gran Fondo Milano-Roma che si disputò proprio alla fine del Giro d'Italia del 1979.

Voglio però fare solo una doverosa precisazione storica sul pezzo magistralmente scritto da Giuseppe Figini, affinché sia corretta la sede d'arrivo di quell'anacronistica ma pur bellissima gara, questo perché l'arrivo non fu posto nello stadio Olimpico (come erroneamente riportato dall'articolista) bensì nell'adiacente Stadio dei Marmi che, molto probabilmente, gli fu preferito come sede d'arrivo per questioni di ordine calcistico.

Bartoli64

scusa Bartoli64,
19 ottobre 2016 13:09 canepari
a me risulta l'arrivo allo stadio Olimpico pista in tartan...sei sicuro che era lo Stadio dei Marmi??? Figini di solito non sbaglia....

Caro Canepari, ti dirò...
19 ottobre 2016 15:09 Bartoli64
... sono stato testimone diretto di quella magnifica gara e sono certo che la memoria non mi inganna.

Ricordo benissimo quella gara (la prima corsa professionistica che vidi dal vivo), e altrettanto bene ricordo la distribuzione omaggio di una nota rivista del settore, nonché i giri che fece sulla pista (anche lo Stadio dei Marmi ha una pista in tartan) il Sig. Euclide Presenzini, un ultrabiker di 65 anni (purtroppo venuto a mancare nel 1993) che già allora si era reso protagonista di alcune imprese compiute in maglia Del Tongo e bici Colnago (suoi appassionati “sponsor”) e che successivamente, nel luglio del 1981, da veterano ciclista con 66 primavere alle spalle, partì da solo in bicicletta per la sua memorabile impresa, un vero primato forse ancor oggi imbattuto, un giro del mondo in 260 giorni toccando Svizzera, Francia, Germania, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Messico, Hawaii, Giappone, Cina, Thailandia, India, Sudan, Egitto, Deserto del Sinai, Israele, Grecia, Bulgaria e Jugoslavia.

Al termine di quell’incredibile tour mondiale il Sig. Presenzini fece ritorno in Italia soltanto nell’aprile del 1982 e dopo aver percorso qualcosa come 40.000 chilometri!

Da ricordare anche che il Sig. Euclide, oltre ad essere stato bersagliere-ciclista, in gioventù aveva persino corso alcuni Giri d’Italia tra i professionisti al fianco del grande Gino Bartali.

Ecco, magari ora il Sig. Figini, oltre a rettificare il suo bell’articolo, potrebbe avere lo spunto per un’altra bella storia di passione vera per ciclismo che tanti ancora in Val d’Orcia ricordano:

http://www.foianoinpiazza.it/default.asp?cn=82&gru=29&id=260&ope=

Bartoli64

Grazie Bartoli,
19 ottobre 2016 17:22 canepari
ricordo benissimo Euclide Presenzini in maglia Del Tongo. Dovrei avere anche un suo autografo. Mi fa piacere che tu abbia precisato l'arrivo di quella Gran Fondo di cui sei stato testimone oculare. Oltre a Te anche Marino Amadori che correva, ricorda di essere arrivato dai Marmi. Alcuni testi, anche autorevoli, ci avevano tratto in inganno. Questo succede quando la passione per il "bel ciclismo" e la sua storia aiutano un contradditorio pacato e costruttivo,
GRAZIE ancora.

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