GATTI & MISFATTI. CASO COLLI: QUELLE SCUSE SONO UNA SCUSA

GIRO D'ITALIA | 16/05/2015 | 18:06
di Cristiano Gatti

Caro Marco (il cognome magari lo mandi al Giro un’altra volta, con comodo), qui si pensava che lei fosse soltanto un incosciente. Invece è pure peggio: è un uomo fatto – ci dicono trentenne – che proprio non sa nemmeno chiedere scusa. Grave lacuna. Perché tutti possiamo commettere stupidaggini colossali, come sporgere un cannone di teleobiettivo sul gruppo lanciato nello sprint a settanta all’ora, rovinando Colli e quasi Contador (ancora poco, lei è davvero molto fortunato), tutti possiamo commettere di queste stupidaggini spaziali, ma poi la cosa importante è pentirsi e risponderne. Pentirsi e metterci la faccia. Pentirsi e chiedere perdono.

Invece no. Il massimo che lei si concede, dopo il disastro di Castiglione della Pescaia, è una bella letterina del suo avvocato (che non cito perché quello del difensore è un ruolo sacro, neutro, impersonale, non un piedestallo per fare marketing). In questo testo molto pensato, con il bilancino del farmacista, tutto traspira tranne una sincera richiesta di scuse. Mentre augura a Colli di tornare presto in bicicletta – ma com’è umano lei -, le preme soprattutto specificare che come al solito i giornalisti hanno voluto trasformarla in mostro. Sublime esercizio di vittimismo. Un classico.

Signor Marco, non ci siamo. Non giriamo la frittata. Lei proprio non sta bene nei panni della vittima. Non ci provi nemmeno. Lei si tiene i panni del carnefice, che si è conquistato con il suo simpatico teleobiettivo, trasformato per l’occasione in formidabile arma di distruzione di massa. Punto. Il resto sono solo acrobatiche arrampicate sui vetri da studio legale. Si sente il rumore stridente delle unghie a chilometri di distanza.

Se lo lasci dire, signor Marco: occasione persa. Se con quella foto ha combinato l’apocalisse, con questo comunicato ha aggiunto ottime motivazioni a Daniele Colli e al Giro d’Italia per insistere nella causa legale. Solo un buonismo stupido e facilone può prendere questa letterina come alto gesto di umanità e di dignità, arrivando a metterci una pietra sopra. Se invece si cerca di essere giusti, la letterina va protocollata con una parola sola: irricevibile. Padronissimi poi Colli e il Giro di prenderla per buona e chiuderla con una pacca sulla spalla. Magari con una bella carrambata a un raduno di partenza, come piacerebbe alla De Filippi.

Personalmente, aggiungerei solo due cose, da osservatore e da tifoso del Giro. La prima: dire, come dice lei, che l’idea di Colli all’ospedale “mi angoscia”, precisando però subito d’essere convintissimo “di non aver commesso imprudenze”, a me sembra un’inaccettabile contraddizione di termini. Meglio, dimostra uno sbalestrato senso del rapporto causa-effetto: in realtà, la sua angoscia dovrebbe derivare proprio dalla consapevolezza di aver commesso una colossale imprudenza. Altro che sentirsi la coscienza a posto. Che fa, vuole stravincere?

E poi c’è la seconda considerazione, decisiva: casualmente, la sua letterina arriva proprio quando gli investigatori l’hanno identificata, con nome, cognome e indirizzo. E quando Colli ha deciso giustamente di sporgere denuncia. Troppo facile, così. Tutto un altro sapore e un altro valore avrebbero assunto sincere scuse pubbliche, senza vittimismi e senza assistenze d’avvocato, subito dopo il disastro.

Adesso lei spera che Colli abbia voglia di vederla. L’augurio sincero è che vi rivediate prestissimo: in tribunale, dove il suo avvocato saprà consigliarla ancora per il meglio.
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COMMENTI
Grande Daniele Colli….!
16 maggio 2015 19:46 Massilu7
Trovo che sia inaccettabile questo tipo di lettera, inviata tramite un legale e solo dopo essere stato identificato…..! Daniele Colli, che oltre ad essere un grande professionista, come essere umano ha dovuto superare altre durissime prove, non meritava certo di avere un danno così grande per la sua carriera e il suo fisico. Quindi, niente pacche sulle spalle, (quale poi…, la destra o la sinistra, fratturata e tenuta insieme da dei chiodi..?) e speriamo che Daniele ed il Giro siano in grado di chiedere i danni.
Deve servire da esempio, ad ogni tappa si presenta lo stesso rischio e pericolo.
A Daniele tantissimi auguri per una pronta guarigione…...

è l'ora di finirla....
16 maggio 2015 20:20 limatore
perchè l'AICCP non appoggia Colli e chiede i danni come parte lesa? Macchine che buttano a terra ciclisti, cretini in bicicletta che entrano nel gruppo.... che paghino i danni. Aggiungo anche Alberto dovrebbe ardire vie legali.

senza ragione
17 maggio 2015 08:09 true
Ma vi rendete conto che il fotografo non ha infranto alcuna regola?
Qui si tratta di una lacuna enorme da parte dell'organizzazione.

Nulla a che vedere con idioti che corrono a bordo strada (ce ne sono migliaia nelle tappe di montagna) e nessuno viene denunciato. Quello e' un crimine, anche se per pura fortuna non crea cadute e danni.
Qui si tratta di uno spettatore che, stando dietro le transenne, viene colpito da un ciclista. Forse che le transenne non sono a norma di sicurezza?

Se uno va ad un moto GP non credo che possa allungare una mano e toccare i motociclisti. Se una cosa del genere capitasse, l'organizzatore del moto GP andrebbe in galera. Non c'e' molto da disccutere.

La sicurezza deve essere garantita a prescidere dall'intelligenza, educazione o stupidita' degli spettatori.
Le transenne, specie dove i ciclisti viaggiano a 70 km/h, devono semplicemente essere costruite in modo da tenere gli spettatori a distanza di sicurezza. Al giorno d'oggi non ci si basa sul buonsenso.

Forza Colli
17 maggio 2015 14:25 Dante
Non solo Colli ma intervenga anche l'UCI a difesa dei corridori e' ora di finirla con quelle sceneggiate che si vedono sulle strade.

18 maggio 2015 14:56 Cristallo
Ma il sig. True è veramente convinto che il fotografo non ha infranto nessuna regola?
Il CANNONE della sua macchina fotografica sporgeva 50 cm. fuori dalle transenne ad altezza dei corridori che stavano facendo la volata, e si sa che si avvicinano sempre alle transenne per spazi per uscire.
Ci voleva solo il buon senso di capire che stava facendo un'azione pericolosa, ma in quel momento la foto era più importante di tutto.
Trovo inaccettabile comunque che voglia scusarsi attraverso il suo avvocato.
E' già corso ai ripari perchè sa di averla combinata grossa.
E' bene che per gli errori che si commettono si paghi " IL GIUSTO" altrimenti tutti si permettono tutto ( come già succede).

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