SIAMO TUTTI "SENZA ZANASS"

STORIA | 27/01/2015 | 07:00
Sono in molti i “senza Zanazzi”. Un anno fa, era il 28 gennaio 2014, la straordinaria vitalità di Renzo Zanazzi si è spenta sulla soglia dei novant’anni. Era nato a Gazzuolo, in provincia di Mantova, il 5 aprile del 1924 ma, praticamente subito, è approdato a Milano con i genitori. Arrivarono poi i due fratelli più giovani: Valeriano (detto Iano) e Mario. Sono stati entrambi, seguendo il fratello maggiore, titolare di una carriera e di una grinta non indifferenti, corridori professionisti.
Quale corridore Renzo era abituato ai duelli un po’ rusticani, diretti, propri di quel ciclismo e di quei corridori letteralmente affamati, pronti a sfidarsi su strada, pista e sui prati, ovvero la multidisciplinarietà “ante litteram”.  Sovente doveva mordere il freno per obbedire agli ordini di scuderia e rispettare il gioco di squadra, a detrimento delle proprie possibilità. In seguito molti di questi episodi sono stati raccontati, con dovizia di particolari e “vis polemica” unica, un po’ ribalda, detto in milanese un pelo “bauscia”, simpaticamente bauscia, da Renzo. Quando gli si opponeva la domanda “ma Coppi e Bartali hanno fatto qualcosa visto che tu….” La sua risposta era un sonoro “ma va da via el….”, a pieni polmoni, che non necessita certamente né di completamento, né di traduzione per la comprensione, facilmente intuibile. Un’esortazione però subito seguita da una franca e allegra risata compensativa. Smessi i panni del corridore professionista, ha continuato a praticare il ciclismo attivo e quello parlato, in tutte le forme e declinazioni. Ha fatto pedalare al rullo della sua moto (era soprannominato “manettino kid”….) per la sua propensione ad aprire il gas, generazioni di corridori. Quale tecnico della Compagnia Atleti di Milano, ha curato nello spirito e seguito nell’allenamento molti giovani corridori di varie annate con diversi “prodotti d.o.c.”.
S’impegnava, assiduamente, nell’ANAAI (Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia) per molti anni presieduta dal suo grande amico Fiorenzo Magni, nella sua società, la Zanazzi con sede in via Dezza, sempre zona Parco Solari dove abitava e che raccoglieva appassionati di biciclette d’ogni ceto, età e propensione ciclistica. Era l’anima dell’attivo sodalizio che, dopo la sua scomparsa, ha ammainato la bandiera anche per l’elevata media anagrafica dei soci. Un’altra perdita per un certo tipo di ciclismo e di costume. E’ stato a fianco della municipalità meneghina per ogni iniziativa con soggetto le due ruote, del comitato del Vigorelli e di molto altro. E tutto questo senza mai smettere di pedalare, con vari amici, soprattutto nel sud di Milano spingendosi fino agli strappi del pavese per poi, con l’avanzare degli anni, restringere il raggio d’azione sui Navigli, verso il magentino dove gli unici dislivelli sono i ponti sui Navigli. Era sempre con la sua, numerosa, corte d’aficionados che lo affiancavano quando, anche pedalando, ricordava i suoi bei dì, le sue avventure, i suoi duelli, con la sua bicicletta con i cerchi appesantiti col piombo, un suo “credo” tecnico di sempre. Spesso si fingeva in difficoltà con giovani “pivelli” baldanzosi che lo superavano. Allora, tirava giù il rapporto e con finta noncuranza li staccava inesorabilmente, gratificandoli magari poi anche con una battuta, alla sua maniera, bonariamente guascona.
Sono in molti i “senza Zanazzi” anche nella terra dei campionissimi, un’altra sua zona d’influenza ciclistica e di vita, dove si recava frequentemente, così come in altre varie parti.
Alla Stazione periferica di S. Cristoforo, punto di ritrovo della compagnia dei pedalatori di varia estrazione che seguivano Renzo Zanazzi, c’è ancora chi se lo “sente” tuttora al fianco a incitare, consigliare, criticare, correggere, suggerire e anche inveire. Qualche amico lo definiva con termine prettamente meneghino “gras de rost” (grasso di arrosto), modo di dire che inquadra un tipo di personalità forte, spinosa, detto comunque con intonazione d’affetto e grande rimpianto.
Un rimpianto acuto per la famiglia Zanazzi che, nel settembre 2014, ha subito anche la perdita di Filippo Zanazzi, il figlio di Renzo, a soli sessant’anni, per una grave malattia.
Siamo un po’ tutti “sensa Zanass”, purtroppo.

g.f.

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