LA VITA A PEDALI. I ricordi del giovane Gimondi

LIBRI | 10/01/2015 | 08:10
Paolo Aresi, giornalista e scrittore orobico che si è cimentato in vari e diversificati settori della narrativa, è l’autore del recente romanzo LA VITA A PEDALI. E’ la seconda volta che il termine “pedali” ricorre nel titolo di una pubblicazione di Aresi, dopo “Ho pedalato fino alle stelle” del 2008.
Questo nuovo romanzo ha quale filo conduttore la figura di un’icona dello sport, un’eccellenza della terra orobica – e non solo - che risponde al nome di Felice Gimondi. Non è però una biografia, in senso stretto, abituale, del campione, dello sportivo, ma è piuttosto il filo conduttore, la struttura portante di un impianto narrativo dove il bambino, il ragazzo, il giovanotto dapprima culla e quindi realizza il suo sogno: correre in bicicletta. Attorno allo svilupparsi, al crescere e al compiersi del desiderio c’è il suo mondo dove tutto avviene. Un mondo semplice quello della terra bergamasca, di gente seria, dedita al lavoro con vari personaggi, luoghi, atmosfere, storie, situazioni, figure e sensibilità peculiari che l’autore, attraverso i ricordi di Felice Gimondi, interpreta e rende con vivezza e partecipazione. I personaggi e le storie che s’intrecciano, a contorno di quella principale legata alla crescita della figura del campione, narrano di persone che hanno, come comune denominatore, soprattutto l’uso della bicicletta quale mezzo di lavoro accanto a quello di attrezzo sportivo. Sono persone calate nella realtà della vita quotidiana di allora, una vita scandita da tempi molto più rallentati da quelli moderni e con costumi, abitudini e modi di vita assai più semplici e differenti dagli attuali.
La copertina, con l’immagine di un riconosciuto fuoriclasse della fotografia come il bergamasco Pepi Merisio, è eloquentemente rappresentativa del tema e della sua ambientazione.
La bicicletta, nelle diverse declinazioni, era un valore vero e proprio, un valore aggiunto, quasi una conquista di libertà e, in varie situazioni, uno strumento essenziale per potere svolgere il proprio mestiere e potere spostarsi dove si presumeva potessero esistere possibilità di lavoro. Ci ha fatto piacere ritrovare in uno di questi episodi la figura di Piero Piazzalunga, altro “orobico d.o.c.”, storico meccanico di Gimondi e della nazionale con capacità e qualità – umane e professionali - inversamente proporzionali all’umiltà e alla modestia che pratica da sempre.
I ringraziamenti che nella prefazione l’autore rivolge a Felice Gimondi per avergli aperto il cassetto della memoria personale, dei sentimenti, dei ricordi familiari, li riserva pure a Tino Sana, un amico di lunga data del campione bergamasco. E’ un appassionato imprenditore nel settore del legno che ha realizzato ad Almenno San Salvatore, nei pressi di Bergamo, il “Museo del falegname” per testimoniare la civiltà e la nobiltà del legno e, con essa, il mondo popolare, rurale, fino alla prima metà del secolo scorso, il periodo dove inizia e si sviluppa il tempo del racconto centrale e di quelli, intimamente collegati, per un totale di diciannove capitoli. Nel museo sono ospitati pure trentacinque modelli adattati a “ biciclette dei mestieri” oltre a una serie di pregiati prototipi di biciclette interamente in legno e biciclette di campioni, molti campioni.
C’è anche una bici di un certo Eddy Merckx, l’amico-nemico per eccellenza del grande campione – e grande uomo – bergamasco che ha realizzato in modo straordinario il suo sogno di bambino nonostante sulla sua strada, a un certo punto, si fosse prospettato il “Cannibale”. La figura di Felice Gimondi, il protagonista del romanzo, è ben tratteggiata e interpretata anche nelle sfumature, grazie probabilmente anche alle comuni origini orobiche, dalla sensibilità dell’autore.
Il libro è proposto dalla Bolis Edizioni di Azzano San Paolo (Bergamo). www.bolisedizioni.it

g.f.

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