A come attaccanti. Nel senso di corridori dediti alle fughe. Da Berlato a Montaguti, da Pirazzi a Atapuma, da Visconti a Brambilla, da Brutt a Zhupa, sono tanti quelli che hanno cercato di render meno noiose le giornate, anche con più azioni.
B come Benincasa. Nel senso di Gianfranco, voce dalla moto Rai. Nella tappa che ha deciso il Giro, lo hanno messo a seguire Nieve: come se, durante i rigori di Real-Atletico Madrid, chiedessero al bordocampista di descrivere la bandierina del corner.
C come cadute. Nel senso di voli in bicicletta. Numerosi, anche gravi, capaci di lasciare segni pesanti o di rispedire a casa, come è successo a Zakarin. Più di tutte, verrà ricordata quella di Kruijswijk in cima all’Agnello: una maglia rosa che fa una capriola in aria e si schianta nella neve a tremila metri non si era mai vista.
D come dilemma. Nel senso di dubbio. Uno in particolare ci accompagnerà da domani: come passeremo i pomeriggi senza il consueto collegamento con Paolo Slongo, l’allenatore di Nibali?
F come fuggiti. Nel senso di scappati a casa. Kittel subito, Dumoulin poi, Greipel prima delle montagne. Poi ti chiedi perché i più amati sono quelli che corrono il Giro senza la data di scadenza.
G come gps. Nel senso di sistema per il rilevamento cronometrico. Grazie a quello utlizzato dalla Rai, i distacchi fra le moto al seguito della corsa sono stati precisi, quelli fra i corridori da indovinare.
I come invitati. Nel senso di ospiti del Giro. Nuovo status symbol della corsa: tranne che sul palco delle premiazioni, con il loro pass potevano andare dappertutto.
M come maglie. Nel senso di classifiche. Cunego ha rischiato di vincere quella degli scalatori senza mai essersi fatto vedere in montagna, Nizzolo ha conquistato quella a punti senza vincere una tappa. Almeno Jungels è giovane.
N come Nibali. Nel senso di Vincenzo, vincitore del Giro. Dopo averlo ribaltato con due tappe memorabili: serve altro?
O come ospitalità. Nel senso di accoglienza delle sedi di tappa alla carovana. In maglia rosa Praia a Mare e Corvara, premio combattività Bibione e Andalo, maglia nera per distacco Cividale.
R come Rai. Nel senso di tv di Stato. Nel segno della spending rewiew, ha portato al Giro meno persone rispetto agli anni scorsi: da 900 è scesa a 898. Tutti tranne Sgarbozza e Lelli.
S come Scinto. Nel senso di Luca, impagabile diesse della Wilier (nel senso di inimitabile, non che potrebbe anche non essere pagato). Ogni giorno una lezione tecnica. A Cuneo: ‘Il Giro è ancora lungo’.
T come tifosi. Nel senso di appassionati sulla strada. Impressionante la partecipazione in Olanda, memorabili i bagni di folla agli arrivi di Arezzo, Sestola, Cassano d’Adda e Pinerolo. Ma la partecipazione è totale, coinvolge cantanti e attori, politici e industriali: avere due opinionisti che scrivono del Giro come Giorgio Squinzi, ex numero uno di Confindustria, ed Ennio Doris, il signor Mediolanum, non è da tutti.
U come Uran. Nel senso di Rigoberto, colombiano della Cannondale. Prima del tappone decisivo dice in tv: ‘Se Chaves avrà bisogno, gli darò una mano’. Chaves è colombiano come lui, ma corre per un’altra squadra: nella sua nessuno ha avuto da ridire?
Z come Zeits. Nel senso di Andrey, kazako della squadra di Nibali. Già segnalato a ‘Chi l’ha visto?’.
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