Verona 2004: Moser e Fondriest difendono Simoni

| 22/09/2004 | 00:00
Schierati con Gilberto, ma con juicio. Non solo, cioè, in ossequio al campanile, non solo sull´altare di un malinteso spririto di appartenenza, ma con osservazioni tecniche inoppugnabili nelle quali trovano posto anche delle bonarie critiche al loro «erede». Francesco Moser e Maurizio Fondriest, insomma, non hanno capito - o hanno capito fino ad un certo punto - i motivi per i quali il Ct Franco Ballerini ha deciso di privarsi dei servigi di un campione come Gilberto Simoni che, in un mondiale duro come quello di Verona (con la salita delle Torricelle da scalare per 18 volte), avrebbe fatto molto comodo. «Decisamente è una convocazione che lascia spazio a molte discussioni - ci ha detto Francesco Moser dalla Francia dove è si è recato per partecipare alla festa dei 50 anni del suo amico Hinault -, oppure, se volevano fare una squadra per un solo capitano, che hanno chiamato a fare gente come Garzelli e Basso che non hanno certo la mentalità dei lavoratori, oppure anche Frigo - che peraltro dovrebbe essere riserva - che in tutta la stagione non ha combinato niente?» Appunto. Simoni poteva andare in Nazionale se non proprio per meriti esclusivamente suoi, almeno per clamorosi demeriti altrui, quindi vuol dire che qualcuno gliel´ha giurata... «E´ dal mondiale di Lisbona, quando Gilberto è stato inseguito da Lanfranchi, che con Bettini ma anche Ballerini non corre più tanto buon sangue. Ed è chiaro che ora il coltello per il manico lo hanno loro». Certo che per Gilberto è una grande delusione. «Lo credo, ma anche lui doveva farsi furbo se davvero gli interessava molto correre il mondiale di Verona. Che fosse poiù fuori che dentro la squadra, a meno che non avesse fatto sfracelli, lo si era capito da un pezzo, quindi doveva fare come Rebellin e non aspettare le convocazioni e poi lamentarsi. Tornando al Mondiale, comunque, non ne vedo molti, tra quelli chiamati da Ballerini, che gli ultimi quattro giri, quando la corsa entrerà nel vivo, saranno ancora lì davanti a giocarsela». Più diplomatico Maurizio Fondriest che precisa di voler articolare il suo ragionamento su due piani diversi. «Da una parte - dice infatti «Mau» - c´è il discorso esclusivamente tecnico - tattico, per cui Ballerini ha ritenuto troppo pericoloso presentarsi al mondiale con troppe punte da gestire. E lui, come punte, ha scelto da tempo Bettini e Cunego, quindi non se l´è sentita di portare altri corridori, come Simoni per esempio, che, come mentalità, hanno le stesse caratteristiche. Però lasciatemi dire che se è ingiusta l´esclusione di Simoni, addirittura scandalosa è quella di Rebellin. Come si fa a lasciare a casa da un campionato mondiale il leader della Coppa del Mondo ed il n° 4 della classifica Uci? Ecco, questo ragionamento mi aiuta ad introdurre la seconda parte del mio pensiero. Se è vero, cioé, che una squadra con poche punte è per molti aspetti più gestibile, è anche vero che ad un campionato mondiale, lo dice la parola stessa, ci debbono andare i campioni, per la gente, per l´immagine, per lo spettacolo. Ci vuole più rispetto per il campione, insomma. O almeno ci vuole quel rispetto che aveva Alfredo Martini, uno che chiamava sia Moser che Saronni e che poi li sapeva gestire e non lasciava certo a casa uno dei due per paura che si facessero la guerra. Anche ai miei tempi - prosegue Fondriest - Martini chiamava tutti i migliori e non solo Bugno, anche se era ovvio che era lui il numero uno». Rebellin e Simoni vittime del clan dei toscani? «Non lo so, so soltanto che sono i campioni a scrivere la storia del ciclismo e quindi non è giusto che in una vetrina come il Mondiale siano lasciati a casa. Sarebbe come se la Germania puntasse su Zabel e lasciasse a casa Ullrich, insomma. Certo che è inaudito che uno come Rebellin per correre abbia dovuto trovarsi una nazione disposta a schierarlo. Per quanto riguarda Simoni, forse non aveva una condizione strepitosa e forse ha pagato anche certi atteggiamenti e certe uscite che nell´ambiente non sono piaciuti. Però la maglia doveva averla». Nello Morandi (da L'Adige del 22 settembre 2004)
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