DOWN UNDER. La mini piscina della Trek Segafredo. GALLERY

PROFESSIONISTI | 23/01/2016 | 08:16
Mentre i corridori del Team Trek-Segafredo tornano al villaggio del Tour Down Under, collocato nel cuore di Adelaide al termine di una torrida tappa sulle strade dell'Australia meridionale, c'è un fattore che li distingue dalla concorrenza. Si tratta di una semplice piscina per bambini “adatta dai 6 mesi ai 3 anni”, come avverte un adesivo posto sul lato.
Si tratta del tipo di piscina in cui ci si aspetta di vedere sguazzare il vostro cugino o nipotino di due anni e mezzo con la classica paperetta di gomma, ma non dei ciclisti professionisti.

Qui, nessun paperella. Solo acqua ghiacciata. Balene, meduse, tartarughe e stelle marine che decorano i bordi sono un tocco di classe, ma non fatevi trarre in inganno pensando che si tratti di qualcosa di divertente.

«Le immersioni nel ghiaccio sono qualcosa che ho fatto in passato e che voglio introdurre con maggiore regolarità» racconta Daniel Green, capo degli specialisti in scienza dello sport del team e assistente del team manager. E aggiunge: «I bagni gelidi sono importanti per il recupero e la maggior parte delle squadre professionistiche ne fanno uso».
La Orica-Greenedge in effetti ha richiesto per questo una camera d'albergo con una vasca da bagno dedicata.

Nella squadra americana, Peter Stetina e Kiel Reijnen sono i primi a fare il grande passo. Reijnen entra cautamente, un po' perchè non si strappino i bordi della piscina e un po' perché è uno shock termico.

«Dove sono tutti? Nessun altro è in arrivo?» chiede Reijnen mentre i suoi compagni si dirigono nell'albergo proprio di fronte alla strada. Poi inizia a discutere della tappa e in particolare della discesa di Corkscrew. «Non mi piace neanche un po', è troppo impegnativa». E la velocità del gruppo ha in effetti raggiunto i 104,9 Km/h...

Quando l'olandese Boy van Poppel ritorna al villaggio, passa dalla bilancia per registrare il suo peso post-gara. «Hai un bell'aspetto - commenta Green mentre prende nota del suo peso - . Pesiamo i corridori prima e dopo la tappa per verificare il loro stato di idratazione. Guardiamo quanto peso hanno perso attraverso la sudorazione e cerchiamo di reintegrare i liquidi persi il più presto possibile e certamente prima che vadano a dormire».

La frequenza cardiaca di Van Poppel scende da circa 90-60 bpm, non appena entra nella piscina di ghiaccio. Abbassare la frequenza cardiaca e assicurarsi che il corridore sia rilassato è una parte essenziale del recupero.

Green ci spiega che la perdita di peso nel corso di una competizione di più giorni dipende da un sacco di fattori.
«È un valore che può variare notevolmente tra gli individui e anche in base ai giorni di gara. Alcuni corridori sono in grado di idratarsi più di altri e tornare in albergo con valori piuttosto equilibrati, mentre altri possono anche perdere 3,5 chili rispetto a quando hanno iniziato la prima tappa».

In condizioni calde e umide, come quelle che si trovano nel Sud dell'Australia durante il Tour Down Under di quest'anno, i corridori rischiano di perdere 2.5 litri di sudore ogni ora. In una gara di tre ore e mezza significa un totale di 8.5 litri di perdita di acqua. Per questo gli atleti devono bere quanto più possibile durante la corsa, in media circa 1 litro all'ora, ma questo può non essere sufficiente.

«I nostri integratori sono volutamente annacquati in modo da non avere un impatto enorme sui loro corpi. Si può correre il rischio al contrario di bere troppo? Certo, ma proprio per questo i ragazzi sono seguiti da professionisti e curiamo il loro peso pre e post corsa con attenzione».
E ancora: «Oltre alla crioterapia e all'idratazione, al fisico per recuperare davvero serve un sonno regolare».
La sera, quindi, a letto presto perché alle 8.00 per tutti suona la sveglia, è tempo di far colazione e di prepararsi per una nuova tappa.

Chris Komorek   
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