Petacchi: torno per vincere e dico no al DNA

| 24/11/2006 | 00:00
Sta andando dal veterinario per far visitare l’ultima arrivata, una cucciola di cane corso, che andrà a far compagnia a lui, alla moglie Anna Chiara e a una già nutrita pattugli di animali: Alessandro Petacchi ha la voce pacata e serena. Si sta preparando nel migliore dei modi alla stagione 2006/2007. «Sto già andando in bici tutti i giorni, anche perché è dall’inizio di settembre che sono fuori gioco». Era il giorno dieci, al termine della frazione che portava da Motilla del Palancar ad Almussafes. Vinse il tedesco Robert Forster e Alex-Jet sfogò rabbia e paura di aver rischiato di finire per terra dando un potentissimo pugno sulla fiancata del motorhome del Team Milram e rompendosi la mano destra. E pensare che il recupero per la dolorosissima frattura alla rotula sinistra dell’8 maggio al Giro era stato lungo e laborioso. Petacchi era caduto nella tappa belga che terminava a Namur e fu costretto a per correre gli ultimi sessanta chilometri sotto la pioggia, con l’articolazione che ormai si era frazionata in più parti. Stoico e sfortunato al tempo stesso. Sino a quel momento, Alessandro aveva centrato 13 successi (Gp Costa Etruschi, due tappe Vuelta a Andalucia, due tappe Vuelta Valenciana, Giro Provincia di Lucca, tappa Tirreno-Adriatico, cinque tappe e classifica finale Niedersachsen Rundfahrt), fallendo gli appuntamenti classici, ma promettendo di essere ancora una volta protagonista per il Giro d’Italia e per il Tour de France. E invece niente: frattura, lunga convalescenza e nuovo stop quando il giorno del ritrovato trionfo pareva davvero a portata di mano: «Ho capito tante cose dalla scorsa stagione e spero di aver accumulato ogni sfortuna in un solo anno»: ci sarebbero infatti da citare anche il tentativo di furto nella nuova casa di Lido di Camaiore a fine settembre e la fantozziana vacanza alle Maldive, con pioggia intensa per sei giorni su sette della permanenza dei coniugi Petacchi. «Ora sono pronto a ricominciare e sento di poter ritornare a vincere quello che sono stato capace di conquistare in passato». Per migliorare il non esaltante bilancio di successi della scorsa stagione, la Milram di Gianluigi Stanga ha ingaggiato cinque nuovi corridori: innanzitutto l’ex campione del mondo e cacciatore di classiche Igor Astarloa, quindi l’australiano Brett Lancaster per rinforzare ulteriormente il treno che lancerà gli sprint, senza dimenticare l’olandese Terpstra, i tedeschi Schwager e Sieberg, provenienti dal circuito Continental. «Dal 4 dicembre saremo in ritiro. Ho chiesto a Stanga di potermi allenare nella mia Toscana con alcuni compagni di squadra e anche con quelli nuovi. Da una parte per cementare il gruppo e dal l’altra perché ho sempre bisogno di uscire in compagnia per trovare i migliori stimoli. Da solo, lo confesso, mi annoio un po’». Il ginocchio non fa più male («soltanto quando cambia il tempo sento una leggera fitta, ma è normale»), la mano neppure. E nel cuore c’è un pensiero fisso che conduce a Sanremo: «Quando vinsi la Classicissima dissi subito a me stesso che avrei voluto riprovarci quanto prima. E adesso lo ripeto: per me quella corsa ha un fascino particolare». Il debutto a fine gennaio («Dovrei correre in Qatar»), poi il solito programma di avvicinamento alla Classicissima, passando dall’Andalusia (l’Algarve in alternativa), dalla Valenciana e la Tirreno- Adriatico. E dopo Sanremo uno sguardo al Nord, «ma concentrati verso Wevelgem, piuttosto che verso il Fiandre». E poi le grandi corse a tappe: «Sì, potrei tentare di correrle tutte e tre, senza del resto sentirmi obbligato ad arrivare sempre al traguardo conclusivo». Come dire che al Giro si punterà anche alla maglia ciclamino mentre al Tour e alla Vuelta dovrebbero mancare le cartoline da Parigi e da Madrid. Petacchi torna per vincere, questo è la sintesi del discorso. Facendosi aiutare dal solito treno, che nella prossima stagione si avvarrà di un vagone super: «L’australiano Lancaster sapeva tener testa da solo ai nostri treni, l’anno scorso nella Panaria. Sarà un compagno formibabile anche se l’ultimo a farmi strada credo resterà ancora Velo». Petacchi parla assai bene di altri compagni: «Dyudya è un ucraino dal grande futuro, Rigotto non ha paura di niente, i tedeschi Sieberg e Knees hanno grandi mezzi, senza dimenticare Cortinovis... ». C’è spazio anche per parlare del Mondiale («Se è vero che il circuito di Stoccarda non è duro come si diceva, io mi candido. Anche a Salisburgo, senza il colpo finale di quattro super corridori, rischiava di vincere un velocista») e dei problemi di doping post Operazione Puerto: «Punto primo: sono molto felice che Ivan ( Basso, ndr) torni in gruppo. È un mio amico, una grande persona e ha dato tanto al ciclismo, facendo nuovamente innamorare tanta gente al nostro sport. Punto secondo: dico no al test del DNA per noi corridori. Basta! Abbiamo già fatto tantissimo, non è giusto che la nostra categoria sia la cavia di tutti. Anche quando ero alle Maldive ho mandato un sms all’Uci per dire dov’ero. Siamo controllati tutto l’anno. Che cosa dobbiamo ancora fare?». da Tuttosport del 24 novembre 20006
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