L'ORA DEL PASTO. Le radici del Trap

STORIA | 17/02/2016 | 08:05
Che quando gli americani bombardano il campo di aviazione di Bresso, lui – e le tre sorelle e il fratello e la mamma e il papà – si nascondono in un buco nei campi, e giocano a nascondino. Il Trap.

Che quando frequenta le elementari, si accorge di abitare non a Cusano Milanino, ma soltanto a Cusano, perché quelli di Milanino hanno vestiti eleganti, scarpe robuste e modi signorili, e quelli di Cusano no, e la sua famiglia neanche, tant’è che i genitori dormono nel letto matrimoniale e dietro un divisorio dormono i bambini, lui e il fratello in un letto a una piazza e mezza, e le tre sorelle in un letto a due piazze. Il Trap.

Che quando i vicini di casa ammazzano il maiale, i bambini ne prendono la vescica, la svuotano, la riempiono di stracci ed ecco il pallone, ma giocare al pallone è vietato, perché – dicevano - si suda e poi viene la tubercolosi, però all’oratorio si gioca e le partite durano ore, finché il pallone finisce nel Seveso, che scorre dietro una delle porte, e allora bisogna arrampicarsi su per il muro con una corda, infilarsi in una finestrella, saltare giù dall’altra parte ed entrare nel fiume, fino alla cintola. Il Trap.

Che quando va ad allenarsi a calcio, alla Frassati, subito dopo Bresso, va in bicicletta, e quando va a lavorare alla cartotecnica, cinque chilometri all’andata e cinque al ritorno, va in bicicletta. Il Trap.

Che quando, Olimpiadi, libera uscita, a Grottaferrata, vede una, due, tre, quattro Osteria Fraschetta, lui pensa che questo Fraschetta dev’essere un gran signore, finché una ragazza gli spiega che in romanesco Fraschetta significa Osteria, e i cartelli sono “in doppia lingua”. Il Trap.

Che al Milan, nello spogliatoio, l’allenatore Nereo Rocco trova un armadietto chiuso, lo apre e salta fuori José Altafini nudo e urlante, Rocco si spaventa e dà del mona a tutti. Anche al Trap.

Che alla Juve, da allenatore, Gianni Agnelli lo chiama alle sei e mezza del mattino, facendosi annunciare dal maggiordomo, e allora lui, per non farsi trovare stordito dall’Avvocato, punta la sveglia alle sei e venticinque. Il Trap.

“Non dire gatto” (con Bruno Longhi, Rizzoli, 300 pagine, 18 euro) è il libro sull’avventurosa vita in campo del Trap, fra cross e fischi, fra gol e pali, fra panchine bollenti e bottigliette di acqua santa. Una vita di calcio. Ma Giovanni Trapattoni è il fratello di Ernesto Colnago e di Ugo De Rosa, vite di biciclette e ciclismo, ma stesse radici, stesso accento e stesse storie, sferiche quelle del Trap e rotonde quelle dell’Ernesto e dell’Ugo, stessa povertà da piccoli, stessa fame da grandi, stesso spirito sempre.

Marco Pastonesi
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