LOMBARDIA. Stati generali: critiche, confronto e proposte
POLITICA | 19/10/2014 | 08:30 Cinque ore di discussione appassionata e approfondita, quarantasei
società rappresentate ed oltre ottanta presenze in platea. Sono questi i
numeri degli Stati Generali del Ciclismo Lombardo, che si sono svolti
oggi a Rho (MI), presso l’auditorium Padre Reina di Via Meda, sotto la
regia organizzativa del CRL della FCI, ampiamente soddisfatto del buon
esito dell’appuntamento.
«L’obiettivo che ci eravamo prefissati – ha infatti dichiarato il
Presidente Bernardelli, a margine dei lavori – era avviare una serrata
discussione sui temi caldi della vita federale e sulle numerose
criticità che caratterizzano la nostra attività sui territori, dando
finalmente spazio alla base. E mi pare di poter tranquillamente dire che
è stato centrato, vista la passione e soprattutto la qualità delle
proposte che siamo riusciti ad ascoltare e produrre».
Merito anzitutto dei presidenti provinciali presenti, Cozzaglio per
Milano, Bettoni per Como, Rossetti per Varese, Bonacina per Lecco,
Imparato per Sondrio, Delucchi per Pavia, e Pegoiani per Cremona, che
hanno contribuito a mettere a fuoco alcuni dei problemi più sentiti
dalle società dei loro territori. Tra questi, la vexata quaestio dei
vincoli e delle norme relative ai trasferimenti, le enormi difficoltà di
ordine burocratico che appesantiscono, ostacolandolo, il lavoro
organizzativo delle società e la delicatissima questione dell’autonomia e
delle prerogative della base e dei territori, pietra angolare della
democrazia e della vita interna alla Federazione.
Proprio su questi temi di ordine regolamentare, tecnico ed
organizzativo, in vista soprattutto della revisione dello Statuto,
puntuale si è rivelato l’intervento di Angelo Francini, che ha così
offerto ulteriori spunti di riflessione e di approfondimento.
A coglierli e svilupparli è stato, tra gli altri, un gradito ospite come
Raffaele Carlesso, Presidente del CR Veneto, che ha voluto partecipare,
su invito di Bernardelli, agli Stati Generali della Lombardia, per
sottolineare anzitutto la perfetta unità d’intenti e la piena
condivisione di obiettivi e strategie che da tempo ormai legano tra loro
le due Regioni-faro del movimento ciclistico nazionale, e per porre
quindi con forza l’esigenza di una maggiore attenzione da parte dei
vertici federali nei confronti dei territori, dell’autonomia e delle
prerogative dei Comitati Regionali, e soprattutto nei riguardi delle
difficoltà e dei bisogni delle società, ormai sempre più in difficoltà.
Come quelle che dall’anno prossimo cesseranno proprio di fare attività
agonistica, oppure che faticano a reperire sponsor e risorse, ma
nonostante tutto desiderano continuare e costruire qualcosa di
importante, anche in vista di Expo 2015, in nome di una cultura e di una
passione fortunatamente ancora più forti della crisi, ancora solide e
vive, dietro le transenne di un percorso di gara, per strada, sul
marciapiede, all’interno cioè di quella dimensione che, magari poco nota
ai vertici federali, da cui peraltro appare molto distante, gli
irriducibili della bicicletta riescono ancora a dare il meglio di sé.
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