LIBRI | 13/06/2014 | 08:22 E’ una piacevole, piacevolissima lettura, quella proposta dal libro VEDRAI CHE UNO ARRIVERA’ firmato da Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini per l’Absolutely Free Editore di Roma. Il sottotitolo è “il ciclismo tra inferni e paradisi”. Il titolo è la riproposizione di una frase, di un’affermazione di Jacques Goddet, mitico direttore dell’Equipe e del Tour de France, ai dubbi espressi da uno dei suoi più stretti collaboratori. Era Albert Bouvet che con l’aiuto del suo vecchio collega corridore, Jean Stablinski, immigrato polacco stabilitosi nel nord della Francia, campione del mondo nella gara dei professionisti su strada a Salò nel 1962, in gioventù minatore e conoscitore del territorio, aveva indicato a Bouvet il pavé della foresta di Aremberg. Era, e sempre è, un tratto di pietre sconnesse, diseguali, il terribile pavé originale, “naturale”, lungo 2.400 metri, introdotto nel tracciato dell’Inferno del nord nel 1968 e, da allora, diventato un “must”. Albert Bouvet, nell’imminenza della corsa, quattro giorni prima come specificano gli autori, espresse i suoi dubbi, forti dubbi postumi, che il percorso incarognito con la foresta d’Aremberg, potesse determinare una sorta d’impossibilità collettiva e conseguente ritiro generale temendo che nessun corridore fosse in grado di passare il pavé della foresta e raggiungere il velodromo di Roubaix. Goddet tranquillizzò il soprassalto di dubbi del bretone cinque volte campione di Francia dell’inseguimento e vincitore della Parigi-Tours del 1956 (e da allora passarono ben quarantadue anni prima che un altro francese, Jacky Durand nel 1998, rivincesse questa classica), responsabile tecnico delle corse del gruppo l’Equipe-Parisien libéré pronunciando appunto “Vedrai che uno arriverà”. Ebbe ragione, in pieno, Goddet poiché il vincitore di quell’edizione fu Eddy Merckx, tanto per gradire…. E secondo Roger De Vlaeminck, “monsieur Roubaix” in persona. E dopo Aremberg è un susseguirsi di “luoghi del cuore”, e della storia, del ciclismo, del grande ciclismo e dei personaggi di varia statura, soprattutto – intuibilmente - grande statura, che hanno unito storia, geografia e poesia del ciclismo. Montagne, corse, velodromi, personaggi che da più di un secolo hanno fatto, e fanno, amare questo sport, i suoi protagonisti di varie epoche e i molteplici scenari, all’aria aperta, dove si sono scritte le pagine più belle, sia in Italia, sia all’estero. Non anticipiamo nomi. Sono 136 pagine che si leggono con vero piacere, scorrevoli, senza “ismi”, documentate e precise che propongono una scelta selezione ragionata e ben raccontata dei motivi e dei luoghi storici delle due ruote degli attori, i corridori, che hanno concorso a renderli famosi e fruibili anche per coloro i quali non seguono il ciclismo con assiduità e, nel contempo, costituiscono pure un ottimo e piacevole “ripasso” anche per gli appassionati più informati. Un giro d’orizzonte ad ampio respiro, tra inferni e paradisi ciclistici, come recita appunto il sottotitolo della pubblicazione. Lo evidenzia nella prefazione Mario Sconcerti ed è il merito degli autori, i giornalisti Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini, presenza appassionata, gentile e competente in molteplici stagioni del ciclismo. Entrambi lavorano per il Corriere dello Sport-Stadio nella redazione bolognese. Un sodalizio collaudato che, sempre a quattro mani, ha realizzato già a un altro libro, nel 2013, con il titolo “Maledetti Sudamericani”. “Vedrai che uno arriverà” è in vendita a 13 euro. Per ulteriori informazioni: Absolutely Free Editore – via Roccaporena, 44 – 00191 Roma – e-mail : info@absolutelyfree.it
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