INIZIATIVE | 24/02/2016 | 07:17 Tre valli unite da un sogno: portare verso l’Unesco il passo dello Stelvio. Sarà probabilmente una strada tutta in salita, ma a Bormio non ci sono dubbi: bisogna scalare i tornanti tutti insieme. È chiara la filosofia emersa venerdì nella sala della Bps in occasione della serata “Il paesaggio culturale del Passo Stelvio Patrimonio Unesco?” promossa da Valtellina turismo mobile, giornale online che unisce informazione e dibattito puntando sul sito e sui social network.
L’appello dell’Unione. L’appello iniziale è stato formulato da Loretta Credaro, presidente provinciale dei Commercianti. «Questo percorso è il proseguimento di un sogno iniziato sui terrazzamenti e oggi si trasferisce in un ambito geografico che dal punto di vista culturale è particolarmente ricco - ha spiegato -. Da anni diciamo che il turismo è il volano della nostra economia. In Lombardia ci sono undici dei cinquantacinque siti Unesco italiani. L’auspicio che il numero cresca. Il 10% del Pil nazionale lo fa turismo, in Valtellina siamo al 20. Allora è importante che ci crediamo e che ci crediamo tutti, dobbiamo fare sistema come hanno fatto i nostri vicini svizzeri, che ci hanno investito in modo trasversale».
La politica al lavoro. Filippo Compagnoni, assessore al Turismo della Cm Alta Valtellina, ha presentato il progetto dedicato alla valorizzazione della strada dello Stelvio. È basato su un gruppo di coordinamento e tre gruppi di lavoro che rappresentano i tre versanti. A Bormio sono al lavoro il sindaco Giuseppe Occhi, Compagnoni, il direttore della Pro loco Maurizio Seletti, un rappresentante del Parco dello Stelvio (da nominare), due operatori dello Stelvio - Umberto Capitani e Michele Magatelli - e Silvia Cavazzi per il Rotary. Ora sono previsti alcuni step, ad esempio la raccolta di dati statistici sui passaggi di veicoli e informazioni, la definizione degli obiettivi e dei modelli di I tornanti della statale dello Stelvio riqualificazione della strada. «Uno dei punti è la produzione di una candidatura per l’iscrizione al Patrimonio mondiale dei siti Unesco – ha specificato Compagnoni -. Vorremmo partire nei prossimi mesi con una mappa dedicata alle tre regioni di confine interessate dal progetto. Poi ci sono i servizi di trasporto verso lo Stelvio. C’è pochissimo coordinamento fra l’Autopostale, le nostre corriere e quelle bolzanine. Bisogna risolvere i problemi».
Buche e cantoniere. Un modo di operare, quello basato sulla condivisione dell’obiettivo e delle strategie operative, che piace al Comune di Bormio. «Ci aspettiamo un lavoro condiviso: è stata intrapresa la strada giusta, perché lo Stelvio non appartiene solo alla Valtellina, ma anche ai vicini svizzeri e dell’Alto Adige», ha sottolineato il sindaco Occhi. Su alcuni aspetti, però, c’è molto da migliorare: Occhi ha descritto la situazione, tutt’altro che ottimale, dell’asfalto, delle gallerie e delle case cantoniere. «Abbiamo fatto vari viaggi a Milano per capire se la competenza sia di Anas o del Demanio. Dopo quattro anni non sappiamo ancora chi ci può dare il permesso per intervenire con una riqualificazione».
Passo e traforo. Parlare di Stelvio in questo periodo vuol dire anche discutere di traforo, soprattutto dopo lo stanziamento di risorse per uno studio del progetto e la condivisione espressa a fine gennaio dal governatore lombardo Roberto Maroni. «La tematica è centrale per tutta la Provincia – ha rilevato Alessandro Pedrini, consigliere di Palazzo Muzio con delega al Turismo -. Regione e Provincia hanno esaminato progetti sulle vie di comunicazione. Si possono citare un proseguimento della ferrovia da Tirano a Bormio e la messa in rete dei domini sciabili. Per il collegamento verso nord, una cabina di regia individuerà le soluzioni. Il traforo per noi sarebbe d’importanza vitale e dallo scorso luglio c’è un protocollo d’intesa fra Regione Lombardia e Provincia di Bolzano per valorizzare quest’area». Le idee, insomma, non mancano.
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