RIFORMA. Minervino: ma il movimento la può sostenere?
DONNE | 08/12/2014 | 07:32 La Riforma del ciclismo è alle porte, ve l'abbiamo presentata ieri in anteprima (clicca qui). E oggi ne parliamo con Mario Minervino, numero uno della Cycling Sport Promotion, la società varesina che organizza il Trofeo Binda, unica prova italiana di Coppa del Mondo, ma anche il Trofeo Da Moreno, che nel 2015 sarà l'unica gara juniores femminile al mondo ad essere inserita nel calendario internazionale.
Minervino, qual è stata la sua prima reazione durante il seminario di Montreux, durante il quale vi è stata presentata la Riforma? «Direi che la mia è stata una duplice reazione. Da una parte trovo giusto creare un nuovo circuito, andare alla ricerca di nuovi organizzatori, dare ulteriore spinta al mondo del ciclismo femminile. Ma dall'altra parte la domanda è stata inevitabile: il movimento è pronto per affrontare un salto di queste dimensioni?».
Ne avete parlato a Monterux? «Certo. Quel che sto dicendo a voi di tuttobiciweb l'ho detto davanti all'assemblea. E vi posso dire che la stessa perplessità è stata espressa da Jean-François Pescheux di Aso, vale a dire dall'organizzatore più importante del mondo ciclistico».
Scendiamo nel dettaglio delle sue perplessità. «Cominciamo dalle squadre: siamo sicuri di poter avere una ventina di squadre pronte a battersi per entrare nella prima divisione e ad affrontare le trasferte e gli impegni di un calendario ricco come quello che l'Uci vuol mettere in programma per il 2016? Io tempo di no. Secondo me al momento di squadre di questo livello al mondo ce ne sono 5 o 6, in gran parte legate ai team professionistici».
E poi ci sono dubbi sugli organizzatori. «Cancellare la Coppa del Mondo è una scelta discutibile, siamo sicuri che tutti gli organizzatori attualmente coinvolti da questo circuito domani saranno ancora della partita? Non ho problemi a portare avanti il nostro caso, il caso del Trofeo Binda: finora io sono andato a proporre agli sponsor e agli enti una prova di Coppa del Mondo, un appuntamento di vertice, unico in Italia e comunque di livello assoluto. Domani dovrei andare a proporre un appuntamento di un circuito - il Women's WorldTour - che nessuno conosce, che è più diluito nel tempo, che non ha storia, che potrebbe anche vedere al via poche squadre italiane o addirittura nessuna. Non ci vuole un genio per capire che non è proprio la stessa cosa».
Di contro vi hanno chiesto impegni notevoli. «Sì, in particolare dal punto di vista televisivo, con l'obbligo di produrre in HD. Ma questo non dipende solo dagli organizzatori, comporta il coinvolgimento delle emittenti televisive, comporta investimenti onerosi. Personalmente mi piacerebbe che l'Uci ricordasse che non tutte le società organizzatrici si chiamano ASO: il movimento femminile ruota anche attorno a realtà come la nostra, che si basa al 100% sul volontariato. o avuto l'impressione che nel seminario di Monterux il marketing contasse più dello sport».
Diritti tv sui quali si è già cominciato a discutere. «Confermo che si sta ripetendo quel che sta succedendo da anni in campo maschile. E ci sono organizzatori, ASO su tutti, che hanno già fatto sapere che su questo punto non c'è margine di trattativa. Il loro "no" è tassativo».
Torniamo alla Coppa del Mondo: un peccato dirle addio. «Personalmente dico di sì, perché noi del Trofeo Binda abbiamo creduto fortemente in questo progetto, ci siamo impegnati a fondo per assecondare ogni richiesta da parte dell'Uci, per far crescere la nostra corsa insieme alla Coppa, per diventarne un simbolo, per far affezionare squadre, sponsor e pubblico. Sapere che a fine marzo vedremo per l'ultima volta una gara di Coppa a Cittiglio, mi dispiace molto».
Un'ultima domanda: da profondo conoscitore del ciclismo femminile, non sarebbe stato meglio agire prima sulla struttura dei team e sulle regole di ingaggio e poi dare il via ad un nuovo circuito? «Mi sembra un'ottima osservazione. Aspettare il 2018 per imporre certi obblighi ai team mi sembra esagerato, soprattutto alla luce delle richieste che le atlete hanno portato avanti in questi anni. Non è sbagliato dire che forse era meglio pensare prima a consolidare il movimento e poi costruire qualcosa di nuovo».
Il Ciclismo è uno sport ANTICO... e sevogliamo che si ritorni a vedere del VERO CICLISMO, dobbiamo ritornare all' ANTICO! Oggi lo stanno rovinando a partire dagli Atleti stessi(non cè bisogno di specificare il Motivo, fin troppo Evidente) e gli organizzatori e tutto quanto lo circonda. Diceva bene Ginaccio......."" Egliè tutto sbagliato egliè TUTTO DA RIFARE........... o finisce tutto nel Immondezaio!!!
mi sembra
8 dicembre 2014 13:36canepari
che L'UCI cerchi di spremere soldi e diritti anche dalle donne. E poi mi chiedo: ma perchè al seminario non è stato invitato anche Giuseppe Rivolta? Si, il Giro d'Italia non è suo, è della Federazione, ma lui l'organizza e l'ha fatto sopravvivere e crescere...
Mario hai ragione
8 dicembre 2014 17:25angelofrancini
Il primo passo che bisogna fare é quello di ritornare a mettere al centro del progetto il ruolo o la "mission" dell'UCI: queste cose ce le siamo dette a Rho a metà ottobre.
Oggi il ciclismo UCI é diventato un "circus" molto vicino alla Formula 1 e ai mondiali motociclistici, in cui chi comanda sono gli interessi TV.
Il primo obbiettivo é bloccare l'UCI su questa tendenza, che porta alla morte il ciclismo, ed allora si deve tornare a valutare il progetto di una quindicina di anni fa: le grandi nazioni del ciclismo debbono lasciare questo baraccone dell'UCI, che produce utili solo per chi lo dirige, e creare una Federazione alternativa.
Baraccone che ha tradito e continua a tradire la sua "mission": che non é quella di affiliare, registrare, preparare tecnici o atleti.
Non bisogna avere paura di perdere le olimpiadi: quando da questo mondo fasullo in cui si é cacciata l'UCI escono le 10 federazioni che contano, il resto conta poco.
Tutto pro ASO
8 dicembre 2014 18:57az46
Ma non avete ancora capito che all'UCI interessano solo i soldi. Con l'ASO faranno un circuito come la formula uno sia pr uomini e donne. Gli organizzatori di oggi dovranno porre la propia candidatura alla UCI/ASO e versare un salato contributo per l'inserimento della gara in calendario.
A.Z
COSì FINIRà ANCHE IL CICLISMO FEMMINILE
9 dicembre 2014 13:28venetacyclismo
M asta fallendo il sistema maschile, vogliono andare in quello femminile, dove soldi ne girano ancora meno, non credo e lo dico per certo che potranno fare più di 6/7 team , non c'è la forza , al massimo ci sono 30/40 atlete di alto livello le altre che faranno ? e le corse ? progetto da fuori di testa. In italia forse una sola squadra potrebbe entrare dentro , il resto vuoto , anche nell'america latina come fanno , il ciclismo femminile non è pronto un salto così potrebbe distruggerlo.
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