Anche sul «Carlino» Basso è protagonista d'inizio anno

| 02/01/2007 | 00:00
Senza vie di mezzo è stato il 2006 di Ivan Basso: dolcissimo prima, con il trionfo al Giro, amarissimo dopo, con il coinvolgimento nell’inchiesta spagnola sul sangue taroccato, triste vicenda dalla quale è uscito totalmente prosciolto dopo averci rimesso il Tour e molto altro. Senza vie di mezzo è il 2007 al quale Basso si affaccia: vincere Giro e Tour, questa è la missione. Prima di concedersene altre, già individuate: più di tutte, vincere una medaglia a Pechino nel 2008, nella cronometro dei Giochi. E’ un Ivan olimpico, in tutti i sensi: negli obiettivi come nell’atteggiamento. Altri, con quello che ha passato lui, esibirebbero rabbia e rancori: ne ha anche Basso, ma li nasconde dietro una faticosa serenità. Avrà modo di servirsene: quando vorrà dimostrare di essere ancora il più forte nelle corse a tappe. Basso, come si spazza via il 2006? «Facendo il mestiere che mi riesce meglio: andare in bicicletta. L’ho fatto subito: dal giorno dell’esclusione del Tour, mi sono allenato come se avessi dovuto correre il giorno dopo. La bici mi ha aiutato a uscirne: mi fossi fermato a pensare a ciò che mi stava accadendo, sarei diventato matto. Ora penso solo al nuovo anno, dove tutti vogliono vedermi andar forte: prometto che lo farò». Come l’accoglieranno i tifosi? «Le poche uscite pubbliche che ho fatto finora sono stati veri e propri bagni di affetto. Già la mattina dopo esser rientrato dalla Francia, oltre a 30 giornalisti, ho trovato ad attendermi davanti a casa 30 cicloamatori: per loro era importante che tornassi ad allenarmi». Come si spiega tanto calore? «Pedalo da oltre vent’anni, stima e rispetto li ho acquisiti nel tempo, non all’improvviso». Eppure molti tifosi si sono sentiti traditi. «E’ legittimo che sia accaduto, li capisco: nel breve arco di un mese, dall’altare sono finito nella polvere. Non ce l’ho con questi, ma con chi, nel mio ambiente, mi ha scaricato». Magari si sono sentiti traditi anche loro… «Ognuno ha il diritto di pensarla come crede, l’importante che me lo dica sul muso e in modo leale, come ho già chiarito con Bettini. E’ ora di finire di dirsi le cose tramite i giornali». A tutti questi cosa promette? «C’è poco da aspettare: non manca tanto alla prima salita». Se ogni anno è quello della verità, questo lo sarà più di tutti: non la spaventa di dover dimostrare di essere quello di prima? «No, perché conosco il mio valore. Mettermi in gioco non mi ha mai fatto paura prima, tantomeno quest’anno. Avessi voluto nascondermi, non avrei accettato una sfida in più come quella di correre Giro e Tour per vincerli: l’ho chiesto io e la squadra mi ha accontentato. E’ un progetto che intendo realizzare quanto prima». Non mancherà chi la aspetta al varco: se andrà meno forte al Giro, ci sarà chi penserà male. «E’ normale, non mi fa paura. Può accadere di avere una giornata storta e di prendere 4 minuti, anch’io sono un essere umano. Ma i conti si fanno sul totale». E’ più deciso che arrabbiato. «La rabbia fa star male solo me: tanto vale chiuderla lì e farsi scivolare le cose addosso. Mi è dispiaciuto più per mia moglie e i miei figli che per me: quando il marito o il papà è nell’occhio del ciclone, andare al supermercato o a scuola non è come prima». L’accusano di esser troppo buono: è d’accordo? «Devono dirlo gli altri, ma se è davvero così non mi pento di esserlo. Io sono soltanto me stesso, tengo il mio profilo, lascio agli altri la libertà di interpretare ciò che vogliono». Dopo quel che ha detto di lei Simoni dopo la tappa dell’Aprica, ha pure cercato di farci pace… «Ci ho provato perché l’episodio che ci ha divisi non meritava di trascinarsi tanto. Quel giorno per me aveva un’importanza speciale: si arrivava dove era nata mia madre ed era appena nato mio figlio. Non ho rubato niente, ho fatto solo il mio dovere». Sempre Simoni l’ha riaccolta augurandosi un Giro 2007 con "valori più reali". «Sto ai fatti: al Tour, in tre anni, da Armstrong in salita ho preso un minuto e sono stato l’unico a rimanere sempre con lui. I grandi distacchi che c’erano con gli altri sono rimasti anche al Giro». Le da fastidio sentire queste cose? «Gli altri parlino pure: il mio problema è allenarmi e farmi trovar pronto a maggio. Poi c’è un altro aspetto: tante cose che ho letto sui giornali non sono le stesse che mi sono sentito dire dai diretti interessati». Cosa si impara quando ci si ritrova nel fango? «In fondo è anche bello perché vedi tutto da un’altra visuale rispetto a quando stai in alto. Sono cambiato, fuori continuerò ad essere il ragazzo educato e gentile di sempre, ma dentro c’è un Ivan diverso, che dentro di sé le conclusioni nei confronti di chi gli sta intorno le ha tirate». Se le nominiamo il suo ex manager, Riis, cosa risponde? «E’ un brav’uomo. Lo capisco, anche lui è stato travolto come me: non doveva gestire solo Ivan, ma tutto il resto. L’uomo ha cercato di capirmi, il manager non ha potuto. Lo devo ringraziare: i risultati degli ultimi tre anni li abbiamo raggiunti insieme». Bruyneel, alla Discovery Channel, l’ha accolta benissimo. «Mi fa sentire un leader. Io non devo fare l’errore di sentirmi il sostituto di Armstrong, perché Lance è insostituibile: meglio che continui a fare Ivan Basso, che mi riesce anche bene». Dovrà ricominciare a farlo al Giro. «E’ il primo grande obiettivo, e so di avere solo un risultato utile: vincere. Bisogna tener conto che non tutti gli anni sono uguali e che tutto dovrà andare bene: l’importante sarà presentare in Sardegna il Basso del maggio scorso». Al Giro e al Tour quali ostacoli si aspetta? «Ho molta stima di Cunego anche se non so se sia ricambiata: andrà sempre migliorando, grazie all’età ha più margini di me. Poi ci sono Valverde e il kazako Kasheckin. Ullrich? Se torna, al Tour sarà uno da battere». E’ vero che, se fosse arrivata per tempo la sentenza del Coni, avrebbe corso il mondiale a cronometro? «Ci abbiamo pensato. Così come stiamo pensando a Pechino: ne ho parlato con la Federazione, credo molto in questo progetto, se sarò convocato mi farà piacere». Basso, a cosa pensa quando si sveglia? «Ho due figli: il primo pensiero va a loro». Se un giorno le chiedessero di fare i ciclisti? «Ai miei figli voglio trasmettere la serietà e il valore del sacrificio: quel che ho imparato nel ciclismo vale anche nella vita. Poi, qualsiasi cosa facciano, per me saranno sempre dei campioni». (da “Il Resto del Carlino" del 2 gennaio 2007 a firma Angelo Costa)
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