EUROPEI. Della Casa: «I giovani aiutano la Uec a crescere»

GIOVANI | 08/08/2015 | 15:42
“Stiamo lavorando bene e vogliamo continuare a crescere. Prima la Uec era quasi sconosciuta, gli Europei erano invisibili. Oggi non è più così”. Enrico Della Casa non fa giri di parole per dire che sì, l’Unione ciclistica europea ha preso la ruota giusta per andare alla volata che porta al futuro. A cominciare dai rapporti con l’Uci. “Nel 2013 abbiamo insistito molto con il presidente Brian Coockson per far sì che i presidenti delle commissioni Uec divenissero anche componenti delle commissioni Uci. Questo ci ha permesso di stringere rapporti più stretti, di creare legami utili allo sviluppo del ciclismo in Europa. Un obiettivo scritto anche nel nostro statuto”. Il tutto compensando bene le limitate risorse a disposizione con la creatività e l’attenzione ai giovani. “
Abbiamo un budget molto limitato, l’unico dipendente sono io. Appoggiandomi alla sede operativa di Milano”, continua Della Casa, reggiano di Correggio. “Negli ultimi mesi abbiamo organizzato più di 20 eventi, dalla mountain bike alla strada, fino al ciclismo artistico. La prossima settimana in Austria è in programma il Festival di mountain bike, che conta già più di 800 iscritti e che vedrà impegnate due categorie, quella dei 13-14 anni e quella dei 15-16. Ma stiamo portando avanti anche progetti importanti con la Bmx, per i bambini dagli 8 anni in su. Con i nostri programmi chiamati ‘sviluppo’ proseguiamo su questo cammino. E i numeri sembrano darci ragione, visto che a Zolder siamo riusciti a coinvolgere 3900 atleti in due giorni e ai Campionati europei di Bmx a Erp, a inizio luglio in Olanda, c’erano 1510 partenti”.
Il segreto del successo, secondo Della Casa, è nel grande lavoro delle commissioni “che seguono i singoli eventi tecnici. Entro la fine dell’anno cercheremo di completare un ulteriore scatto in avanti, con la riformulazione degli organigrammi, per cercare di essere ancor più professionali”. Anche perché, in bicicletta l’unico modo per restare in equilibrio è non fermarsi. “Ridistribuiamo l’80 per cento dei contributi che ci arrivano dagli sponsor, Itera su tutti. E contribuiamo a far crescere i singoli movimenti ciclistici nei paesi considerati di fascia B, che così possono garantirsi materiali tecnici e logistici. Per cercare di ottenere più sponsor, il ciclismo e la Uec credo debbano fare innanzitutto una casa: migliorare l’immagine. Stiamo facendo uno sforzo importante per sviluppare i social e le nuove tecnologie. Con un buon progetto sono convinto che gli sponsor arriveranno. Noi del resto abbiamo obiettivi a lungo raggio, guardiamo al 2021. Dobbiamo continuare a guardare avanti e puntare sui giovani, cercando di creare il necessario compromesso tra la tradizione e l’innovazione. Quando vedo certi anziani non lasciare le loro poltrone, mi rammarico del fatto che non ci sia ricambio generazionale. Servirebbe motivare le nuove leve a rimanere attive nelle loro società, così da poter offrire il loro contributo in termini di entusiasmo e sensibilità ai tempi”.
Per Della Casa, gli esempi sono sotto gli occhi proprio in questi giorni. “L’Italia è il Paese numero uno in Europa, per quantità e livello di società. Qui in Estonia c’è voglia di crescere, perché c’è una dirigenza interamente giovane. Ma anche realtà più piccole, come il Montenegro e Fyrom - vale a dire la Macedonia- hanno grande propulsione. Il Portogallo, che ha organizzato per 4 anni consecutivi gli Europei su pista, è la dimostrazione che chi semina raccoglie: dopo aver organizzato e lavorato per migliorare, ha cominciato a centrare anche medaglie”.

da Tartu, Stefano Arosio

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