FACCE DA OSCAR. Gianluca Milani: aspetto una chance

TUTTOBICI | 22/11/2015 | 07:08
Con uno scatto prodigioso nella seconda parte di stagione il Campione Italiano Elite Gianluca Milani della Zalf Euromobil Fior si è assicurato l'Oscar tuttoBICI Gran Premio GR Grafiche. Secondo gradino del podio per Marco Berardinetti (Ciclistica Malmantile) e Pier Paolo Ficara (Futura Team Rosini), entrambi toscani. Conosciamo il vincitore della classifica riservata agli Elite

Per chi non ti conoscese, come ti presenteresti?
«Sono nato il 6 luglio 1991 a Castelfranco Veneto (TV). Vivo a Vallà di Riese Pio X in provincia di Treviso con papà Gino, muratore, mamma Adriana, infermiera in una casa di riposo, e i miei due fratelli, il maggiore Andrea che lavora e viaggia, e il minore Paolo che è studente. Sono l'unico sportivo di casa. I miei numeri? Sono 1.70 per 62 kg, battiti a riposo tra i 38 e 40».

A che età ha iniziato a gareggiare in bici?
«Ho cominciato da G4 quindi ormai sono 13 anni che pedalo. Prima giocavo a calcio, me la cavavo ma ero mingherlino rispetto agli altri, poi per caso ho provato la bici e me ne sono innamorato. Mi sono iscritto alla squadra del paese, il Postumia, con cui ho corso fino a juniores. Da piccolo non andavo forte, ricordo la prima corsa che vinsi. Era una gara di ciclocross, fu una bella emozione».

Un campione da imitare?
«Il mio riferimento è sempre stato Matteo Tosatto che abita vicino a casa mia. Quando ho inziato lui era già professionista e ora ogni tanto esco in allenamento con lui, raramente per la verità perchè è sempre in giro, o lo trovo al bar del paese, quando capita l'occasione mi faccio sempre dare qualche consiglio».

Come è andata questa stagione?
«Due infortuni mi hanno limitato non poco: dopo la prima corsa una tendinite al ginocchio mi ha costretto a 25 giorni di stop e a 2 mesi per ritrovare la forma dei giorni migliori, a luglio ho rotto la clavicola giusto un mese prima del Campionato Italiano che mi ha finalmente fatto ritrovare il sorriso. Il bilancio dice che ho raccolto 3 vittorie e tanti piazzamenti. Conquistare la maglia tricolore è stato il coronamento di un sogno, portarla è un onore, attaccarci il numero per gareggiare ogni volta è un'emozione indescrivibile».

Cosa rappresenta l'Oscar tuttoBICI per te?
«Un gran bel riconoscimento. Sono sempre venuto alla premiazione con la squadra e mi dicevo "primo o dopo, prima o dopo ne voglio uno anche io". Questa volta dopo l'Italiano ho visto che c'era la possibilità di raggiungere questo traguardo così ho puntato a raccogliere punti nelle ultime prove valide per la classifica. Ci tenevo, sono felice di averlo conquistato».

Interessi extraciclistici?
«Amo la caccia, è la mia prima passione, me l'ha trasmessa papà da quando ero bambino. Nel periodo invernale, quando sono in vacanza, vado per boschi tutti i giorni. Non ho altri hobby particolari. Sono diplomato perito agrario, ho abbandonato gli studi al termine delle superiori per dedicarmi alla bici. Il ciclismo per me è una scuola di vita, mi scandisce le giornate, mi ha insegnato che la costanza è fondamentale per raggiunge un obiettivo, che i sacrifici prima o poi vengono ripagati. Spesso gli amici mi chiedono chi me lo fa fare di non uscire il sabato sera e stare perennemente a dieta, ma io credo profondamente in quello che faccio».

Nonostante il tricolore, non è arrivato ancora il momento per il grande salto.
«Già, è un problema... Il movimento italiano non funziona bene in questo momento: passa gente che ha non fatto nulla o quasi, non si sa come, e chi comunque ha dimostrato di essere un buon atleta fatica a trovare uno straccio di ingaggio. Ci devono essere interessi e logiche che è meglio non consocere. Tra ragazzi noi ne parliamo: c'è qualcosa che non va. In più fino a 12 anni fa avevamo tante squadre professionistiche a casa nostra mentre oggi ne abbiamo 2-3. Diciamo che non è un periodo brillante per il ciclismo italiano. Uno dovrebbe andare all'estero ma anche per passare in un team straniero devi avere qualche conoscenza e non è semplice. Ho parlato con alcune squadre per fare uno stage nella prossima stagione, che sarà la mia settima in maglia Zalf Euromobil Désirée Fior. Speriamo in bene... Quanto tempo mi do? Quest'anno sinceramente ero titubante se continuare o meno ma l'Italiano è stato un grande stimolo. Non sono stanco, ho 24 anni, vediamo come andrà l'anno prossimo».

Se non diventerai ciclista...?
«Mi piacerebbe restare nell'ambiente, altrimenti coglierò qualisasi altra occasione mi capiterà, sono uno capace ad adattarsi. L'importante per me è provarci fino in fondo, se poi sarò costretto ad appendere la bici al chiodo e abbandonare il mio sogno lo farò senza rimpianti».

Cosa ti auguri per il tuo futuro?
«Spero di vincere altre corse con la maglia tricolore e in generale di vincerne tante perchè in fin dei conti è l'unico modo per essere notato e avere una chance nel professionismo. L'importante è non avere intoppi fisici, se starò bene sono sicuro arriveranno belle cose anche per me».

Giulia De Maio

GIA' PUBBLICATI

13 novembre - GAIA MASETTI, miglior donna esordiente
14 novembre - FRANCESCO CALI', miglior esordiente del I° anno
15 novembre - FRANCESCO DELLA LUNGA, miglior esordiente del II° anno
16 novembre - STEFANO ZANINI, miglior direttore sportivo
17 novembre - LETIZIA PATERNOSTER, miglior donna allieva
18 novembre - MICHELE GAZZOLI, miglior allievo
19 novembre - SOFIA BERTIZZOLO, miglior donna juniores
20 novembre - DANIEL SAVINI, miglior juniores
21 novembre - ELISA LONGO BORGHINI, miglior donna élite
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