L'ABC di COSTA. Mamma, mi si è ristretto il Giro

GIRO D'ITALIA | 10/05/2015 | 18:47
A come angusto. Nel senso di stretto. Per rendere l’idea, basta organizzare il Giro in Liguria: come mettere un paio di fuseaux a un elefante.
 
S come spalla. Nel senso di zona del corpo umano. Spesso usata anche come sinonimo di gregario e di aiutante di scena: anche in bici c’è chi riesce a far ridere. E’ quella più esposta ai pericoli per un ciclista: quando si cade, è la prima a esser colpita. Il più delle volte attutisce la botta, nei capitomboli più violenti non ce la fa: al Giro, oltre ai sogni, vanno in frantumi anche le clavicole. Ma il momento più rischioso per questa parte del fisico sono le partenze e gli arrivi di tappa: raggiungere il foglio firma o il pullman per l’albergo si rivela spesso un percorso minato. Perché nello spettatore, appassionato o meno che sia, puntualmente scatta un meccanismo: gli vien naturale dare una pacca sulla spalla al ciclista che passa. E’ un modo per esprimere  l’affetto, per incoraggiare o semplicemente per dire ‘ho toccato un corridore del Giro’ e poterlo raccontare ad amici e nipotini: purtroppo, chi tira la pacca non immagina che il ciclista ne incassa un altro centinaio. Spesso, iniziare la corsa si rivela una liberazione da questa forma involontaria di sadismo. Mestiere durissimo, quello del ciclista: ci vogliono due spalle così.
 
X come Xu. Nel senso di Gang, cinese della Lampre. Non il primo del suo Paese alla corsa rosa: ad anticiparlo sulle strade rosa è stato Ji Cheng, due anni fa con la tedesca Argos. In ogni caso, un inedito per una squadra italiana che, per farlo sentire meno solo, qui gli ha affiancato una piccola sezione dell’Onu, con un etiope, un argentino, un polacco e uno sloveno. Trent’anni, Xu è una gloria della Cina che va in bici: per sport, ovviamente, perché da quelle parti pedalare è un esercizio popolare, nel senso che lo fa un popolo intero. Dopo aver vinto quattro titoli nazionali, si è affacciato al ciclismo di alto livello: con le doti di combattività che gli vengono riconosciute, può farcela. Sognava di fare il Giro, il Tour gli interessa meno: come giallo, dice, si basta da solo. Vive in Svizzera con due compagni di squadra, l’etiope Grmay e il taiwanese Feng, ed è un tipo che non parla mai: non perché non sappia cosa dire, ma perché non sa come dirlo. Qui al Giro si avvale della consulenza di un interprete che viaggia con il team, anche se si fa intendere benissimo: al rientro in albergo dopo la deludente cronosquadre della Lampre, alla quale ha contribuito staccandosi per primo, si è sentito in colpa ed è scoppiato a piangere. Dimostrando che i cinesi non sono famosi soltanto per il riso.
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COMMENTI
bravo Costa!!!! hai ragione.
10 maggio 2015 19:21 canepari
A come Angusto. A come Albenga. I come Inadeguata la location del foglio firma. Fare entrare la partenza del Giro in quella piazza è stato un errore di valutazione.

allora organizziamo il giro in autostrada!
10 maggio 2015 22:36 kobe1986
Al tour quando hanno fatto le tappe in Corsica, avevano strade larghe quasi la metà della Aurelia e non hanno detto nulla....non è che si può sempre andare solo in pianura Padana a correre, eh!!! Che discorsi sono....viva il Giro, viva la Liguria (per me che vivo a due passi da Sanremo è stata una goduria la crono sulla ciclabile)

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