De Marchi. «Ci proverò ancora»

TOUR DE FRANCE | 20/07/2014 | 13:08
Il numero rosso del Tour da due giorni è sulla schiena del rosso di Buja che da qualche tempo vive da solo ad Artegna.

«Sono molto contento delle attenzioni che mi stanno riservando un po’ tutti, per le televisioni di mezzo mondo sono un eroe, ma io resto quello che sono: un buon corridore che spera un giorno di arrivare a vincere finalmente una bella tappa al Tour».

Hai qualche libro in valigia?
«Mi sono portato un tomone alto così: «Caccia a ottobre rosso (un bestseller di Tom Clancy, ndr): all’inizio di Tour ero partito bene, ma adesso leggo qualche pagina e poi crollo dal sonno».

Per il libro o per il Tour?
«Per il Tour».

Con chi sei in camera?
«Marco Marcato».

Ma non riesce Marco ad andare in fuga?
«È sfortunato, anche ieri ci ha provato ma poi è andata bene a me».

Se oggi sei qui al Tour a chi devi dire grazie.
«A tante persone, soprattutto a Roberto Bressan, se non ci fosse stato lui io mi sarei perso. Mi ha dato metodo. È grazie a lui che ho fatto la pista: un modo per farmi notare e per migliorare la mia autostima. Poi sempre grazie a lui sono arrivato alla Androni di Gianni Savio, altra persona alla quale io devo solo dire grazie».

Prima corsa da pro'?
«Parigi-Brixelles, come stagista nel 2010. Sai come è andata a finire?».

Come?
«Ero in fuga e mi hanno ripreso a 20 km. Come vedi è il mio destino».

Altre persone importanti?
«Cristiano Valoppi, in quegli anni tecnico delle Fiamme Azzurre e adesso tecnico della nazionale argentina».

Sogno nel cassetto?
«Vincere in volata, senza andare in fuga. Ma dovrei attaccarmi alla maglia di Peter (Sagan, ndr). Ma visto come mi vanno le cose, potrei fare secondo anche così».

da Tallard, Pier Augusto Stagi
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