VIVIANI. «Pronto per un grande mondiale»

MONDIALI | 26/09/2015 | 07:13
Ha finalmente esaudito il so­gno di vincere una tappa al Giro d’Italia e ora ha spostato l’asticella più in alto. Elia Viviani, che quest’anno in maglia Sky ha fatto un buon salto di qualità, vuole disputare un Campio­nato del Mondo da protagonista. Lui che è l’azzurro di riferimento per la pista, anche su strada potrebbe essere la nostra speranza. Tra i nomi delle punte veloci per la sfida iridata di Richmond, il CT Cassani ha fatto proprio il suo insieme a quello di Giacomo Nizzolo. Il 26enne di Isola della Scala (Vr) ci racconta come ha preparato l’importante appuntamento.

Dopo il Giro sei sparito.
«Ho cambiato i miei programmi proprio in ottica mondiale. Abbiamo optato per un lungo stop dalle corse, in carriera non sono mai stato così tanto lontano dalle gare, preferendo uno stacco seguito da un bel blocco di lavoro sull’esplosività. Alla London Classic ho sofferto parecchio, all’Eneco Tour in­ve­ce sono andato meglio di quanto mi aspettassi tanto da vincere la prima tappa davanti ad André Greipel. Pen­sando alla sfida iridata mi sono allenato concentrandomi sulla volata. Gara dopo gara sto trovando la marcia in più in vista di fine mese. Amburgo e so­prattutto Plouay sono stati due bei test in ottica mondiale, al Tour of Bri­tain ho avuto otto giorni per affinare la condizione».

Che impressione ti ha fatto il percorso iridato?
«Non è piatto e facilissimo, Cavendish per esempio dopo averlo provato ha detto che per lui è troppo duro. Pre­sen­ta uno strappo e poco altro. La salitella in pavè a circa 6 km dall’arrivo dopo oltre 250 km metterà il gruppo in fila e farà male alle gambe perciò non sarà un arrivo in volata scontato, ma non mi immagino un’azione che faccia davvero la differenza come accaduto un anno fa. Credo che anche il miglior Gilbert farebbe fatica a fare la differenza perché lo strappo è davvero troppo lontano dal traguardo e la seconda parte del circuito è semplice. Secondo me assisteremo a uno sprint di 50 corridori».

I tuoi favoriti?
«John Degenkolb, dopo quello che ha fatto vedere alle classiche e un Tour così così, è l’uomo da battere. Da tenere d’occhio sicuramente anche Mat­thews, Sagan, Kristoff... Sarà una lotta tra velocisti resistenti. Per quanto ri­guarda la nostra formazione, io penso di aver dimostrato di essere diventato più competitivo in volata. Ho aumentato il picco di watt che riesco a raggiungere, nella miglior condizione un percorso misto lo tengo, 260 km sono una incognita per chiunque ma io e Niz­zo­lo, come caratteristiche, possiamo essere due alternative veloci. Ab­­biamo un’ottima squadra con Oss, Quin­ziato, Bennati e Trentin che può essere il nostro “libero” in caso un’azione sullo strappo scombini i piani dei velocisti e renda la corsa più dura: sul pavè il Trento ci va a nozze e difficilmente sbaglia. Oltre a lui possiamo contare su Ulissi che sugli strappi in genere è tra i più pimpanti».

Abbiamo diverse carte da giocare.

«Esattamente.Abbiamo un potenziale medio alto, siamo pronti a portare a casa un piazzamento comunque vada, non partiamo favoriti guardando le classifiche delle classiche ma dovremo tirar fuori il piglio in più per centrare una me­daglia e sognare in grande».

Come va con il ne­go­zio di bici che hai aperto a maggio un anno fa?
«Evolution Bike, 200 mq a Vallese di Op­peano, di fianco al mo­bilificio di famiglia, va benone. Lo gestiscono i miei fratelli, Luca classe ’91, calciatore cresciuto nel Ve­rona e che ora mi­lita in D nel Legnago, ruolo centrocampista, e Attilio, che sta seguendo le mie orme, classe ’96, l’anno scorso ha vinto lo Scratch agli Europei juniores e ora corre tra gli Under 23 nel Team Colpack, ha appena vinto la sua prima gara. Siamo una famiglia di sportivi. Io mi sono dilettato prima con i pattini a rotelle, poi con il pallone nel ruolo di portiere, infine con la bici. Se­guo un po’ di tutto, sono appassionato in particolar modo di motori, tennis e sci. In questo investimento c’è tanto di me, tutta la mia passione per bici e componentistica. Ho una cura maniacale per le mie bici, l’amore per la meccanica mi è stato trasmesso dai miei mec­canici Franco e Matteo Far­rona­to. Franco è mancato all’inizio di quest’anno lasciando un grande vuoto, mi ha insegnato che uno è corridore quando sa dove mettere le mani sulla sua bi­ci, la vittoria di tappa al Giro non poteva che essere per lui».

Soddisfatto finora della tua stagione?

«Sì, non ho vinto tanto ma bene. Ho iniziato con la seconda tappa del Dubai Tour, poi c’è stata la gioia di Genova al Giro e più di recente il successo all’Eneco. Dai mondiali di pista sono arrivate le medaglie che ci aspettavamo. Siamo in tabella, nelle prossime corse spero di raccogliere ancora qualcosa per arrivare alle 5/7 vittorie a cui mi sono abituato in questi anni. Dopo il mondiale su strada, a cui ora mi sto dedicando totalmente, ho in programma il Campionato Euro­peo su pista e la prima Coppa del Mondo a Calì per mettere in saccoccia qualche altro punto per la qualificazione all’Olimpia­de di Rio. Sono curioso di vedere se Cav (Mark Cavendish, ndr) ci sarà, sta partecipando a delle corse internazionali per provare l’omnium, ma per conoscere il vero livello degli avversari im­magino dovrà partecipare almeno a una tappa di Coppa. Il mio calendario si concluderà il 31 ottobre, dal 1 no­vembre mi concederò una meritata vacanza con Elena (la fidanzata Cec­chini, campionessa italiana Elite, ndr). Pensando alla prossima stagione nel mirino metto Sanremo e Giro d’I­talia, dopodichè essendo l’anno olimpico mi concentrerò sulla pista ancora più di quanto ho fatto nel 2012 per puntare forte a Rio de Janeiro. Ora però è presto per pensarci».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di settembre

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