GATTI. L'ITALIA NIBALA CHE NON VUOL SOCCOMBERE

TOUR DE FRANCE | 28/07/2014 | 09:03
di Cristiano Gatti

Un italiano sul trono e due francesi ai suoi piedi: neppure il demonio più sadico sarebbe riuscito a concepire un simile supplizio per il popolo degli sciovinisti. Ma questo ha detto il Tour 2014. Vincenzo Nibali guarda tutti dall’alto in basso con la sua affascinante umiltà, mentre il tricolore sventola al suono familiare di Mameli, sullo sfondo la cornice imperiale dei Campi Elisi e dell’Arco di Trionfo.
Il cerchio si chiude, l’Italia ha un nuovo campione. Centrando anche il Tour, dopo la Vuelta e dopo il Giro, il giovane messinese che iniziò negli anni Novanta a pedalare dietro il suo sogno raggiunge la laurea con lode all’università dello sport. E’ Vincendo Nibali. Una magnifica coincidenza vuole che tutto questo accada a cent’anni esatti dalla nascita di Bartali. I due fenomeni della semplicità fanno rima tra loro, ma volendo insistere nel gioco poetico si può aggiungere che entrambi fanno rima con pedali, come in un misterioso arcano dall’imperscrutabile significato.
Nella pura e concreta realtà, restano nero su bianco tutte le verità rivelate dal trionfatore, tappa dopo tappa, giorno dopo giorno, in questo indimenticabile luglio francese. C’è la verità di quegli otto minuti che separano il vincitore dal resto del mondo, segno inconfutabile di una superiorità tremenda. In tutto il Tour, Nibali non si è mai trovato in pericolo, a rischio, in bilico: non si ricorda un chilometro, un minuto, un attimo in cui i rivali si siano illusi di poterlo silurare.
Certo c’è poi anche la verità indiscutibile dei ritiri di Contador e di Froome, dei due grandi favoriti. Nessuno può dimenticare. Ma sarebbe ugualmente vergognoso dimenticare che quando hanno lasciato il Tour, Nibali li aveva già messi dietro, Contador in particolare a oltre due minuti e mezzo. Ovvio, il Tour con quei due in corsa sarebbe diventato diverso. Ma non è detto che Nibali l’avrebbe perso. Questo dev’essere ben chiaro.
E comunque: ai rosiconi va ricordata subito un’altra verità, e cioè che Nibali ha tirato dritto, senza calcoli e senza risparmi, anche dopo l’eliminazione degli avversari. Ha attaccato sempre, ha vinto sempre (quattro tappe), ha legittimato sempre e ovunque con lo spettacolo la maglia gialla. Nessuno può rinfacciargli nulla: se ha avuto fortuna, non ci ha speculato sopra. Ha trasformato il tesoretto in un capitale enorme, a prova di default.
Ma tutte queste in fondo sono verità di ordine puramente sportivo, che serviranno alle discussioni nei talk-show e tra i tavoli dei bar. Ce n’è invece un’altra, la più importante di tutte, che questo Tour ha rilanciato verso di noi, conterranei e compatrioti del vincitore. E’ la conferma e la dimostrazione, caso mai ci fossimo distratti, che non esiste soltanto l’Italia cassana e balotella, quest’Italia post-moderna del gossip patinato, dei social-network nevrotici, dei superlativi sprecati prima ancora di mettersi all’opera, del divismo coatto, sotanzialmente l’Italia dell’immagine e del marketing che poi però alle prime difficoltà si squaglia come gelato in spiaggia. Accanto a questa Italia, che i guru del finto e del futile ci hanno convinto essere l’unica, l’unica arrembante e vincente, l’unica in grado di assicurare successo e popolarità, sopravvive invece anche l’Italia nibala, più tradizionale e più normale, meno stravagante e meno colorita, senza eccessi e dentro le righe, fondata come la repubblica sull’articolo uno della costituzione, sul lavoro e su pochi altri valori intramontabili come il senso del dovere e della responsabilità.
Non è il caso di fare una classifica di queste due Italie, è retorico e moralista decidere quale sia la migliore e quale la peggiore. La cosa veramente importante è realizzare che l’Italia nibala esiste ancora, non solo al Tour de France, esiste tutti i giorni in tutti i campi della vita, tutti i giorni pronta a ricominciare da capo per arrivare sul podio finale.
A Vincendo Nibali, adesso, l’impegno di non cambiare e di non tradirla. Arrivano tanti soldi e tanta popolarità, è il momento più delicato. Il suo procuratore Carera ha già detto al “Corriere della sera“ che lo vedrebbe bene sull’“Isola dei famosi“. Come inizio della nuova vita, è davvero deprimente. “Esci dal tuo mondo virtuale“: così Prandelli si è rivolto a Balotelli, chiudendo la memorabile disfatta brasiliana del calcio. Si può chiudere il Tour rivolgendo anche a Nibali un accorato appello collettivo: non uscire mai dal tuo mondo reale. Come hai visto, può essere dannatamente bello.

dal Il Giornale
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COMMENTI
GRANDE GATTI
28 luglio 2014 10:02 fredyguarin14
il numero uno dei giornalisti Dott. Gatti. Continui così. E grande anche Vincenzo Nibali

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