GIRO. DIAMO I NUMERI: 135 STACCHIOTTI

PROFESSIONISTI | 23/05/2016 | 09:10
135
E’ l’altro Nibali
. Perché è il migliore degli italiani, ma a cominciare dal basso, dal fondo, dal profondo della classifica generale. Secondo, a 1'11” dal leader, Jack Bobridge, che data l’origine – australiana – è uno specialista innato del “down under”, giù e sotto.

Riccardo Stacchiotti da Recanati. Ventiquattro anni, 1,80 per 71, passista veloce, che significa veloce sul passo (la pianura) ma non sui passi (le montagne), maglia blu-arancione della Nippo Vini Fantini, dorsale 135, gregario. Primo sport il calcio (“Ala destra: ero veloce anche senza bici”), prima bici a otto anni (“Una Battaglin, viola, regalo del mio primo allenatore”), prima corsa poco dopo (“Da G3, una gimkana vicino a Recanati, arrivai quinto”), prima vittoria a nove anni (“Da G4, un circuito, sempre dalle mie parti”), e da allora soltanto bici (“Sono stato fortunato: mai comprata una, e mai me ne è stata rubata una”) e ciclismo (“Dopo il diploma all’Itis, perito meccanico, mi era venuta la tentazione di iscrivermi all’università, ma ho pensato che piuttosto che fare due cose così così, meglio farne una sola ma bene: il ciclismo, appunto”).

Perché il ciclismo, sostiene Riccardo cuor di corridore, è “amore”. E spiega come “non si potrebbero fare tanti sacrifici e rinunce e fatiche se non soltanto per amore. Mangiare poco, dormire presto, allenarsi tanto, viaggiare sempre, soffrire spesso. Il secondo giorno, una caduta, una botta, un dolore che mi sono trascinato per una settimana. E l’altro giorno, sulle Dolomiti, tutti parlavano di tappa-regina, ma quella era una tappa-assassina: 210 chilometri, sei gran premi della montagna, 5300 metri di dislivello, mai fatti in vita mia, sono arrivato provatissimo”. Però, poi, le soddisfazioni: “Arrivare, sempre e comunque. Arrivare entro il tempo massimo. Arrivare ma dopo avere aiutato. Qui abbiamo Damiano Cunego in maglia azzurra, primo nella classifica della montagna, e allora, finché ne abbiamo, corriamo tutti per lui e per quella classifica e per quella maglia. E poi la gente: l’accoglienza in Olanda è stata sorprendente, grandiosa, inimmaginabile. E dà un senso al nostro amore, lo ha ricambiato”.

Stacchiotti, o “Stacchio” come lo abbreviano in gruppo, fra bagno e doccia sceglie la doccia (“Più svelta”), fra colazione e cena preferisce la colazione (“Almeno lì posso concedermi un dolce”), fra alba e tramonto predilige l’alba (“Forse perché godersi un tramonto, data l’ora, è più facile”). Se fosse un colore, sarebbe il verde (“Più che il colore della natura o della bolletta, per me è il colore della speranza”), se fosse un animale, una volpe (“Mi ritengo abbastanza astuto, quando serve”), se fosse una musica, da discoteca (“Mi carica”). A dire la verità, non ha la fidanzata (“Ma con la vita che faccio, una ragazza dovrebbe essere molto comprensiva, e non è facile trovarla”). Il suo difetto, “sono permaloso”, il suo pregio, “sono disponibile”. In bici, il suo debole, “vado piano in salita”, il suo forte, “mi adatto e non mi lamento”.

In carriera vanta tre vittorie
, due tappe e la classifica generale al Tour of Hokkaido 2015, in Giappone, cominciando dall’alto. Adesso sta prendendo in considerazione di conquistare il primo posto, ma dal basso. “Con la maglia nera entrerei nella storia del Giro d’Italia. Si può provare. E si tratterebbe, rallentando, di fare soltanto un po’ meno fatica”.
 
Marco Pastonesi

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