CASO PANTANI. Coca, ferite, autopsia: ecco cosa non funziona
GIUSTIZIA | 02/08/2014 | 12:44 Se il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, sia sobbalzato dalle sedia leggendo la perizia medico legale contenuta nell’esposto della famiglia Pantani, non lo sapremo mai. Di sicuro, quella relazione contiene molti elementi inquietanti. Il lavoro del professor Avato, pur partendo dall’esame autoptico del 2004 e analizzando video e foto della polizia, si discosta di molto dalle conclusioni prospettate all’epoca dal collega Giuseppe Fortuni, che aveva eseguito l’autopsia su incarico della Procura, effettuandola quasi 48 ore dopo il ritrovamento del cadavere. La sera del 14 febbraio accade questo: il p.m. Paolo Gengarelli (titolare delle indagini) dalla stanza, mentre la polizia gira il filmato, chiama Fortuni. Lo incarica ufficialmente e decide di aspettarlo, anche dopo aver scoperto che ci vorranno un paio di giorni per averlo operativo.
Le differenze Cosa scrive Fortuni nella sua relazione? A parte una «scivolata» iniziale sull’ora della morte (fatta risalire alle 17 in un fax spedito alla Procura: orario impossibile vista la rigidità del corpo), poi corretta e riportata a 11.30/12.30, tutto il lavoro successivo conferma in pieno le teorie formulate a caldo dalla polizia. Vale a dire: morte provocata dall’arresto cardiocircolatorio, con emorragia annessa, causata dalla cocaina che Marco avrebbe ingerito in dosi elevate. Fortuni, poi, non si sofferma molto sulle numerose ferite che presenta Pantani (sulla testa, sulla fronte, sul sopracciglio, sulla nuca, sul polso, sulle gambe). Le liquida genericamente come «auto provocate dal Pantani nel suo delirio post cocaina» e in fase di caduta. Il Pirata avrebbe messo a soqquadro la stanza, spostando ogni cosa e riuscendo nell’impresa di non farsi neppure un graffio sulle mani. Ma c’è di più: la tv, lo specchio del bagno e altre suppellettili, sono appoggiate per terra, ma non rotti. Che cosa scrive invece Avato? Nell’esposto sarebbero sostanziali differenze. A partire dall’ora della morte: posizionata tra le 10.45 e le 11.45, vale a dire molto a ridosso della seconda richiesta di aiuto, ma siamo solo all’inizio. Il professore di Ferrara avrebbe spiegato che la quantità di droga trovata su Pantani equivarrebbe a diverse decine di grammi, tale da essere paragonabile ai pacchetti ingeriti dai corrieri per eludere i controlli. Impossibile per qualunque persona mangiare o inalare una dose simile. L’unico modo è diluirla nell’acqua e farla bere a forza. Non solo, Avato fa notare come le numerose ferite sul corpo di Pantani sono compatibili con opera di terzi. Il professore ha poi rilevato per primo sul polso sinistro tracce riconducibili a una stretta, forse utile a bloccarlo a terra.
Spostato a braccio E ancora: ci sarebbero evidenti segni di trascinamento del cadavere, visibili anche nel video della polizia. Segni di trascinamento causati dallo spostamento del corpo nella fascia pomeridiana, quando il sangue uscito era ancora semiliquido, mentre all’ora ufficiale del ritrovamento del corpo (20 e 30) il liquido ematico è praticamente solidificato. Una traccia di sangue è anche lasciata da due palline bianche, grandi poco meno di una noce, trovate nei pressi del corpo. Un composto di coca e altra poltiglia, quasi a far intendere che Pantani avesse ingoiato parte della droga mangiando palline simili a quelle poste accanto a lui. Avato farebbe anche notare come Pantani seguisse in quei giorni (14 compreso) in modo scrupoloso le prescrizione sui farmaci inibitori della fase compulsiva, quelle più pericolose.
Polmoni a confronto Altro punto importante: il corpo di Pantani è poggiato sul fianco sinistro, la posizione è in parte obliqua e con la parte destra più alta. Se fosse rimasto fermo in quel modo per molte ore, il polmone maggiormente interessato dal sangue (a causa dell’emorragia) sarebbe stato il sinistro. E invece Avato ha rilevato che dall’autopsia è il polmone destro a pesare 200 grammi di più. Anche questo dato porterebbe a pensare che il Pirata sia stato spostato dalla posizione originaria della morte. Non solo, i risultati dell’autopsia hanno evidenziato come fossero presenti nello stomaco, al momento della morte, delle tracce di un modesto pasto non del tutto digerito. Cibo ingerito da poche ore: chi glielo ha portato visto che quella mattina risulta non aver fatto colazione nel residence? Tra l’altro nel filmato girato dalla polizia scientifica l’attenzione è catturata da un particolare importante: nel cestino del bagno si vede bene la confezione di una nota marca di gelato che difficilmente poteva essere conservato nella stanza. Come è arrivato dentro l’hotel e perché non è stata esaminata la carta?
Il disordine C’è un ultimo punto sul quale Avato si sofferma: il caos della stanza che sarebbe stato etichettato come «un disordine ordinato». L’ipotesi è fin troppo chiara: far passare Pantani in preda al delirio per celare altro. Nessuna impronta fu presa e non sarà più possibile farlo neppure 10 anni dopo: la camera non esiste più. Il residence Le Rose negli anni successivi al 2004 è stato sventrato e ricostruito ex novo. Qualunque possibile traccia è svanita sotto i colpi delle ruspe. Coincidenza o altro fatto su cui indagare?
da «La Gazzetta dello Sport» del 2 agosto a firma Francesco Ceniti
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