LE PAGELLE DI STAGI. Che bello se il Giro avesse una Nazione

TOUR DE FRANCE | 07/07/2014 | 19:55
di Pier Augusto Stagi

Good bye England, thank you so much. Grazie di cuore per lo spettacolo che ci avete offerto, per quello che avete fatto vedere e per come l’avete confezionato. Grazie ai francesi, grazie agli inglesi, grazie al loro spirito di nazione e di appartenenza: quando si decide di fare una cosa la si fa bene. Il Tour è un prodotto da esportare nel mondo e il mondo dimostra ogni volta di più che è un prodotto più che gradito. Anche il nostro Giro, in verità,  ha goduto quest’anno di una grandissima accoglienza sulle terre d’Irlanda. Grande folla anche lì, tanta tantissima. Era maggio, non luglio, e forse con le debite proporzioni il successo rosa sulle terre d’Irlanda non è da sminuire più di troppo. Poi si arriva in Italia e quello che da sempre si nota è che il Giro pare essere un prodotto esclusivamente di Rcs Sport, non di un Paese, non di una comunità che ne va orgogliosa. Dietro al Tour c’è sì l’ASO, ma c’è soprattutto una nazione, che si muove per rendere questo avvenimento un evento. Mauro Vegni, Stefano Allocchio e tutti gli amici di Rcs Sport devono lottare ogni anno da soli contro la burocrazia italiana e i primi a vincere il Giro d’Italia sono proprio loro, che ogni anno riescono a mettere in scena uno spettacolo che a Renzi (non andò nemmeno a premiare il vincitore al mondiale di Firenze, e il nostro Presidente Giorgio Napolitano ricevette un’ora dopo la conclusione del Giro del Centenario a Roma, una sparuta delegazione della corsa rosa nel cortile del Quirinale) e a tutta la politica interessa poco più di niente. Ma c’è poco da meravigliarsi. L’Italia è il Paese con il maggior numero di bellezze artistiche nel mondo, ma basta il Louvre a sotterrare tutto e tutti. Il museo francese richiama tanti visitatori quanti tutti i musei e i siti archeologici d’Italia messi insieme. Alla fine il Giro e il Tour non sono altro che l’espressione dei loro Paesi. Voto a noi italiani: - 2.

Marcel KITTEL. 10. Vince come Cipollini a Zolder e non solo lì. Vince per distacco. Vince annichilendo gli avversari. Vince in favore di telecamera e di vento. Vince per i fotografi e per le ragazze che ne vanno pazze. Vince per chi ama la velocità e il bel ciclismo. Vince anche Degenkolb (voto 9), che è grande come pochi e taglia il traguardo con la mano vicino all’orecchio per sentire meglio l’ovazione dell’immenso pubblico di Londra. Insomma, alla Toni: e tra bomber ci si intende.

Peter SAGAN. 6,5. Perde, ma non viene umiliato. Perde, ma conoscendolo farà di tutto per trovare un varco e il suo momento.

André GREIPEL. 3. Irriconoscibile. Perde ruote e terreno. Arriva 23°: non è da lui.

Mark RENSHAW. 5,5. Gli Omega lavorano come dei matti, anche se con poca lucidità e con qualche sbavatura di troppo in fase di costruzione della volata. Petacchi (voto 7), dopo i problemi per una puntura di vespa, tiene duro e si butta nella mischia. Alla fine Mark non può far altro che agguantare un terzo posto che è più che onorevole.

Daniele BENNATI. 7. È come se avesse Alberto Contador sul suo marsupio. Se lo carica dietro, sulle spalle, e negli ultimi 30 chilometri lo porta a spasso con assoluta tranquillità e disinvoltura. Contador lo vuole sempre al proprio fianco: ci sarà un perché.

Jan BARTAJean Marc BIDEAU. 7.  Si sparano in pratica 150 km di fuga, il francese 3 km in meno, ma siamo lì. Meritano almeno l’applauso di giornata.

Gianni MURA. 6 -. È da venerdì, da quando Nibali è sfilato nella Leeds Arena che si scrive che la sua maglia è brutta e che  non è degna di un campione d’Italia, ma soprattutto molti hanno detto e scritto che sembra quella dell’Ungheria. Oggi, il grande Gianni, ha ribadito il concetto: «ad essere pignoli, a strisce orizzontali com’è, sembra quella del campione d’Ungheria». Ad essere pignoli, per essere quella dell’Ungheria dovrebbe avere le strisce rossa, bianco e verde. Perché allora dovremmo dire che la nostra bandiera è quella del Messico.
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COMMENTI
8 luglio 2014 08:03 foxmulder
Vice come Cipollini a Zolder? Cioè? Carico come Maria? Suvvia direttore... Troviamo altri paragoni...

piccola polemica
8 luglio 2014 11:22 bernacca
durante il giro mi lamentavo del fatto che non eravamo (mi ci metto anch'io) all'altezza di tale avvenimento! dall'organizzazione (stelvio), alle strutture (salento) , alle strade (tutta italia) , anche alla gente (tranne sul grappa).
Penso che questo inizio tour abbia stra confermato la mia opinione! Non ce l'ho con gli organizzatori, anzi, secondo me stanno facendo miracoli, ma con il sistema italia. I campioni vanno al tour poi alla vuelta (per il mondiale) e poi al giro (secondo me tra l'altro troppo duro )

Concordo pienamente col voto all'Italia
8 luglio 2014 11:47 teos
A guardare il Tour si provano in sequenza invidia, rabbia e amarezza per quello che potremmo essere e puntualmente non siamo.

La grave insufficienza comunque la darei anche ai ciclisti, che probabilmente in virtù della grandeur del Tour e della risibilità del nostro Giro, vengono in Italia e si allenano in vista del Tour, vengono in Italia e si lamentano (giustamente) per le spinte del pubblico poi vanno in Francia e fanno le pecorelle piegate a 90° (cfr. anche l'episodio Flecha, Hoogerland vs. macchina dell'organizzazione che altrove avrebbe avuto strascichi legali ben più rumorosi..), vengono in Italia e fanno fare le modifiche al percorso, vanno in Francia e correrebbero persino sui carboni ardenti senza proferir parola..

Ma probabilmente la colpa è tutta la nostra che siamo riusciti a trasformare le corse più prestigiose del panorama ciclistico mondiale in gare via via sempre più anonime per i motivi sopra elencati dal Direttore Stagi.

@teos
9 luglio 2014 09:37 Melampo
Ti quoto al 100 %.

Esempio lampante sono stati i Mondiali dell'anno scorso, che dovevano essere una vetrina mondiale delle bellezze ineguagliabili di Firenze e dintorni, considerando anche che è stato l'ultimo grande evento che l'Italia aveva, visto che almeno per i prossimi dieci non se ne parla, ed invece è diventata la più grande operazione di terrorismo psicologico degli ultimi tempi, tutti solo a dire: Ahhhh, non vi muovete, lasciate l'auto in garage, ci saranno disagi inenarrabili, ... e poi?

Proprio per questo, e ben altro, quella che doveva essere la più grande manifestazione sportiva degli ultimi tempi in Italia, non ha lasciato traccia di se, se non in negativo. Anzi una traccia l'ha lasciata, sulle addizionali regionali toscane IRPEF ...

Ma noi italiani siamo fatti così, è giusto che altri, più seri e capaci, facciano più strada di noi.

Concordo in pieno
10 luglio 2014 09:18 runner
Concordo in pieno con la sua opionione: spiace dirlo ma in Italia ciclisticamente parlando non valiamo una cicca rispetto a qualsiasi altra Nazione.
Ovunque la gente partecipa in massa con entusiasmo alle corse, assiepandosi ai lati delle strade, "vestendo" vetrine, paesi e città e acclamando i corridori.
Da noi tutto viene vissuto con apatìa e disinteresse. Quanti italiani, ad esempio, riconoscerebbero per strada Nibali? L'italiano medio cosa sa del ciclismo?
E' comunque un fatto di cultura e di identità nazionale che a noi manca totalmente. Dall'unità d'Italia in poi siamo sempre gli stessi: un'accozzaglia di persone e basta.

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